Bentornato Modì

Vorrei che da oggi in tanti venissero travolti dal fascino di Amedeo Modigliani, dalla sua arte e perché no, anche dalla sua storia

“Tanto abbiamo già visto, sentito, vediamo e vedremo, dall’apertura della Mostra nella nostra città su Amedeo Modigliani fino ai mesi a seguire.

Sentiremo parlare di cose vere e cose false: qualche certezza, argomenti enfatizzati e ahimè qualche bugia.

Nel corso del tempo, sul tema Modigliani, qualcosa si è trasformato in leggenda, alcuni fatti sono entrati nella memoria modificata, indubbiamente un grande artista nel mondo Amedeo Modigliani, ma qui, nella sua città, rimane a volteggiare insieme al salmastro l’essenza dell’anima di un Amedeo Modigliani che un po’ se la ride, Amedeo “dandy”,  Amedeo personaggio un po’  irriverente come le sue teste vere e false.

A Livorno, all’Amministrazione Comunale, comunque va un grande applauso per il coraggio.

Alcune persone non sapevano chi fosse l’artista, ma improvvisamente lo sentono amico e lo chiamano Dedo.

Altri credevano che fossero i soli ad amarlo e sentono un grande fastidio a dividerlo con la massa.

Personalmente credo che la Mostra, sia per tutti una possibilità di incontro, di studio e arricchimento.

Vorrei che da oggi in tanti venissero travolti dal fascino di Amedeo Modigliani, dalla sua arte e perché no, anche dalla sua storia che ha aspettato cento lunghissimi anni dalla morte per avere un riscatto da parte della sua città.

Modigliani non più un’icona, ma Dedo che torna a casa.  Qualcuno ha messo il vestito buono per onorarlo, in molti hanno attivato fantasia con pennelli, foto, vetrine e piatti dedicati a lui, stiamo scoprendo una Livorno degna di un evento straordinario, i livornesi sono persone non di facili entusiasmi, ma sanno aprire il cuore.

Tante le iniziative e le guide collaterali e qualcuno scopre dove abitava Modigliani, in via Roma... famiglia ebrea... caduta in disgrazia. Casa Modigliani improvvisamente, e finalmente, diventa viva: i mobili sul letto per non essere confiscati perché la madre gravida ha le doglie di Amedeo, il salotto di Eugenie Garsin con la sua poesia, le corse nel salotto con i fratelli, aleggia profumo di assenzio.

E lui allora partì... perché Livorno gli stava stretta... perché nell’animo è alla ricerca di dare un nome o meglio, una forma a quel fuoco che arde dentro.

Quell’arte che tanto ha fatto parlare nel bene e nel male di lui, che con i suoi colli lunghi ha dato una visione diversa dell’atto creativo.

Il tempo è galantuomo, e magari tra qualche mese, quel “famoso grazie” che Amedeo Modigliani non ha potuto pronunciare in terra labronica, sarà Livorno a dirlo a Lui.

Bentornato Modigliani!

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Venticinque anni fa, andai al cimitero di Père-Lachaise, senza avere trovato la tomba di Amedeo Modigliani. Essere di Livorno, avere letto la sua storia e non fargli visita sembra una mancanza morale. Alla seconda occasione (ottobre 2012, ndr), con la mia famiglia, non potevamo continuare a fargli questo torto. Così ci siamo armati di santa pazienza ed è iniziato il nostro viaggio tra lo sconfinato cimitero, una mappa e scoprire Balzac, Morrison, Edith Piaf… ma lui niente, non lo troviamo, fino a quando dopo l’ennesimo girovagare ti accorgi che rimane nascosto dietro ad una pianta di pino sul lato del corridoio principale, impossibile vederlo, anche perché il fango impedisce il passaggio.

Un sorriso mi nasce spontaneo, penso che Amedeo Modigliani voglia farci un dispetto, me lo voglio immaginare così, sempre con il suo carattere beffardo e irriverente.

La sua tomba è di pietra grigia, qualche fiore lasciato come segno che non è stato dimenticato, fiori freschi incartati in un cellofane dove qualcuno ha lasciato scritto parole di filantropico affetto.

Perché un uomo dovuto fuggire dalla sua città, attraversato da umiliazioni e ristrettezze sprigiona tanta commozione? La fama è arrivata da morto. Quei fiori a testimoniare che aveva scelto di vivere secondo la sua convinzione e il tempo gli ha dato ragione e da livornesi e suoi concittadini un delicato: “Scusa Amedeo!”

 

Le iscrizioni sulla tomba di Amedeo Modigliani e Jeanne Hébuterne

‘Morte lo colse quando giunse alla gloria’

‘ Compagna devota sino all’estremo sacrifizio’

La foto della tomba ove riposano le spoglie di Amedeo Modigliani nel cimitero parigino del Père-Lachaise, assieme a quelle della pittrice e sua compagna,  Jeanne Hébuterne (nel riquadro) che, incinta di nove mesi, in preda alla disperazione si uccise gettandosi dal quinto piano due giorni dopo la scomparsa di Amedeo. I resti della ventiduenne Jeanne furono qui trasferiti  dopo dieci anni dalla sua morte dal cimitero di Bagneux, dove la famiglia (che non aveva mai accettato la sua relazione) l’aveva inizialmente inumata.

Sulla tomba in pietra grigia, due brevi iscrizioni dorate in lingua italiana seguono i nomi e le date di nascita e di morte dei due artisti.

Per Amedeo Modigliani l’iscrizione recita: “Morte lo colse quando giunse alla gloria”; per Jeanne Hébuterne invece: “Di Amedeo Modigliani compagna devota fino all’estremo sacrifizio”.

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