Enzo Bartolini

La figura dell’indimenticabile canottiere attraverso il racconto dei figli Enrico e Cristina

Il neonato Museo di Città non ha ancora una sezione dedicata allo sport nonostante siano stati molti i successi sportivi labronici. E’ vero che la memoria, in genere, è corta ed a Livorno lo è in particolar modo, ma se la nostra città è stata famosa per qualcosa certamente lo è stata, oltre che l’arte, anche per lo sport.
Nell’agosto del 2009, infatti, il Sole 24 ore pubblicò l’indice di sportività delle province italiane come derivabile dai risultati ottenuti nelle manifestazioni dell’anno precedente e dagli investimenti fatti dalla provincia  per impianti destinati all’attività sportiva ed il risultato indicò Livorno prima, con un evidente vantaggio sulle inseguitrici (Genova, Trento, Bologna e Firenze per citarne alcune), con dei picchi di eccellenza straordinari negli sport individuali. Negli anni successivi la nostra città ha continuato a figurare fra le prime 10 province (quinta nel 2010, sesta nel 2011 e nel 2012…) eppure quanti giovani livornesi saprebbero citare una lista di grandi sportivi amaranto?
Prendiamo l’esempio dei mitici Scarronzoni che assieme alla scherma del Fides costituiscono i due monumenti storici maggiori dello sport labronico: chi eran costoro?
Come noto alle vecchie generazioni, il nome Scarronzoni indicò gli atleti dell’Unione Canottieri Livornesi (in procinto quest’anno di celebrare i suoi 100 anni) che composero gli equipaggi nella specialità dell’otto-con ai Giochi olimpici di Los Angeles del 1932 e di Berlino del 1936, in entrambi casi battuti di un soffio dagli statunitensi, la prima volta per 2/10 di secondo e la seconda per 6/10 di secondo.
La loro avventura è durata tredici anni (dal 1928 al 19411) con 32 atleti2 che - oltre alle due medaglie d’argento olimpiche (1932 e 19363) - conquistarono anche due titoli europei (1929 e 1937), tre argenti europei (1930, 1931 e 1933), un bronzo europeo (1938), per un totale di 8 titoli internazionali, e 12 titoli nazionali.
 

egata cui partecipò l’otto dell’Unione Canottieri Livornesi a Massaciuccoli, per i campionati toscani: in tale occasione i movimenti della ciurma (in gran parte abituata al canottaggio a sedile fisso) erano sgraziati e non eleganti. La barca scarrocciava, appunto, come si dice in termine marinaresco e chi li vide remare li chiamò “Scarronzoni”. All’Ardenza, da via Danesi e via Angiolo Tommasi, c’è anche una strada loro intestata e la nostra rivista ha già dedicato loro almeno due articoli: in generale sugli Scarronzoni e sulla scomparsa nel 1998 di uno di loro, Enzo Bartolini. Conoscendo i figli di quest’ultimo ho voluto approfondirne gli aspetti umani per capire qual segno, a Livorno (città nota per l’ego e le polemiche), lasci sulla vita successiva l’esser stato un protagonista sportivo ai massimi livelli. Da loro, oltre che informazioni, ho ricevuto anche foto del tut-
       to inedite provenienti dall’archivio di famiglia.
Enzo Bartolini era figlio di Egisto, titolare di un ingrosso di vini che non lo aveva stimolato né ad essere sportivo né’ a studiare ritenendolo più utile nella propria impresa: il giorno della laurea in Economia e Commercio, vedendoselo arrivare in negozio tutto vestito elegante gli domandò: “O da dove vieni così tirato a lustro?”.

Molto aitante (fra i Corazzieri non era stato accettato solo per alcuni centimetri in meno all’altezza necessaria), non aveva iniziato nell’otto: cominciò nel due-con assieme a Checcacci ma la sua grande potenza non sembrò accompagnata da spirito tattico per cui fu spostato nell’armo più folto ove, alle strategie dei remi estremi, occorreva accoppiare soprattutto il motore centrale.
Questo dato è poco noto e solo la curiosità del figlio Enrico, che ha sempre amato scartabellare fra i ritagli di giornale del periodo, l’ha portato recentemente alla luce.
Persona schiva, Enzo Bartolini non parlò mai molto dei suoi successi (argento Olimpiadi 1936, oro Europei 1937, bronzo Europei 1938), limitandosi a farsi accompagnare dalla famiglia nell’ultimo ruolo di giudice arbitro nazionale, ma il suo dolore più grande fu la perdita del diploma olimpico di Berlino quando i tedeschi minarono la sua casa di famiglia in campagna vicino a San Miniato.
Era peraltro dotato d’ironia e disponibile a ridere pure di se’: delle nozze con Dina Corzani (1920-2009), che gli avrebbe dato Enrico e Cristina, rammentava come il rinfreschino per il matrimonio fosse consistito in una semplice cioccolata e come, poi, il viaggio di nozze si fosse limitato a Montecatini. Analogamente, pur geloso dei propri sentimenti, ricordava la scena della scarpa che gli era scappata in alto mentre giocava coi nipoti o di come il doverne gestire assieme ben tre in una data circostanza lo avesse spossato.
Con la discendenza diretta ebbe atteggiamenti diversi: autoritario e severo coi figli e dolcissimo coi nipoti. Da Cristina richiedeva rispetto delle regole e serietà tanto da apprezzare molto la volontà del futuro genero (l’ortopedico e schermidore Alamanno Montano) di volersi presentare abbastanza presto per chiarire le proprie intenzioni.

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Chiedo se abbia mai raccontato qualcosa dell’atmosfera dell’olimpiade di Berlino, caratterizzata soprattutto dal mostro Jesse Owens (il velocista James Cleveland Owens, 1913-1980, 4 ori a Berlino, recordman del lungo a 8,13 dal ’36 al ‘60) che, colla sua pelle nera, turbò i progetti mistificatori dell’intellighenzia tedesca di allora, e scopro che Enzo l’aveva visto correre in una finale rimanendone stupefatto per come sembrava volare.
La caratteristica principale del nostro era la profonda umanità. Della guerra, per esempio, che ovviamente aveva toccato anche lui (ufficiale di artiglieria, prigioniero in Grecia il 10 settembre 1943 e rinchiuso per 2 anni in 3 campi di concentramento tedeschi, di cui l’ultimo ad Amburgo prima del rientro a Livorno il 10 agosto 1945) raccontò ai figli  aneddoti notevoli ma anche relazioni significative.
Fra gli aneddoti la conoscenza nei campi di due personaggi destinati al successo nel mondo dello spettacolo e della letteratura, il musicista e direttore d’orchestra televisivo Gorni Kramer (France sco Kramer Gorni, 1913-1995) e lo scrittore Giovannino Guareschi (1908-1969): il secondo, dotato di grande arguzia nello scrivere, componeva in camerata e poi leggeva i suoi scritti generando grandi risate, mentre il primo compose lì per lì una canzone per celebrare la nascita della figlia di Guareschi, Carlotta.
In termini di relazioni personali, invece, condusse a Vercelli i figli per incontrare assieme il proprio attendente in Grecia nel corso di una giornata particolarmente toccante per tutti.
Trascorse tutta la carriera lavorativa in Cassa di Risparmi di Livorno ove era entrato già prima della guerra e la morte lo colpì con una polmonite preceduta, però, da un ictus che lo aveva reso quasi cieco costringendolo ad un calvario assai lungo.
Enzo aveva animato una delle colonne dello sport livornese, il canottaggio, ed aveva frequentato l’altra colonna, la scherma del Fides e dei Montano. A Cristina (figlia di uno degli Scarronzoni e moglie di uno schermidore) domando quanto ciò gli fosse chiaro e se ne avesse mai parlato confrontando i due sport o l’epoca di allora e la successiva ma, come mi sarei dovuto aspettare, la risposta è stata coerente colla persona che ho capito di aver scoperto, perché il Bartolini era sempre restato solamente un ex grande atleta, scevro da personalismi o polemiche. Ce ne fossero…
NOTE: (1) Nel 1942 l’equipaggio, con scarso allenamento perché la maggior parte dei suoi componenti era militare, partecipò soltanto ai campionati italiani dove venne sconfitto dall’Aniene di Roma. L’attività dell’otto venne ripresa nel 1947, ma i risultati non furono all’altezza del passato: era in auge, infatti, in quegli anni l’otto della Soc. Can. Varese che vinse tre campionati europei nel 1947, 1949 e 1950.

 

(2) In ordine alfabetico scusandoci per la presenza di date solo per alcuni: Mario Balleri (1902-1962, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933), Renato Barbieri (1903-1980, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933), Dino Barsotti (1903- , oro Eur.1929, arg. Eur 1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933, arg. Olimp.1936), Enzo Bartolini (1914-1998, arg. Olimp.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Alberto Bonciani (oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Renato Bracci (1914-1975, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933), Dino Cecchi, Mario Checcacci (1910-1987, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Raffaello Cioni, Vittorio Cioni (1900-1981, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932), Antonio Colonnacchi, Mario Del Bimbo , Enzo Favilla , Guglielmo Del Bimbo (1903 1973, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933, arg. Olim.1936), Enrico Garzelli (1909-1992, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Oreste Grossi (1912-2002, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Ottorino Godini (arg. Eur.1933), Dario Lavoratori, Pio Manteri, Cesare Milani (timoniere, 1905-1956, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Eur.1931, arg. Olim.1932, arg. Eur.1933, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Eugenio Nenci, Corrado Neri, Giovanni Persico (1878-1906, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Marino Pescia, Pescino (proprio così) Pescia, Ottorino Quaglierini (1915-1992, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Dante Secchi (1910-1981, arg. Eur.1933, arg. Olim.1936, oro Eur.1937, bronzo Eur.1938), Renato Tognaccini, Roberto Vestrini (1908-1967, oro Eur.1929, arg. Eur.1930, arg. Olim.1932),  CanzIo Vivaldi (1922-2000). Dal sito https://it.wikipedia.org/wiki/Scarronzoni.
(3) In entrambi i casi battuti dagli Usa per, rispettivamente, soli 2 e 6 decimi di secondo, frazioni superate solamente dall’altro livornese Alberto Ughi che alle Olimpiadi del 1972 perse il bronzo del K4 per 4 centesimi di secondo!
 

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