Elisabetta Savigni, una livornese alla Casa Bianca

Non credo venga spontaneo a chi legge qualcosa domandarsi se e quanta fatica sia costata scriverlo in termini di reperibilità delle informazioni. Permettervi di scorrere quanto sotto, ad esempio, mi ha richiesto molto lavoro per la distanza che mi separava dal soggetto (un oceano) e la conseguente difficoltà a reperire coordinate di contatto. Pensate che ero giunto ad inviare una mail alla Casa Bianca e, subito dopo, mi ero preoccupato paranoicamente temendo, in questi tempi di grandissima crisi mondiale per l’Ucraina, possibili reazioni da parte di un soggetto notoriamente sospettoso quale la CIA! E poi, contattato il mio target, come leggerete in fondo, non son mancati altri problemi.

Di Marco Rossi

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Non credo venga spontaneo a chi legge qualcosa domandarsi se e quanta fatica sia costata scriverlo in termini di reperibilità delle informazioni. Permettervi di scorrere quanto sotto, ad esempio, mi ha richiesto molto lavoro per la distanza che mi separava dal soggetto (un oceano) e la conseguente difficoltà a reperire coordinate di contatto. Pensate che ero giunto ad inviare una mail alla Casa Bianca e, subito dopo, mi ero preoccupato paranoicamente temendo, in questi tempi di grandissima crisi mondiale per l’Ucraina, possibili reazioni da parte di un soggetto notoriamente sospettoso quale la CIA! E poi, contattato il mio target, come leggerete in fondo, non son mancati altri problemi.

Ma perché ero giunto a disturbare la White House (che si è ben guardata dal rispondermi)? Perché Elisabetta Savigni Ullmann, dopo esser nata a Livorno nel 1951, diplomata al Liceo Linguistico, frequentata la scuola per interpreti a Firenze e laureatasi in Italianistica, cresciuta a cacciucco, passeggiate sul mare e schiacciata del Nencioni, ha raggiunto il vertice dell’attività professionale proprio lì, a Washington, ove ha fatto da interprete anche a Trump, fra l’altro scatenando un’eco mondiale su internet (con un video subito diventato virale) per la faccia che mostra, nel corso dell’incontro con Mattarella dell’ottobre 2019, quasi schifata come se, hanno pensato in molti, pur’ella non potesse far a meno d’inorridire ascoltando gli sproloqui di Trump. In realtà, ci spiega, il video virale è stato una montatura. Come poi spiegato ai giornalisti del Corriere in merito,

      la sua espressione attonita e corrucciata è stata ritratta mentre un reporter americano stava facendo una domanda nell’Ufficio Ovale prima dell’incontro fra i due presidenti e denotava la sua preoccupazione e concentrazione nel cercare di memorizzare i lunghi e spesso incoerenti monologhi di risposta di Trump. Le parole riportate dal Donald “Stati Uniti e l’Italia sono alleati sino dai tempi dell’antica Roma” sono state pronunciate ben tre ore più tardi durante la conferenza stampa che è stata tradotta in simultanea quando, fra le altre cose, Trump ha anche “inveito contro la NATO elogiando Putin”.

Elisabetta lavora come interprete da quarant’anni e vive a Washington da trenta, ha sposato uno svizzero, ha due figlie (Micol e Tessa di 34 e 28 anni), insegna all’Università del Maryland e fa parte dell’International Faculty dell’Università di Comunicazione e Lingue di Milano. Insignita nel 2010 dell’onorificenza di Commendatore da Napolitano, si rivolge in italiano alle figlie, parla in francese col marito ed utilizza l’inglese nella vita di tutti i giorni.

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“Qui il livornese non lo parlo mai, però appena torno in città faccio come dottor Jekyll e mister Hyde, le mie radici tornano subito fuori”, ha raccontato nel corso di diverse interviste sui suoi impegni per il Dipartimento di Stato, il Dipartimento della Difesa, il Congresso, l’Ambasciata d’Italia, diversi gruppi industriali italiani, il Vertice Mondiale di Sicurezza Nucleare ed il Comitato Olimpico Internazionale.

La svolta era avvenuta nel 1989 quando, passato l’esame per diventare interprete per il Dipartimento di Stato, che è il nostro Ministero degli Affari Esteri e fornisce gli interpreti alla Casa Bianca, dopo aver lavorato a diversi livelli di governo, finalmente era arrivata la proposta del nullaosta “top secret”, massimo livello di sicurezza statunitense necessario per accedere alla Casa Bianca. 

In seguito ha tradotto Clinton, George Bush, Obama, Trump e Biden ed ogni volta lo ha fatto sempre con grande emozione in quanto, spiega, “non mi abituo mai: ogni volta perdo mezzo chilo perché il giorno prima e quello dopo mi si chiude lo stomaco e non mangio”.

Dei presidenti dice: “Siamo tenuti alla massima segretezza, posso comunque dire che il presidente Clinton è un brillante e abile uomo politico; George Bush è una persona estremamente carina che conquista con la sua cordialità e Barack Obama... ogni volta che parla accende una profonda riflessione. Non capisco come si fa ad attaccarlo: una cosa che colpisce è il suo grande amore verso la moglie”.

    A fianco dei presidenti Usa ha incontrato anche molti capi di governo italiani e presidenti della Repubblica (prima Ciampi, poi Berlusconi ed anche Renzi, sia da sindaco di Firenze che poi a Washington, infine di recente Draghi) e pontefici (Papa Ratzinger e Papa Francesco).

Quello che stupisce maggiormente è la sua quotidianità. “La Casa Bianca ti colpisce perché è piccola in confronto ai palazzi presidenziali degli altri paesi ed è solare e luminosa come una bella residenza di campagna”.

In particolare ci tiene a dire che ha fatto molta gavetta: “Nessuno ti regala niente e partire dal basso riempie di soddisfazione... Ho iniziato questo lavoro vincendo una borsa di studio per la Comunità Europea, poi facevo l’interprete freelance per la Farnesina. Una volta conosciuto mio marito che è svizzero mi sono sposata e sono partita con lui che per lavoro girava il mondo. Abbiamo abitato a New York, Ginevra, Bolzano, Dubai e nell’89 ci siamo trasferiti a Washington. Intanto mi ero fatta conoscere nell’ambiente perché lavoravo come interprete alla base Nato di Verona».

Livorno, la sua Livorno, non l’ha mai dimenticata.“Ho visto recentemente su Rai International il programma Linea Verde su Livorno: c’era una ripresa aerea della nostra città, com’è bella! Mi ha dato una voglia struggente di tornare... Appena arrivo faccio lunghe passeggiate sul mare, all’Ardenza, ad Antignano; d’estate poi nessuno mi tocchi gli scogli del Romito. Vado spesso alle Vaschine, dopo il Sonnino e al moletto di Quercianella. Quando torno negli States faccio incetta di schiacciata del Nencioni e poi porto quanto più cibo possibile: in America trovi tutto ma non è la stessa cosa... A Washington quando posso cucino il Cacciucco alla mia famiglia con il pesce che riesco a trovare lì e sono riuscita anche a fare la torta”.

Per queste pagine, in particolare, ho cercato di scavarne gli aspetti privati ed i ricordi di bimba quando aveva anche frequentato la scuola di danza della professoressa Crafa (assieme a mia moglie) ed aveva fatto le consuete vasche serali in via Ricasoli. Per farlo, però, come avevo anticipato all’inizio, ho dovuto affrontare un altro problema perché il Covid, beccato proprio il giorno prima dell’incontro con un’Elisabetta a Livorno, ha impedito che ci vedessimo in Baracchina Rossa come programmato ma solo via cellulare.

- Perché andasti a danza? “Perché ci andò mia sorella, che era più grande di me e fu assai più brava. Di quegli anni ricordo con Flavia e Linda Pagli un’esibizione al Goldoni quando facemmo le contadinelle nella Bella Addormentata”.

- Parlaci della tua gioventù a Livorno.

“è stata molto piacevole perché fra i 12 ed i 14 anni mi distinsi da ranista per la Rari Nantes e poi per il Circolo Nuoto ottenendo il record toscano e, per pochi mesi, anche quello nazionale sui 50 metri”.

- Oltre che in piscina le vasche le facevi anche ogni sera in città?

“Si ma, poi, con Patrizia ormai a Firenze, spesso la raggiungevo là che mi sembrava meno provinciale di Livorno”.  

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- Che rapporti hai con lei?

“Con Patrizia, architetto ed a lungo presidente provinciale della Croce Rossa, siamo sempre state molto unite. A Montenero ha restaurato un casale abbandonato trasformandolo in un sogno (Il Tirreno ed altri siti a febbraio 2021 l’ha definito “Una casa da favole”, ndr.). Fra l’altro ha un figlio, Leonardo Mazzei, ormai da tempo anche lui negli Usa come consulente di comunicazione per la World Bank, il cui figlio Tancredi a luglio 2018 assurse agli onori della cronaca perché a 12 anni, in vacanza a Vada, salvò col surf un cinquantenne preda dei crampi mentre nuotava in mare mosso (Il Tirreno lo definì “un giovane eroe” e Mattarella lo nominò ‘Alfiere della Repubblica’, ndr)”.

- Tua madre ha quasi 100 anni, vero? E di tuo padre cosa ci puoi dire?

“No, Vivi (soprannome di Dina) Meriggi ne ha 101 (il 28 ottobre 2021 ha celebrato la ricorrenza anche il Comune nel suo sito istituzionale e diversi altri siti, ndr) e va per i 102. Mio padre Giuseppe invece morì nel 1995 a 93 anni: di vent’anni più vecchio della consorte era stato tecnico di canottaggio e seguì i famosi Scarronzoni ma si distinse pure per il raid con iole a 4 Livorno-Palermo”.

- Come hai conosciuto tuo marito?  Che attività svolge? “Conobbi Maximilian durante la prima conferen-

     za che seguii da interprete: di 7 anni maggiore di me, ora è in pensione ma era giunto ad essere vicepresidente Fiat Difesa e Spazio (in internet è noto anche per la sua esperienza trentacinquennale in business, marketing e trasferimento tecnologico e la precedente direzione della Exxon Far East and Pacific, ndr)”.

- Le tue figlie seguiranno la tua strada?

“No, Micol, la maggiore, è consulente bancaria mondiale, ha sposato uno statunitense d’origini greche di nome omerico, Ulysses, ed ha due figlie (Oona ed Aelia) rendendomi così nonna. Tessa, invece è ricercatrice biologa e da tempo vive in Repubblica Centrafricana dove (seguendo l’esempio di altre famose biologhe come Diane Fossey coi gorilla di montagna o Jane Goodall con gli scimpanzé, ndr) ha condotto un supporto del pangolino di grande successo (Il Tirreno a febbraio 2021 le ha dedicato un articolo definendola “L’angelo livornese della foresta”, ndr)”. 

- Come hai vissuto l’episodio del video virale con Trump?

“In modo drammatico: pensa che entro mezz’ora mi chiamò la mia referente in capo della Casa Bianca ma, fortunatamente, era disponibile un video che dimostrò la montatura del caso. Nel corso della pre-conferenza stampa (che di solito dura 10 minuti ma in quel caso Trump fece invece durare 45 minuti), infatti, ad un certo punto un giornalista statunitense fece una domanda su di un diplomatico inglese il cui figlio era stato ucciso ed io non riuscii a capire bene il cognome per cui feci quella faccia. In seguito i commenti in rete giunsero a 22 milioni ed io ricevetti anche minacciose telefonate. Trump comunque non mi disse nulla ma non mi aveva mai mostrato la stessa cordialità che ricevetti da tutti gli altri presidenti. In seguito, anche le Iene di Mediaset vi dedicarono un servizio molto antipatico per cui, non fossi stata bloccata dal top-secret, avrei proceduto a denuncia perché arrivarono a criticare addirittura il mio aspetto fisico. Pure mia madre e mia sorella ricevettero moltissime telefonate in merito”.

Elisabetta è anche una grande e feroce tennista e come tale mi chiude l’intervista con una schiacciata imprendibile ricordando l’incontro con Ciampi che le è rimasto nel cuore. In quell’occasione lei era in cabina di traduzione e non accanto a lui: “è stata una grande emozione, mi ricordo che quando finii la traduzione conclusi con un “dé è finito” e lui disse «qui c’è un’altra livornese alla Casa Bianca»”.

Ad agosto torna e chi ce la toglie una bella mangiata di mare assieme?

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