Claudio Barontini

Quelle rughe, quell’espressione intima e profonda, quel primo piano senza trucchi, sembra quasi di stare lì, a due passi, di essere a tu per tu con il personaggio

Quelle rughe, quell’espressione intima e profonda, quel primo piano senza trucchi, sembra quasi di stare lì, a due passi, di essere a tu per tu con il personaggio che hai visto mille volte, alla televisione, al cinema, sui magazine. Ma ora è diverso. Di lui noti ogni particolare, gli occhi, la venatura delle mani o del collo, le pieghe del volto. Sei davanti al personaggio, senza trucchi, nella sua intima interezza, che lo fanno apparire per quello che è, un comune mortale.

Il fotografo riesce, insomma, a catturarne lo spirito. Entra dentro il suo dirimpettaio, non necessariamente in posa, e lo presenta nel suo quotidiano, certo con esplosivo estetismo, ma senza pizzi e merletti, con i suoi vizi e virtù, con istintività, come si trattasse di una certosina radiografia. In questa fase predilige il bianco e nero perché c’è più verità e realtà. “Il colore - come ebbe a dire Vittorio Sgarbi, presentando una sua mostra - sottrae, il b/n aggiunge”.

Ecco, questo sono le impressioni che ricevi d’acchito ad una mostra di Claudio Barontini, fotografo livornese, sempre più lanciato sui palcoscenici internazionali, sempre più ambito e conteso nei cataloghi d’arte, eccezionale ritrattista cui molti personaggi dello spettacolo, della cultura, della politica si sottopongono volentieri ai suoi scatti, ma anche brillante reporter di vita quotidiana.

E’ strana la storia di questo “ragazzo” del ‘54, di Borgo Cappuccini, anche se alla Spezia e dintorni cercano di farselo suo. Ma di questo ne parleremo dopo.

Che avesse una vena artistica, Claudio lo dimostra a quindici anni quando inizia a frequentare l’Accademia di arte figurativa, alla Trossi Uberti. Ma non disdegna neppure la musica: studia il contrabbasso in conservatorio e suona il basso elettrico in una rock band.

Non ancora ventenne compie il primo passo importante della sua vita professionale: per le sue doti musicali entra a far parte nell’orchestra della già affermata cantante Milva, la “voce” più amata all’estero,  e, a partire dal 1973, inizia a calcare i più prestigiosi palcoscenici internazionali. Proprio durante i ritagli di tempo di queste tournée da un continente all’altro, Claudio acquista una reflex e da lì nasce un nuovo amore, quello della fotografia. Che ben presto diventa la sua nuova professione. Inizia a collaborare come fotografo free lance per la pagina “Cultura e spettacoli” de Il Tirreno, poi, nel 1990, diventa fotoreporter professionista e inizia la carriera con una pubblicazione su L’Europeo. Nel 1994 conosce lo scultore Pietro Cascella  con il quale instaurerà un rapporto di grandissima stima, amicizia e collaborazione durato fino al 2008, anno della scomparsa del grande artista italiano.

Seguono una serie di importanti lavori per le maggiori testate nazionali (da Epoca al Corriere della Sera, Il Mondo, Vanity Fair, Diva e Donna ecc.) e internazionali (Daily Mail, Hello, Ok Magazine, Wine Spectator, Sunday Mirror, News of the World, New York Post, Paris Match ecc.) che lo lanciano definitivamente nel mondo dello spettacolo e della cultura.

Abbiamo accennato a grandi personaggi che si sono sottoposti ai suoi click: ebbene facciamo i nomi per capire il valore  e la credibilità di Claudio Barontini che, oltre Cascella, ha fotografato anche Patti Smith, Vivienne Westwood, Lindsay Kemp, Susan Sarandon, Vittorio Gassman, Franco Zeffirelli, Sarah Ferguson, Robert De Niro, Carlo d'Inghilterra e altri ancora.

Oltre che nei ritratti la grandezza di Barontini la si apprezza anche nel suo ultimo libro, “New York”,  dove riesce, quasi con straordinaria nonchalance, a esaltare la “solitudine della moltitudine e della molteplicità” di Manhattan. Solo i grandi fotografi ci possono far vivere tali emozioni!

Ha al suo attivo altre importanti pubblicazioni, tra le quali Portraits of celebrities (2010), Fotografie (2012), La Presenza e l’Assenza. Pietro Cascella fotografato da Claudio Barontini (2013), Muscolai (2014),  Lindsay Kemp Claudio Barontini. Disegni e fotografie (2018), CINQUE TERRE, i giorni della vendemmia (2019).

Dicevamo anche della sua livornesità. Vive ed opera nello spezzino, precisamente a Vezzano Ligure, e là non disdegnano a farselo suo. “Livornese di nascita e ligure d’adozione” - scrivono da quelle parti - come se fosse un loro cittadino. Ma Claudio Barontini, anche se la sua dolce dimora è fissata a due passi dallo splendido scenario delle Cinque Terre, non ha certo perso il cordone ombelicale della sua Livorno che raggiunge appena gli impegni professionali glielo permettono. E la città fa di tutto per “tenerselo stretto”: nel 2016 gli ha organizzato una mostra al Museo civico Giovanni Fattori, mentre lo scorso anno gli ha dato visibilità con una esposizione al Museo della Città. Insomma, Claudio Barontini è livornese di scoglio e che nessuno ce lo tocchi!

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