Cappella Scafurno, un ‘gioiellino’ recuperato

Il Comune di Livorno con l’arch. Silvia Viviani - presidente dell’INU - sta ascoltando sin dallo scorso settembre persone ed associazioni per stilare sia le modifiche al piano strutturale P.S. che il testo del piano operativo P.O.

Per questo è opportuno ricordare che nel nostro territorio ci sono ancora vive alcune ‘ferite’ da sanare.

di Ruggero Morelli

Il Comune di Livorno con l’arch. Silvia Viviani - presidente dell’INU - sta ascoltando sin dallo scorso settembre persone ed associazioni per stilare sia le modifiche al piano strutturale P.S. che il testo del piano operativo P.O.

Per questo è opportuno ricordare che nel nostro territorio ci sono ancora vive alcune ‘ferite’ da sanare.

La collina di Monterotondo fu meta di alcune famiglie giunte a Livorno da altri paesi per curare i loro commerci. Le abitazioni all’interno delle mura delle fortezze non erano salubri e quindi i Maurogordato, Rodocanacchi, Calamai, Di Vestea e Dupouy fecero costruire alcune ville sui colli che cingono la città dotandole di ampi spazi verdi.

Nel lungo tempo le ville sono state acquisite dagli enti come la Provincia, il Comune o la Usl (oggi Asl) che dopo un primo utilizzo positivo le hanno trascurate.

Il caso ha voluto che la cappellina Scafurno-Calamai posta a confine tra Maurogordato e Rodocanacchi, messa all’asta perché divenuta un rudere e sconsacrata, sia stata acquistata da un nostro concittadino, l’architetto Fosco Cavallini, già consigliere comunale dal 1975 al 1980, prematuramente scomparso nel 2009 all’età di 57 anni.

Il restauro ha trasformato la cappella in un gioiello, unico caso in Livorno. Alla prematura scomparsa dell’amico Fosco Cavallini, insieme allo  studio che si trova all'interno della cappella fu creata una associazione-osservatorio dedicata alla cura di quella bellissima area che si affaccia su Collinaia.

Negli anni sono state organizzate molte iniziative: musica, letture, conferenze e mostre per far conoscere Monterotondo e le ville da restaurare. Ed anche la stesura di un libro pregevole curato da Roberta Gini ed Arianna Orlandi.

Qualche mese fa l’Osservatorio e l’associazione per la Rinascita di Livorno hanno dedicato una giornata alle ville esponendo i lavori di alcuni amici architetti ed ingegneri per raccontare la storia e lo stato attuale delle stesse. Ed a me fu chiesto di raccontare la giornata. Ecco alcuni brani.

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Per nostra fortuna e piacere il locale centrale dello Chalet della Rotonda di Ardenza, appena restaurato nell’estate del 2018, era affollato quando fu presentata l’iniziativa su le ville di Monterotondo. Se il recupero e la rivalutazione della Rotonda ha atteso 13 anni sperammo  che la attenzione congiunta sulle ville di Monterotondo potesse produrre un esito positivo a breve.

Infatti Rodocanacchi, Morazzana e Maurogordato erano e sono in stato di abbandono da tempo: unica gemma rinnovata ed utilizzata è la cappella Scafurno-Calamai.

Gli enti pubblici proprietari attuali delle ville non si sono distinti per cura dei loro beni; beni  creati molti anni fa da commercianti stranieri che si resero conto del valore di quelle alture e di quelle vegetazioni.

Oggi sono a disposizione ricerche e documenti elaborati in questi anni dagli amici della associazione Osservatorio di Monterotondo. Anche per arrestare la già avanzata fase di costruzioni a macchia di leopardo delle zone adiacenti.

Per proseguire la intuizione di Cavallini, alcuni architetti ed ingegneri - Bertelli, Benocci, Bondi, Calabresi, Gini, Lucco, Stiavetti, Necor -  hanno redatto relazioni e inserti fotografici che rimangono un patrimonio a disposizione della parte pubblica e di quella privata che attende di poter investire risorse sulla base di progetti che guardino al futuro del comparto nel suo insieme, ed alla città che sta elaborando un nuovo piano urbanistico.

Una visione a largo raggio del territorio collinare a sud di Livorno ed una linea di progetti finalizzati, sono gli ingredienti necessari a valorizzare l’ampio comparto di Monterotondo, che oltre tre ville può estendersi alle altre: Di Vestea, Dupouy e Corridi.

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Le scelte di destinazione dei territori sono il presupposto necessario ad attrarre investimenti che diano lavoro e sviluppo; nel caso che stiamo mettendo ad una nuova attenzione non mancano certo le indicazioni per adeguate destinazioni d’uso.

Con questi criteri  le associazioni  promotrici -  della iniziativa  svolta allo Chalet della Rotonda hanno inviato al Comune di Livorno, le loro osservazioni .

A corredo potranno contare anche  sul volume edito nel 2014 “La cappella di Scafurno”, ed. Pacini,  che contiene tutti gli elementi per conoscere la storia del territorio circostante  nelle sue varie vicende urbanistiche e delle proprietà.

Nel tempo si sono susseguiti vari progetti sulle singole ville, che peraltro non sono stati realizzati; forse per un caso comunque per fortuna perché nati sempre come monadi e non come parti - o lotti - di un insieme omogeneo.

Nella occasione ricordammo che anche per lo Chalet e l’area della pineta della Rotonda, era stato richiesto di avere una visione urbanistica non solo di quell’area, ma di quella più grande ed omogenea dalla Barriera Regina Margherita ad Antignano; quella che infatti avrebbe ricompreso l’ippodromo Caprilli, il parco Ceschina e la Banditella.

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