Bud Spencer

Potrebbe fare però da apripista a progetti analoghi riguardanti la storia di Livorno nel cinema

Ha guadagnato spazio a non finire su giornali cartacei e online, oltre ovviamente a innescare un acceso dibattito sui social network. Sto parlando della “statua” dedicata a Bud Spencer, inaugurata in pompa magna, presenti il sindacoNogarin e altre autorità cittadine, Cristiana e Diamante Pedersoli, figlie dell’attore, e Maurizio De Angelis, che assieme al fratello Guido costituì gli Oliver Onions, autori di molte delle musiche che hanno commentato i film nei quali Bud Spencer compariva da solo o in coppia con Terence Hill.
La mia personale impressione è che, parafrasando Sha-
kespeare, si sia fatto molto rumore per nulla. Immagino che l’aver collocato la cerimonia a metà esatta tra primo turno e ballottaggio delle elezioni amministrative abbia caricato, volendo o no, tutto quanto anche di un significato politico. Molti candidati hanno detto la loro, schierandosi pro o contro la presenza sul lungomare della Bellana dell’installazione (perché per me di questo si tratta, più che di un monumento) in memoria di un attore che a Livorno recitò in due film: “Lo chiamavano Bulldozer” (1978) e “Bomber” (1982). Era il caso?
Secondo me assolutamente no. Anni addietro una valente grafica, Anna Laura Bachini, realizzò un percorso di trekking urbano dedicato al poeta Giorgio Caproni, con tanto di cartelli metallici collocati qua e là in luoghi aventi una valenza simbolica collegata alle sue poesie.
Sempre Anna Laura Bachini, successivamente, realizzò una serie di guide turistiche (una delle quali dedicata anche alla riscoperta dei luoghi utilizzati per la ripresa di film, perché a Livorno hanno girato almeno altri novantotto film, oltre ai due che vedono Bud Spencer protagonista). Iniziative di una valenza culturale paragonabile, se non superiore, a quella dell’aver piazzato un manichino in vetroresina sulla passeggiata accanto al Cantiere Azimut.
Sia ben chiaro, non sono contrario alla presenza in quel luogo di un “lupo di mare” corredato di guantoni da boxe e di un casco da football americano, la risonanza dell’avvenimento è stata enorme e questo, comunque lo si voglia interpretare, è stato un bene.
Credo sia il caso di precisare che tutti gli amanti dell’estetica che si sono scatenati nel biasimare

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l’opera di un bravo artigiano del Carnevale di Viareggio (non stiamo parlando di Canova o di Michelangelo, suvvia) avrebbero dovuto dire la loro quando, in tempi più o meno recenti, nella stessa zona hanno fatto la loro comparsa le baracchine che, adesso, si trovano in uno stato pietoso perché mal progettate e soprattutto mai sottoposte a lavori di manutenzione, come sarebbe stato opportuno per manufatti realizzati principalmente in legno e lasciati alla mercé di salmastro e libeccio.
Dov’erano gli esteti de noantri quando alla palazzina ottocentesca dello Scoglio della Regina è stata appiccicata una scatola di travertino simil-razionalista? E quando lì accanto e poco più in là, sulle rovine del cinema
      Odeon e dentro il Cantiere, sono sorti i due ecomostri blu visibili a chilometri di distanza?
Mi pare che in quel caso si sia dovuto registrare solo un assordante, rassegnato, silenzio.
L’installazione in memoria di Bud Spencer, al di là dei limitati (anche perché non richiesti) pregi artistici, potrebbe ad esempio avere il ruolo di fare da apripista a progetti analoghi riguardanti la storia di Livorno nel cinema. In tanti sanno che per le nostre strade e piazze (o addirittura in ricostruzioni della città realizzate nei teatri di posa di Tirrenia, Cinecittà e Hollywood) si sono aggirati valenti registi quali Alberto Lattuada, Luchino Visconti, Fred Niblo, Luigi Comencini, Federico Fellini, Joseph Losey, Mauro Bolognini, Carlo Lizzani, Dino Risi, Mervyn LeRoy oltre ovviamente ai fratelli Paolo e Carlo Virzì (tanto per citare i più celebri) per dirigere troupe impegnate nella realizzazione di film che hanno anche vinto degli Oscar, dei Leoni d’Argento o comunque hanno avuto un grande successo di critica e/o di pubblico.
Non sarebbe bello avere in giro per tutta la città, da Stagno a Quercianella, altre installazioni dedicate alle storie che hanno fatto conoscere Livorno in tutto il mondo?
Che siano manichini in vetroresina o, se preferiamo, murales, potrebbero rappresentare un modo originale e interessante per richiamare l’attenzione dei turisti e invitarli a soffermarsi nella nostra città prima, dopo o invece di andare a vedere la Torre di Pisa o il Campanile di Giotto.

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