La nostra città era tra le capitali della Bella Epoque

Mi piace molto immaginare la mia Livorno in veste

“Belle Epoque”

Mi piace molto immaginare la mia Livorno in veste “Belle Epoque”, nel periodo in cui la magia dell’illuminazione elettrica, del cinema, della radio e dell’automobile contribuì non solo ad un miglioramento delle condizioni di vita ma anche al diffondersi di un crescente senso di ottimismo. Livorno, come ben sappiano, tra la fine dell’800 e i primi decenni del ‘900 era considerata una delle capitali italiane del turismo balneare, località in cui si organizzavano importanti eventi mondani come la prima rappresentazione della Cavalleria Rusticana di Mascagni, al Teatro Goldoni, nell’agosto del 1890 e l’arrivo del grande tenore Enrico Caruso che nell’estate del 1897 si esibì nella Boheme di Puccini sullo stesso palco.

La fascinazione mista alla curiosità verso questo periodo d’oro della nostra città mi hanno già spinto in passato a scrivere sulle Terme del Corallo, che le conferirono l’appellativo di Montecatini a mare,  sull’ippodromo e ai Casini d’Ardenza con le loro illustri frequentazioni e sul Parco di divertimenti chiamato Giardino dell’Eden, situato sulla spianata dei Cavalleggeri, luogo in cui nel giugno 1896 ebbe luogo la prima proiezione cinematografica dei fratelli Lumiere nonché palco su cui si esibivano star internazionali provenienti da ogni dove. E oggi voglio proprio ricordare una tra le più acclamate icone dell’epoca, la bellissima Cleo de Merode che nel 1904 fece scalpore danzando proprio sul palco dov’era avvenuta l’illustre prima.

Cleopatre-Diane de Merode nacque a Parigi nel 1875, figlia illegittima della baronessa austriaca Vincentia de Merode, che era stata dama di Corte dell’imperatrice Sissi e di un nobile viennese che non riconobbe la bambina, preferendo mantenere l’anonimato. Fu la madre ad avviarla alla danza e a sette anni Cleo era già uno dei “topolini” dell’Opera dotata, più che di uno straordinario talento, di una virginea bellezza capace di incantare chiunque la guardasse. “(....) io ero al singolare, le altre al plurale (...)” scriverà nelle sue memorie. L’adolescente Cleo debuttò a soli undici anni e le basta-

     rono poche apparizioni per conquistare la platea decretando il proprio successo. Le luci della ribalta ne esaltavano la straordinaria bellezza e non vi era balletto in cui non fosse notata per l’innocente capacità di sedurre. Frequentatrice delle Terme del Corallo, si dice che ebbe una relazione con Federico Caprilli, labronico capitano di cavalleria che ideò il Sistema Naturale di Equitazione.

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Ma sicuramente la relazione amorosa che le fece guadagnare le prime pagine di tutti i giornali fu quella con l’anziano re Leopoldo ll del Belgio che perse la testa per la danzatrice sommergendola di fiori e gioielli e non perdendosi neanche una sua esibizione all’Opera di Parigi, tanto da meritarsi il nomignolo di Cleopoldo.

Intanto la diva otteneva ingaggi sui palcoscenici di mezzo mondo e nel 1904 approdò al Giardino dell’Eden dove rapì letteralmente l’attenzione di eleganti signori in smoking e raffinate donne vestite di abiti in seta o chiffon dalle ampie scollature, che ne imitavano l’atteggiamento signorile. La Merode ideò perfino una pettinatura a bande piatte sulle orecchie che divenne un simbolo di stile Belle Epoque. Non mancò naturalmente di posare per i più grandi pittori e scultori dell’epoca come Giovanni Boldini, Edgar Degas e Toulose-Lautrec, arrivando a provocare l’esplosione di un enorme scandalo quando, al Salon du Printemps di Parigi, fu esposta un’opera di Falguiere dal titolo “La Danseuse”, che rappresentava la Merode nuda, divinità peccatrice agli occhi dei suoi contemporanei. Ma col coraggio derivante da cotanta bellezza, si sa, si può fare a meno anche della reputazione...

Mi accingo a spegnere il pc con un pizzico di amarezza nel cuore. E la delusione di non aver potuto vivere e godere di una Livorno così straordinaria e ormai sparita per sempre.

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