Correva l’anno 2005. “Odeon” e “Gran Guardia”, due fra le più importanti sale cittadine, stavano chiudendo i battenti.

Correva l’anno 2005. “Odeon” e “Gran Guardia”, due fra le più importanti sale cittadine, stavano chiudendo i battenti. Non erano le prime ad arrendersi all’evoluzione di un mercato che stava orientandosi verso la fruizione domestica di film in DVD o scaricati da Internet.

di Marco Sisi

Correva l’anno 2005. “Odeon” e “Gran Guardia”, due fra le più importanti sale cittadine, stavano chiudendo i battenti. Non erano le prime ad arrendersi all’evoluzione di un mercato che stava orientandosi verso la fruizione domestica di film in DVD o scaricati da Internet. Altre avevano cessato l’attività negli anni precedenti, altre avrebbero seguito lo stesso destino di lì a poco. Ci sarebbe voluto tempo, forse l’uscita di film come “Avatar” e “La prima cosa bella” per risvegliare l’interesse dei livornesi nei confronti della Settima Arte. Adesso stiamo assistendo alla nascita di canali digitali tematici, terrestri e satellitari, cui si aggiungono le piattaforme online che spesso si pongono in alternativa alla distribuzione su grande schermo.
I recenti provvedimenti legati all’emergenza Covid 19 hanno poi aumentato, assieme alle ore trascorse forzatamente in casa, anche la fruizione on-demand di film e serie tv. Esemplare, mi si consenta una piccola divagazione, il caso del nuovo film del regista-sceneggiatore livornese Francesco Bruni. L’arrivo nelle sale, con il titolo “Andrà tutto bene”, era previsto per marzo 2020 ma il lockdown ne ha forzatamente rinviato l’uscita, e anche il cambiamento del titolo, somigliante al motto che ha accompagnato l’evoluzione della pandemia. Con la riapertura dei cinema, sia pure con tutte le misure anti-contagio, qualcuno ha potuto vedere “Cosa sarà” (così si intitola adesso) su grande schermo, ma tutto è durato pochi giorni, dato che un nuovo DPCM ha imposto un nuovo stop. E adesso, fino a cessata emergenza, l’unica possibilità è rappresentata appunto dalla varie piattaforme a pagamento.
Mentre il cinema sta avviandosi a entrare nel suo 126° anno di vita vale la pena ricordare, dato che non tutti lo sanno, che i livornesi sono stati tra i primi fruitori delle proiezioni cinematografiche. Ripercorriamone la storia da un punto di vista un po’
    particolare, quello “dei quattro nasi”, parafrasando Giorgio Fontanelli, a indicare che nella nostra storia recente Livorno e il cinema si sono incontrati spesso, e con buoni risultati, utilizzando il saggio scritto nel 1995 da Rosalia Del Porro e Renato Bovani e inserito nel volume “Il Cinema nelle città”, pubblicato dal Comune di Livorno per celebrare il centenario della nascita del cinema, e anche il quasi-centenario della prima proiezione in terra labronica.

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Nel 1896 (il 30 giugno, per l’esattezza) a Livorno iniziavano, presso il Parco di divertimenti “Eden Montagne Russe”, gli spettacoli del Cinématographe Lumière. Per quale ragione nella strategia commerciale degli inventori del cinematografo venne inserita anche la nostra città? La grande importanza turistica del litorale che da secoli richiamava turisti di ogni nazionalità, anzitutto, ma anche l’alta considerazione in cui Livorno veniva tenuta a Parigi per l’abbondanza di contatti artistici. “...c’è stato un momento anni fa, quando Mascagni musicava a Parigi la Parisina e Cappiello era il re del cartellone francese e Niccodemi uno dei principi del teatro boulevardier e Modigliani dipingeva a Montparnasse quei suoi strani quadri (...) che Parigi poteva sembrare un mezzo feudo artistico dei livornesi...” (Oscar Ghiglia). A Livorno, quindi, si respirava un vero e proprio clima da Belle Epoque e occorreva darsi da fare per intrattenere al meglio i villeggianti.
“Figlio d’un cane! O di’ le tu’ ragioni / A modino e ‘un urlà’! C’è ‘forestieri... / Famo vede’ che qui c’è edu’azione, / Perché armeni ci stiin volentieri! / Lassamo andà’, specie ‘n questa stagione. / Livorno è bello... sortanto ‘r cantieri, / E vattro mori, er domo ,’r cisternone... / o ‘r ber passaggio de’ ‘avalleggieri?... / Poi e’ forestieri... Francesi... Inghilesi / Ci fanno guadagnà de’ francesconi / E bisogna allettalli, ‘n questi mesi... / E gl’Inghilesi, guà, bevan poino! / S’imbria’ano, battan de’ pattoni... / Ma ci lassan tant’oro, Dio bonino!” (E. Elletrich, “La stagione de’ Banni”, su “La sentinella dei bagni” del 2 luglio 1896). Quindi, ecco arrivare la proiezione delle celebri pellicole dei due fratelli lionesi che, fra l’altro, riscossero un successo al di fuori di ogni aspettativa. In proporzione, la risonanza data dalla stampa e l’attenzione riservata dal pubblico alla nuova forma di spettacolo fu maggiore di quella ben più modesta tributata dai cittadini di Roma (dove gli impianti di proiezione dell’Eden si trasferirono in autunno, con la chiusura della stagione balneare), o di Milano e Napoli...
All’inizio il cinematografo rappresentava uno spettacolo da offrire ai villeggianti solo in estate (e infatti ci fu da aspettare il 1° luglio 1897 per rivedere i film presso il parco di divertimenti della Spianata dei Cavalleggeri), ma non per questo i filmati proposti al pubblico erano esclusivamente produzioni realizzate altrove. Circolano notizie riguardo una fantomatica pellicola intitolata “Bagni di mare a Livorno” che sarebbe stata proiettata, tra l’altro, al Politeama di Reggio Emilia il 25 novembre 1896. Nel 1897, il 25 luglio, viene varato l’incrociatore corazzato “General Belgrano”, che in origine doveva chiamarsi “Varese” ma durante i lavori fu deciso di cedere l’unità alla Marina Argentina con relativo cambio di denominazione. Le immagini della cerimonia, svoltasi sullo scalo del Cantiere Orlando, vennero anche immortalate da una cinepresa (autore del servizio fu probabilmente il cav. Bettini, titolare di un avviato studio fotografico specializzato in ritratti) e riproposte all’Eden qualche giorno dopo.

 

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In autunno, per qualche settimana, entrò in funzione la prima sala cinematografica allestita in una costruzione in muratura, e non dentro un baraccone da fiera: dal 27 agosto al 10 ottobre, in via Vittorio Emanuele (oggi via Grande) 17, proiezioni di varie pellicole, fra le quali una dedicata all’Egitto e la già citata cerimonia del varo della “Varese”. Sembra inoltre che il “nostro” Max Greggio abbia avuto un predecessore nell’autore di un cortometraggio di satira politica, che prendeva lo spunto dalla campagna elettorale in corso di svolgimento, e che vedeva i candidati Bacci e Costella contendersi la poltrona di sindaco: “Un signore livornese, forte sostenitore della linea costelliana, è seduto in un viale della sua villa, intento alla lettura del Telegrafo, allorché riceve la visita d’un noto bacciano al quale, dopo aver scambiato cortesi saluti, mostra un articolo di quel periodico sulle elezioni. Il visitatore non divide le di lui opinioni (...). Qui sorge una vivace discussione a cui i due contendenti pongono termine con una partita di pugilato”. Non è “Striscia la notizia”, ma “Il Telegrafo” del 10 ottobre 1897, nell’articolo che annunciava l’ultima proiezione della stagione nel piccolo cinema di via Vittorio Emanuele.
Già a partire dall’anno seguente anche i teatri cittadini (primo tra tutti il Politeama) si attrezzarono per offrire al proprio pubblico anche spettacoli cinematografici, con i quali arricchire il programma delle rappresentazioni teatrali. Leopoldo Fregoli, il mitico trasformista, fu uno dei primi uomini di spettacolo a intuire le possibilità del nuovo mezzo e, ribattezzandolo “Fregoligraph”, alternava ai consueti numeri teatrali brevi filmati di cui era protagonista. Da semplice curiosità per richiamare l’attenzione dei villeggianti a vera e propria attività imprenditoriale, in grado di creare dal nulla posti di lavoro e potentati economici...
Anche a Livorno il cinema era nato e prometteva di crescere bene.
Nell’agosto 1898 debutta in città anche la “concorrenza”: al n° 24 della via Vittorio Emanuele viene inaugurato il Cinematografo Edison, nella nuova versione Projecting Kinetoscope. Nella sala si svolgevano tutte le sere proiezioni di brevi filmati (fra i titoli: “Bagno dei negri”, “Raccolta di fieno”, “Lotta di un uomo e di un cane”), intervallati dall’ascolto di brani musicali per mezzo del Fonografo Edison. Mentre l’Eden-Montagne Russe prosegue con una nuova stagione cinematografica, imperniata probabilmente su nuovi filmati proiettati in contemporanea con l’Esposizione di Torino, anche i maggiori teatri cittadini cominciano ad “aprire” al cinema. Oltre al già nominato Politeama, anche il Goldoni ospita proiezioni di immagini animate. La competizione tra le compagnie teatrali si articola anche nell’impiego della pellicola: al Fregoligraph di Leopoldo Fregoli si contrappone il Frizzograph di Gerolamo Frizzo, altro fantasista noto alle cronache mondane del primo Novecento. Altri teatri ospitano il Walgraphon, il Photoglobe e il Cine-Phono Variété (primo tentativo di sincronizzare le immagini su pellicola e il suono riprodotto da un grammofono).
Se il cinema comincia a diventare un passatempo abituale per i livornesi e per i numerosi villeggianti, va sottolineato che, lentamente, anche il contenuto delle varie pellicole si sta evolvendo. Non solo semplici “vedute” paesaggistiche o folkloristiche, ma veri e propri reportage come “Salvataggio ai Bagni Pancaldi” (Eden-Montagne Russe, 27 luglio 1899), Il varo della nuova “Varese”, a Livorno (ancora all’Eden, il 16 agosto), realizzati da Francesco Felicetti, direttore tecnico dello stesso Cinematografo. È sempre lo stesso Felicetti, l’anno successivo, a mettere a segno quello che possiamo definire uno dei primi scoop della storia del cinema. Proprio pochi giorni dopo l’inaugurazione, l’Eden deve chiudere i battenti in segno di lutto per l’assassinio del Re Umberto I. Alla riapertura, Felicetti ha preparato un nuovo programma comprendente filmati di repertorio riguardanti il Re e, a partire dal 26 agosto, anche le immagini dei funerali svoltisi a Roma l’8 agosto. Il successo è senza precedenti.
Anno dopo anno, bisogna però arrivare al 1905 per avere notizie riguardanti la nascita di veri e propri cinematografi in grado di funzionare autonomamente per intere stagioni. In quell’anno, domenica 3 giugno, viene inaugurato in via Vittorio Emanuele n° 47 il “Cinematografo Artistico”. In programma un film di “fantascienza”: Viaggio fantastico nella luna (niente a che vedere con Star Wars, ovviamente...).
Il 13 luglio la stampa cittadina riporta la notizia che “...il Salone Edison di Via Vittorio Emanuele n° 7, è stato assunto dall’Impresa Generale Cinematografi Lumiere (...), la quale fin da questa sera inaugurerà con la più lunga cinematografia a colori in 40 quadri: Un viaggio attraverso l’impossibile”. Il 22 luglio riapre l’Eden, col nome di Grande Eden Livorno, il cinematografo Lumière viene diretto da Leon Hermet, che instaura anche una collaborazione con un nuovo cinema (installato nel Salone Margherita), mentre sulla stessa Spianata dei Cavalleggeri compare anche un secondo cinematografo, gestito dall’impresario Luigi Roatto.
Per chiudere l’elenco, ricordiamo anche l’arrivo del Cinematografo Internazionale Ri-Ki-Ki, che si trattiene presso l’Arena Garibaldi a partire da domenica 13 agosto. Se il 1905 rappresenta quindi l’anno della “svolta”, cioè del passaggio da una forma di spettacolo ambulante a una fissa, l’anno successivo compaiono anche i primi Annuari e Guide commerciali riportanti nomi e indirizzi di sale cinematografiche. Troviamo elencati nove locali: in via Vittorio Emanuele il Parisien al n° 7, l’Helios al 10, il Popolare al 12, l’Iris al 15, lo Splendor al 13, e la Società Cinematografica Toscana al 47; inoltre in via Garibaldi 13 c’è il Cinematografo Italia, in borgo Cappuccini 20 c’è l’Excelsior, e un altro locale senza nome si trova fuori della Barriera Garibaldi. Non è finita qui: nel 1907 nasce una Società di produzione, la Cine Fides, che inizia a realizzare pellicole che saranno proiettate nella propria sala (l’Excelsior di borgo Cappuccini), e altri cinematografi vedono la luce di lì a poco, come elencato nella tabella qui a fianco.
Si ha notizia anche di altre quattro sale, due ad Ardenza, una a Montenero e una ad Antignano. Senza farle entrare nei conteggi delle sale pro-capite, il dato che salta subito agli occhi è che Livorno, con le sole 15 sale presenti in centro, era nel 1907 in testa alla classifica nazionale (con un cinema ogni 7.163 abitanti), seguita da Roma (1:13.400), Firenze (1:15.280) e Milano (1:17.412)!
Tanto è l’interesse riservato dai livornesi alla nuova forma di spettacolo che i gestori si ingegnano in tutte le maniere per accaparrarsi gli spettatori. Forse l’aneddoto più buffo riguarda il cinema “Lepanto” (via Vittorio Emanuele 26), che era diverso da tutti gli altri perché la sala era divisa in due parti dallo schermo che stava nel mezzo. Ovviamente, gli occupanti di una metà vedevano il film rovesciato (comprese le didascalie), ma avevano diritto a uno sconto del 50%. Prima di ogni proiezione un inserviente provvedeva ad innaffiare lo schermo al fine di renderlo trasparente. Successivamente, venne adottato l’accorgimento di dividere ogni spezzone di didascalia in due parti uguali e di ricongiungere le due metà in modo che la seconda risultasse invertita rispetto alla prima e leggibile anche dagli spettatori del secondo settore. I tempi di lettura però risultavano dimezzati e questo causò ulteriori proteste da parte del pubblico. Non sappiamo, purtroppo, come sia andata a finire...
Arriviamo quindi al 1908. Le sale cinematografiche in città sono spuntate come funghi e si sono concentrate prevalentemente in via Vittorio Emanuele (l’odierna via Grande). Non esistendo molte forme di promozione, gli esercenti erano soliti utilizzare manifesti di ogni genere, orchestrine o grammofoni che suonavano sulla porta del cinema e strilloni che distribuivano manifestini ai passanti. Questo non era gradito dagli altri commercianti e dai professionisti, che avevano negozi e studi confinanti con i cinema, e che lamentavano la difficoltà di lavorare in mezzo a tanta confusione. Dopo una serie di proteste rivolte alla Questura, sfociate in una serie di ordinanze che vietavano i volantinaggi e gli spettacoli improvvisati sulla pubblica via, gli esercenti dei cinematografi si riunirono per protestare contro queste restrizioni. La loro risposta fu durissima, come si può leggere nel testo della delibera votata al termine dell’assemblea:
“I proprietari dei cinematografi di Livorno, riuniti in adunanza, considerato lo stato intollerabile di cose prodotto dal proibire la distribuzione dei manifestini reclame e da altre restrizioni generali alla libertà di lavoro, a differenza di ogni altra città d’Italia, / DELIBERANO / 1°- di protestare vibratamente con tutti i mezzi legali concessi dalla legge; 2°- di chiudere da oggi tutti i loro locali non potendo continuare senza ledere i propri interessi, sino a che non verranno accolte le loro giuste lagnanze; 3°- di licenziare tutto il personale.”
     Altri tempi, certo, ma la provocazione sortì l’effetto voluto perchè di lì a poco venne raggiunto un accordo e molti locali chiusero con l’arrivo della bella stagione, come era prevedibile, per lasciare - col tornare dell’autunno - il campo libero ad altri, meno numerosi ma più capienti. La riapertura autunnale portò una novità: il passaggio da una situazione quanto mai frammentaria e dispersiva alla creazione di un cartello, un vero e proprio trust, che riuniva tutti i cinema attivi in città (eccezion fatta per il Salon Parisien) sotto l’egida di un gruppo composto dai signori Lanciotto Lazzeri e Cesare Gragnani. Per pubblicizzare questo cambiamento tutti i cinema consorziati regalarono al pubblico, nei primi giorni di attività, “un gingillo formato di due chiodi reciprocamente incatenati, di quei tanti che servono per passare il tempo, mentre si tenta di scocciare l’uno dall’altro”. Logico che, con sintesi e spirito livornesi, per il nuovo gruppo economico venisse coniato l’appellativo di “trust del chiodo”.
Sempre in quello stesso periodo, i giornali livornesi iniziarono a trascurare i cinematografi. Un “silenzio stampa” che durò parecchi anni, interrotto solo da qualche articolo di cronaca nera riportante incendi, borseggi e risse. Anche per questo gli esercenti del “cartello” Gragnani-Lazzeri decisero (era il 23 novembre 1912) di curare per proprio conto la realizzazione di un giornale, che da periodico fu trasformato rapidamente in quotidiano, “Il Centrale”, con lo scopo di pubblicizzare l’attività delle varie sale del gruppo. Nel foglio, stampato in 5000 copie per numero e distribuito gratuitamente agli spettatori, venivano riprodotti i programmi dei cinematografi Splendor, Volta, Garibaldi, Politeama, Lux et Umbra e Centrale. Oltre a questi, vari articoli di commento agli spettacoli e sul rapporto cinema/teatro e cinema/scuola. Come si può facilmente capire, la nuova forma di spettacolo si era ormai ben radicata nella vita cittadina. I livornesi si recavano spesso e volentieri a seguire le proiezioni cinematografiche, e questo iniziò a creare problemi al teatro. Molto spesso i teatri iniziarono a proporre anche film, che spesso duravano più di un’ora (“La tratta delle bianche” e “La caduta di Troia”).
Va sottolineato anche che in quegli anni c’era già chi puntava in alto, forse troppo... i tentativi di creare un cinema sonoro non si contano: dischi fonografici, sincronizzatori di vario genere o - più modestamente - pianoforti elettrici compaiono nelle pubblicità dei cinema dell’epoca come elemento di richiamo per accrescere la spettacolarità dei titoli proposti. Il 26 ottobre 1909 un periodico a diffusione nazionale, “Il Tirso”, parlava di un tecnico livornese, Antonio Manuelli, che stava sviluppando in Francia l’ennesimo tentativo di cinema sonoro. Stavolta l’apparecchio si chiama “voxmotografo”.
Oltre alla già citata Cine Fides, che realizzava filmati di interesse cittadino, altri fotografi si improvvisarono produttori per conto del “car-
      tello Gragnani-Lazzeri” e nei programmi cinematografici del periodo appaiono titoli come “Caccia alla volpe in Tombolo”, “Regate fra signorine ai Pejani”. Il 7 ottobre 1912 il “Centrale” proponeva la ripresa del varo del sommergibile “Espadarte”, avvenuto il giorno prima al Cantiere Orlando. Dietro la macchina, un ufficiale di marina, il Sottotenente di Vascello Angiolo Belloni. Nomi livornesi cominciano a ricorrere anche in altre occasioni. Nel 1908 riscuoteva grande successo “Beatrice Cenci”, dal romanzo storico di Francesco Domenico Guerrazzi; nel 1913 un non meglio identificato “nostro attore Rodolfi” interpretava un ruolo nel documentario “L’ostrica perlifera”.
Ci si stava avvicinando, passo dopo passo, alla definitiva consacrazione del cinema come grandiosa forma di intrattenimento, che avrebbe col tempo creato un legame fruttuoso e duraturo anche con la nostra città. Sabato 18 maggio 1913, grandiosa inaugurazione del “Salone Margherita”. Un locale per quei tempi moderno e all’avanguardia, progettato in funzione dell’impiego come cinematografo, non solo come teatro e capace di 800 posti. Era indipendente dal trust che faceva capo al “Centrale” e, ovviamente, si faceva pubblicità con un altro giornalino chiamato, senza troppa fantasia, “Il programma”.
Va detto che, di tutti i cinema livornesi entrati in funzione durante il periodo pionieristico, il “Margherita” è l’unico rimasto in attività fino al 2013. Cambiato nome in “Jolly”, ha resistito ai bombardamenti e alle varie distruzioni che hanno invece cancellato o messo K.O. “Centrale”, “Politeama”, “Moderno”, “Metropolitan”, “Gran Guardia”, “Odeon” e tanti altri. Gli ultimi anni dell’attività della sala di via Michon sono trascorsi all’insegna delle “luci rosse” e nel 2014 la struttura, acquisita da un grosso gruppo commerciale, è stata sottoposta a imponenti lavori di ristrutturazione e trasformato in un ampio locale di abbigliamento di grandi firme.



 

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