Baracchina Bianca, rieccola piùbella che mai!

Bentornata Baracchina Bian- ca! Bella, limpida, fascinosa, più spaziosa e comoda, accattivante più che mai.

Bentornata Baracchina Bian- ca! Bella, limpida, fascinosa, più spaziosa e comoda, accattivante più che mai. Un luogo che diventerà ancor più il simbolo di ritrovo dei livornesi per un aperitivo, per sorseggiare una bibita o gustare un buon caffè, ma anche per un pranzo o cena veloce con il profumo del mare. Hanno fatto le cose in grande i due nuovi gestori, Yann Inghilesi (che è cresciuto e ha frequentato il locale fin da piccolo: ora che lo gestisce ha avverato il suo grande sogno) e Giuseppe Arrabito, ma il luogo storico lo imponeva. La Baracchina Bianca è difatti un pezzo di storia della città. Sorta alla fine del 1800 nella caratteristica piazzetta che ospita la Chiesa di San Jacopo (e la millenaria Cripta che, dopo lunghi lavori di recupero e restuaro, rappresenta oggi uno dei “gioiellini” da far ammirare ai turisti e non solo),  funzionò dapprima come biglietteria dell’Ippodromo Caprilli, poi come stazioncina dei tram, e, infine, dal dopoguerra, come rivendita giornali e bibite, prima di assumere la denominazione attuale.

A proposito di storia ultrasecolare, la Baracchina sorge poi tra l’Accademia Navale e i Bagni Pancaldi-Acquaviva, altre due istituzioni fiori all’occhiello della città: l’Istituto marinaro è un’eccellenza italiana e dal 1881 forma i futuri dirigenti della nostra Marina (i cadetti, tra l’altro, sono da sempre abituali frequentatori del locale); lo stabilimento balneare già dal 1870 ottenne il titolo di Bagni Regi per le frequenti visite del Principe Amedeo di Savoia e della consorte Maria Vittoria, divenendo un ambiente esclusivo e raffinato, descritto dalle riviste estive dell’epoca come stabilimento balneare di prim’ordine di tutta la penisola. Tra l’altro i Bagni Acquaviva, edificati nel 1840 furoni i primi bagni in  muratura sorti in Italia. La storia dei Pancaldi-Acquaviva come unico stabilimento balneare risale al 1924, anno in cui le due strutture, in origine separate da un canale, furono riunite, per mezzo del grande arenile, in un solo complesso che l’Indicatore Tascabile del 1925 ricorda come lo stabilimento più grandioso del mondo.

La Baracchina Bianca, così come la Baracchina Rossa e lo Chalet della Rotonda, anche questi recentemente portati a nuovo (ma aggiungiamo pure - altrimenti si farebbe un torto - lo Chalet SaRsa Verde di fronte al porticciolo di Ardenza, la Baracchina Nicla di fronte ai Bagni Roma e quella Azzur-

    ra a Miramare), rappresenta uno dei punti strategici della città dove ritrovarsi, gustare le prelibatezze al banco o ai tavolini e fare notte tarda in sana compagnia.

La Baracchina Bianca, dopo quasi otto mesi di lunghi lavori di riqualificazione (i tempi si sono dilatati a causa del maledetto Covid-19), è dunque tornata in scena alla grande. Anche l’abito non solo è nuovo di zecca, ma con molte novità. A partire dalle due pergole bioclimatiche che consentono agli avventori di stare comodamente seduti, riparati sia dal caldo che dal freddo, usufruibili quindi anche in piena estate e nei giorni più freddi dell’inverno. Invitante anche la terrazza fronte mare in legno che, oltretutto, offre una visione accattivante, con tramonti mozzafiato. Dal lato opposto, quello che guarda l’Accademia (novità assoluta) c’è l’angolo invece riservato al bistrot, ovvero cucina smart, prevalentemente di mare. Due sono gli ingressi e per la toilette ora vi si accede direttamente dall’interno senza più il fastidio di uscire dal locale come era nella precendente versione. Poi c’è il lungo bancone (ben 11 metri) e tante prelibatezze... da leccarsi i baffi. Briosche, sfoglie, salati, schiacciatine ripiene di ogni ben di Dio, sono in grado di soddisfare qualsiasi tipo di gusto. Fornitissimo anche il reparto pasticceria-gelateria, il corner per frutta fresca ed estratti e, non poteva certo mancare, la gettonatissima drink list per l’aperitivo e una per il dopo cena. Il tutto messo in mano a signori professionisti: lo chef risponde al nome di Ilan Catola, mentre Loretta Fanella è responsabile per i dolci e i salati. Due nominativi che non hanno certo bisogno di presentazioni.

Una citazione a parte va anche agli esecutori dei lavori (fra l’altro, tutti livornesi, un motivo in più per apprezzare la scelta e dare impulso anche all’economia cittadina): al geom. Massimiliano Malventi, direttore del cantiere, e ad Antonio Perrina titolare della Edilteco; per le vernici ci si è affidati alla Sikkens, leader mondiale del settore, fornite da Nonsolobagno, di via Cimarosa 18.

Anche il sindaco Luca Salvetti si è congratulato con i nuovi gestori. Come è noto la struttura è di proprietà del Comune ed ogni lavoro (il budget parla di un investimento superiore ai 500mila euro) è stato effettuato secondi i canoni dettati dalla Sovrintendenza, a partire dai colori, tutti necessariamente bianchi, anzi di quel magico bianco perla che ha sempre contraddistinto la struttura.

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