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Cisterne del poccianti

La sua cupola a cassettoni è stata più volte accostata a quella del Pantheon di Roma.

La foto di copertina ci offre lo spunto di accennare all'Acquedotto Leopoldino, noto anche come Acquedotto di Colognole, ovvero il principale rifornimento idrico della città  dal 1816 al 1912. Si trattò di un'opera ingegneristica assai rilevante costituita da ponti, arcate, gallerie e trafori, per un tragitto di circa 18 km., da Colognole a Livorno appunto. La data di inizio di questa complessa costruzione risale al 1793, sotto il Granduca Ferdinando III, su disegno del fiorentino Giuseppe Salvetti (1734-1801). I lavori furono più volte interrotti sia per il passaggio della Toscana sotto il dominio Borbonico che per la morte dello stesso Salvetti.
La costruzione fu portata a termine, a metà del 1800, sotto l'impulso e la volontà di Leopoldo II che si avvalse, tra gli altri, di Pasquale Poccianti che ebbe il merito di  realizzare le tre grandi cisterne (il Cisternino di Pian di Rota, la Gran Conserva, o Cisternone, e il Cisternino di città), che avevano lo scopo di filtrare e depurare l'acqua destinata alla città. Anche in questo caso si tratta di tre opere che rappresentano un pregevole esempio di architettura neoclassica.
Il Cisternino di Pian di Rota ha smesso la sua funzione di "purgatorio" delle acque alla fine dell'800, ma dopo il restauro effettuato tra il 2003 e 2008, ha ripreso la sua originaria bellezza.
Il Cisternone è tuttora in funzione e consente di contenere undicimila metri cubi di acqua. La sua cupola a cassettoni è stata più volte accostata a quella del Pantheon di Roma.

 
Il Cisternino di città, invece, non è mai entrato in funzione. Fu utilizzato come Casa della Cultura ma negli ultimi venti anni è rimasto chiuso. Grazie a una massiccia ristruttuzione e riqualificazione delle opere edili e di impiantistica, nel settembre del 2017 è tornato a disposizione della città per ospitare iniziative culturali ed eventi.
Il Cisternone e il Cisternino di Pian di Rota sono invece saltuariamente aperte al pubblico mediante visite guidate.
L'Acquedotto Leopoldino è tuttora in funzione: non per rifornire acqua a Livorno che a partire dallíinizio del 1900 si è affidato a quello "pisano" di Filettole ma per le zone collinari delle due Parrane (S. Martino e S. Giusto) e della Valle Benedetta.
Se le tre cisterne del Poccianti sono in buono stato di salute, ciò che invece sono state abbandonate sono le arcate e le gallerie dellíacquedotto che portavano líacqua alla città. In alcuni tratti i manufatti versano in stato di profondo degrado anche a causa della folta vegetazione che si insinua tra le opere murarie: un vero danno al valore storico, ingegneristico ed architettonico della struttura. Occorrerebbe di una manutenzione. Eí un patrimonio che non può essere lasciato in malora.

Al degrado temporale del lungo tragitto dellíAcquedotto di Colognole, si aggiunge, purtroppo, anche l'inciviltà, delle persone. Proprio mentre scattavamo le foto per la nostra copertina, in via delle Sorgenti, poco prima del Cisternino di Pian di Rota, ai piedi dell'arcata, abbiamo notato, con sgomento, due discariche. Non deve essere stato neppure facile arrivare con dei mezzi in quella zona, oltretutto chiusa da una catena con lucchetto, ma, evidentemente, l'ignoranza e il menefreghismo delle persone, non conosce ostacoli!  
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