Daniele Caluri e la sua Livorno “A braccia aperte”

Una città che riparte con ottimismo e creatività

Daniele Caluri, noto fumettista e disegnatore livornese di fama internazionale che ha disegnato l’imponente e importante manifesto di “Effetto Venezia 2021”.

di Annalisa Gemmi

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Daniele Caluri, noto fumettista e disegnatore livornese di fama internazionale che ha disegnato l’imponente e importante manifesto di “Effetto Venezia 2021”. Un’immagine, quella della locandina, che emoziona, un cerchio storico con le più importanti bellezze livornesi. Colori caldi accompagnati da suggestive luci serali, una città riflessa nel nostro mare, con deliziose palme che spuntano alle spalle di storici edifici e solitari gabbiani che si elevano in volo, il tutto, accompagnato da un calmo e tranquillo tramonto estivo. Questa è Livorno, la vera Livorno, fatta di storia e di storie,  di arte, mare e vita. Lo slogan che spunta al centro del manifesto è rappresentata da una chiara e semplice scritta: “A braccia aperte”; una frase che invita ed accoglie tutti, perché da sempre Livorno rappresenta, con il suo mare, un invito “aperto”.

 

Daniele, prima di tutto complimenti per la tua realizzazione artistica, un bel successo meritato! Ti chiediamo di raccontarci come hai accolto l’offerta di realizzare la locandina per “Effetto Venezia 2021”, quali sono state le tue prime impressioni e idee.

 

Grazie mille per i complimenti, mi fa davvero piacere. In effetti, quando sono stato contattato da Riccardo Antonini, sono rimasto contento, sia dell’idea di affidare l’immagine di uno dei festival più amati della città a un artista livornese, sia del fatto che l’artista di quest’anno fossi io. Quando mi sono incontrato col sindaco abbiamo fatto una chiacchierata in cui ho cercato di capire quale fosse il tema portante, le suggestioni di cui tenere conto dopo un anno così terribile come quello che ci lasciamo alle spalle. Attraverso lo slogan “A braccia aperte” mi ha espresso la volontà di un’intera città di accogliere, di ripartire. E in questo senso eventuali immagini di gente festante, o in qualche modo di spettacoli e messe in scena non mi sembravano sufficienti. È così che mi si è creata in mente l’immagine di un abbraccio architettonico composto da elementi caratterizzanti il quartiere Venezia. Un insieme di palazzi disposti ad arco che attraverso le luci prende quasi vita, che chiama all’avvicinamento e al di là del quale sta cominciando la festa, sotto il crepuscolo estivo di Livorno.

 

 

Abbiamo visto che prima dell’esecutivo hai realizzato dei bei bozzetti a matita, ci puoi raccontare le varie fasi di realizzazione?

 

In questo caso è stato abbastanza facile: una volta trovata l’idea giusta, ho disegnato un rapido abbozzo a matita, giusto per mostrare dove volessi andare a parare. Devo dire che Riccardo e Luca hanno capito immediatamente, e mi hanno dato la massima fiducia. A quel punto ho realizzato il disegno definitivo, a china su carta; quindi ho eseguito la scansione e l’ho colorato in digitale, cercando di armonizzare al meglio i colori per poter ottenere il risultato più suggestivo. Tutta la tavolozza si basa sul contrasto che c’è fra l’arancio e l’azzurro, che essendo colori complementari si esaltano a vicenda, e quindi in questa fase l’attenzione si è rivolta principalmente a non scadere nel pacchiano, oltre che a far sì che gli stessi colori risultassero efficaci anche nel processo di stampa.

 

 

Cosa rappresenta per te questa creazione artistica? Svelaci qualche piccolo segreto realizzato con più trasporto emotivo o con più dedizione.

 

C’è l’acqua, c’è il cielo e ci sono i palazzi settecenteschi: diciamo che gl’ingredienti per una scenografia che si fa da sé c’erano già in partenza. Io mi sono divertito a trasformarli in qualcos’altro; una specie di isola brillante e sospesa in un attimo di passaggio. Graficamente, il passaggio è dalle ore diurne a quelle notturne del festival; più allegoricamente, mi piace pensare al momento di passaggio potenziale che sta vivendo Livorno: da città troppo a lungo rinunciataria e attorcigliata su se stessa, a città che prova davvero a ripartire, in diversi aspetti che la caratterizzano. In questo senso, forse la cosa che mi ha coinvolto maggiormente è stata proprio la resa del cielo in quel particolare, brevissimo attimo: non più giorno, ma non ancora notte, quando l’azzurro cede il passo al blu profondo, si tinge di una specie di lilla all’orizzonte e le nuvole si stirano con la brezzolina della sera.

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Livorno, una città cara a tutti noi, cosa ti auguri e cosa ti aspetti da questa città a livello artistico?

 

Guarda, mi auguro che prosegua convintamente in questo suo rialzare la testa. Livorno, a livello culturale e artistico ha molto da offrire, e spesso questo patrimonio viene ignorato non solo da turisti sbigottiti di fronte a quello che ritenevano improbabile, ma non di rado anche dagli stessi livornesi. E tuttavia questa sua storia c’è, e la sua eco si riverbera nelle mille realtà cittadine che hanno attitudine al fare artistico, declinato nei linguaggi più disparati. Sarebbe bello immaginare formati e contenitori di rilievo, che incoraggiassero quelli che provano a uscire dal mero dilettantismo, e dessero una dignità più ampia alle varie opere, rispetto a quella strettamente locale. Le strutture ci sono, le teste anche. Confido nella costruzione di una mentalità più a lungo raggio, che richiede sicuramente un bel po’ di lavoro, ma può anche generarne molto di più.

 

 

Hai un sogno nel cassetto che ti piacerebbe realizzare a Livorno? Spero di si!

 

Eh eh eh… Certo che ce l’ho: ridipingere il Mausoleo a Ciano come il Deposito di Zio Paperone. Sarebbe bellissimo dare vita a quello che a tutti gli effetti è un ecomostro privo di valore storico, artistico, religioso, in chiave post-Pop, surreale e dadaista. Non me lo faranno fare mai.

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