La chiesa di N.S. di Lourdes e l’artista Giancarlo Cocchia

in quel di Collinaia, si trova la chiesa parrocchiale dedicata a N.S. di Lourdes, la cui costruzione ebbe inizio nel 1867 su progetto degli architetti Luciano Grossi Bianchi e Cesare Fera. La piccola chiesa per la simbiosi perfetta fra gli spazi arcitettonici e le pitture di Giancarlo Cocchia (Livorno 1924-1987) rappresenta, nella storia livornese, una testimonianza eccezionale.

Di Marcello Faralli

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in quel di Collinaia, si trova la chiesa parrocchiale dedicata a N.S. di Lourdes, la cui costruzione ebbe inizio nel 1867 su progetto degli architetti Luciano Grossi Bianchi e Cesare Fera. La piccola chiesa per la simbiosi perfetta fra gli spazi arcitettonici e le pitture di Giancarlo Cocchia (Livorno 1924-1987) rappresenta, nella storia livornese, una testimonianza eccezionale.

A metà degli anni settanta il pittore livornese fu invitato, su iniziativa del parroco don Gabriele Mura e del presidente del consiglio pastorale prof. Busnelli a ravvivare quel luogo di culto. Le pitture che lo ornano gli conferiscono un fascino particolare che inducono il visitatore a conoscere il suo autore.

Il Cocchia è stato oltre che un bravo pittore, un uomo di molteplici interessi e impegni. Compie i suoi studi artistici all’Accademia di Brera a Milano. Alla fine degli anni quaranta partecipa alle esposizioni dell’Eaismo, movimento di avanguardia livornese che enfatizza il potere distruttivo dell’energia atomica, soprattutto nella deformazione della figura umana. Nel 1948 partecipa alla terza mostra del G.A.M. (Gruppo artisti moderni livornesi). Negli anni cinquanta si cimenta in una pittura improntata a una forte carica espressionistica con raffigurazioni monocrome, talvolta cupe, di personaggi in crisi con se stessi e la società. Contemporaneamente sviluppa una ricerca cromatica che risente degli inflissi primitivi dei pittori toscani del Trecento, con rappresentazioni di Cristi in croce, apostoli, discepoli o semplici osservatori di vicende altrui.

Nel 1953 partecipa alla Mostra di apertura della stagione artistica 1953-1954, allestita nei locali della galleria Giraldi. Nel 1967 partecipa all’ottava edizione del premio Modigliani, insieme a da altri quindici artisti contemporanei, tra cui Pier Paolo Calzolari e Pino Pascali.

Nel 1970 l’Università di Camerino lo invita a decorare un padiglione dell’ateneo per un totale di dodici metri quadrati. Realizza tele come La campagna, La città, Il lavoro, Lo studio, Lo spirito.

Negli anni seguenti esegue decorazioni nel convento di San Marco a Firenze e nel coro dell’Antoniano di Bologna. Insieme a queste attività di partecipazione a premi, mostre, opere di decorazioni in importanti sedi culturali è docente della “Libera Accademia Trossi Uberti di Livorno, diretta dal 1966 al 1976 da un altro grande livornese: Voltolino Fontani, estensore del manifesto artistico-estetico dell’Eaismo. Successivamente (dal 1976), è professore di pittura al Cecioni, mentore il professor Luciano Castelli, all’epoca preside del  secondo liceo scientifico.

In questo periodo fecondo dipinge soggetti religiosi: santi, madonne, angeli, crocefissioni. Anche paesaggi che presentano per lo più caratteri della campagna toscana: campi coltivati, case, alberi, monti in lontananza. Dal 1975 si dedica ai dipinti della chiesa di Collinaia. Non solo il grande pannello di Gesù in trono dietro all’altare, ma dipinti come la Via Crucis che si stacca nettamente da ogni iconografia tradizionale, mentre in altre ne diventa il protagonista come ne Il buon governo e S. Francesco e il lupo.

Uno dei suoi allievi è stato il comico cabarettista e affermato pittore Dario Ballantini che lo definisce un espressionista, e dice di essere stato influenzato dalla sua pittura.

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