Covid: Al nostro Ospedale ho trovato tanti “Angeli”

Quando parla di Livorno, della sua città, il volto si fa improvvisamente radioso, si illumina, i suoi occhi celesti brillano più del solito, a testimonianza di un grande amore e rispetto che nutre per la sua terra natale. “Penso di essere uno tra i più innamorati della propria città.

di Carlo Adorni

Recentemente all’Ospedale di Livorno ho avuto una esperienza drammatica, risolta però nel migliore dei modi, con 35 giorni di ospedalizzazione per corona-virus dei quali molti in terapia intensiva con rischio della propria vita. Per fortuna e grazie alla dedizione e professionalità del reparto di pneumologia e di terapia anti-covid sono guarito.

Durante quelle giornate, assistito dalla mia fede religiosa, mi sono raccomandato alla Madonna di Montenero, alla quale è mio desiderio sciogliere un voto portando lo strumento della mia “salvezza”: un casco ventilato che più mi ricordava lo scafandro marino di 20.000 leghe sotto i mari.

Ma in questo contesto non voglio parlare di me e delle mie disavventure sanitarie. Voglio invece parlare del personale del reparto di terapia intensiva anti-covid del secondo Padiglione del nostro ospedale. Qui ho trovato delle persone eccezionali: angeli ed eroi di una battaglia perfida e sottile che ci attanaglia tutti, coscienti ed incoscienti. Angeli perché curano e assistono con amore, come veri e propri “Angeli Custodi” (specialmente il personale femminile al quale noi maschi in difficoltà attribuiamo spesso un ancestrale rapporto materno). Eroi perché mettono in campo tutta la loro professionalità, gentilezza, carità ed umanità, con il dovuto coraggio di certe situazioni, anche disperate, tra pazienti preoccupati e spesso gravemente compromessi dalla malattia, combattendo una vera e propria guerra contro il virus, in condizioni precarie, snervanti all’interno di tute accaldate e simili a corazze di costrizione. Eroi anonimi in un mondo e in un tempo spesso irriconoscente, troppe volte impegnato ad inseguire falsi e futili protagonisti della vita moderna.

Dai medici alle Osa, dagli anestesisti alle infermiere e agli infermieri, non tralasciando l’apporto dei fisioterapisti, non posso esimermi di esprimere un vivo e sincero ringraziamento. Personalmente uno particolare alla dr.ssa Anichini che evitandomi l’estrema ratio della “intubazione” mi ha proposto il salutare e miracoloso “casco”.

Ma ricordo con riconoscenza anche tutti coloro, uomini e donne, che si sono

       avvicendati al mio letto, ricordo affettuosamente alcuni loro nomi: Francesca, Luca, Chiara, Mimmo, Nicole, Imma, Aurora, Eva, Monica, Angela, Benedicte e tantissime altre persone delle quali mi sfugge il loro nome.

Un plauso ai medici e al personale tutto che si dedicava incessamente alla assistenza e al conforto dei moribondi, non staccandosi mai dai loro letti.

Purtroppo alcuni malati, specialmente i più anziani, talvolta non riescono a sopravvivere, ma tutti indistintamente  vengono seguiti con lo stesso impegno e dedizione.

Rispetto alla prima fase della pandemia il reparto permetteva due volte al giorno di comunicare in video chiamata (tramite un tablet in loro dotazione) con i parenti e dalle ore 13 alle 14: il medico di turno relazionava telefonicamente con la famiglia dei ricoverati sul loro stato di salute. Inoltre i pazienti potevano ricevere dei pacchi dall’esterno (vestiario, libri, riviste ecc.) consegnati all’ingresso dell’ospedale da familiari o amici. Tutto questo serviva per rassicurare parenti ed alzare il morale dei ricoverati nella lunga e non sempre facile degenza ospedaliera.

Ricordo infine anche la cortesia e la disponibilità del reparto di malattie infettive (Padiglione 9°) ove per circa una settimana ho iniziato la mia prima riabilitazione.

A tutti loro va il mio più sentito grazie di cuore.

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