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Livorno nonstop

Reg.Tribunale Livorno n. 451 del 6/3/1987

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Federico Caprilli

IL RUBACUORI LIVORNESE INVENTÒ L'EQUITAZIONE MODERNA

Era bravo, anzi bravissimo, andava controcorrente per pro­pensione naturale, forse per­ché era nato a Livorno, e so­prattutto piaceva alla donne. Per questi motivi era molto odiato; dai superiori militari, dai mariti traditi, dalle donne abbandonate. Soprattutto la lista delle nobildonne amate gli procurò ostilità, anche in campo militare. Sono pochi a credere che sia caduto da cavallo mentre andava al trotto, riportando la frattura del cranio. E quegli spari che furono sentiti? E perché non fu ricoverato in ospedale? Ma partiamo dall'inizio.

 

Correva l'anno 1868, l'unità d'Italia era stata proclamata da poco e 1'8 aprile Federico Caprilli, anzi Federigo Olinto Caprilli come recita l'atto di nascita, nacque a Livorno in un bel palazzo di viale Regi­na Margherita, oggi viale Ita­lia, da Enrico e Elvira Rossi. Una grande lapide, dal 1957, fa bella mostra di sé sulla fac­ciata della casa natia.

Il padre Enrico morì di lì a poco e lo zio Olinto Caprilli fu nominato tutore di Ghigo (così lo chiamavano in fami­glia) e dei fratelli Domenico, Ida e Elena. Riguardo al nome di battesimo va detto che all'anagrafe sta scritto Federigo, lui si firmava Fe­derigo, ma tutti i suoi biografi lo chiamano Federico e an­che sulla lapide in viale Italia sta scritto Federico, per cui anch'io lo chiamerò in tal modo. La madre convolò, presto, a seconde nozze con l'ing. li­vornese Carlo Santini, una brava persona, che per ragio­ni di lavoro portò tutta la fa­miglia a Roma, dove il nostro Caprilli iniziò l'esperienza sco­lastica dimostrando subito ir­requietezza e indisciplina. Per correggerlo fu deciso di man­darlo al Convitto Comunale di Terni, nel 1878, lontano dalla famiglia. L'indisciplina rima­se tuttavia immutata, ma tutti i compagni di corso gli furo­no amici, grazie alla sua sim­patia e al suo ascendente.

A 13 anni entrò nel Collegio Militare di Firenze dove finì in cella di rigore per atti di in­disciplina, suscitando stupore tra i commilitoni per il corag­gio dimostrato nell'accettare la punizione. Nel 1884 apri un collegio militare a Roma e Federico potè riavvicinarsi alla famiglia. Montò a caval­lo a 18 anni, praticamente per non scenderne più. Eppure alla scuola di cavalleria di Modena, nel 1886, non lo vo­levano ammettere perché era troppo alto! Per fortuna i can­didati erano pochi, così fu de­ciso di accoglierlo al corso! Fu qui che incontrò il marchese Emanuele Ca­cherano di Bricherasio del quale diventò amico, una amicizia che durerà tutta la vita. In virtù di questo rap­porto di solidarietà fraterna, al Caprilli si aprirono le por­te dell'alta società. Federi­co, espressione della ram­pante borghesia, Emanuele appartenente alla vecchia aristocrazia, ma proiettato al nuovo, quindi alla politica e all'economia. Entrambi supe­rarono il corso di Modena e furono assegnati al reggimen­to di cavalleria "Piemonte Reale", a Saluzzo, che poi si trasferirà a Torino.

A proposito dell'elegante ambiente di Torino, ecco cosa scriveva Carlo Giub­bilei in Caprilli. Vita e scritti: "Ai brillanti drago­ni si schiudevano i salotti più aristocratici, a lui che aveva solamente ventitré anni ed era bello, forte, giocondo, sorgeano di­nanzi cento e cento ten­tazioni... Amava il moto e lo sport, ammirava le bel­le donne, sentiva l'ammi­razione nelle naturali loro civetterie che si pa­lesavano con tutte le più sviluppate attrattive ver­so di lui ed era naturale che si lasciasse vincere da qualche tentazione. Ap­passionato per il ballo, accettava gli inviti alle

 

feste durante le quali le spire della danza lo tene­ano continuamente in loro potere".

Caprilli, a Pinerolo, acquistò per pochi soldi, dalla scude­ria di Enea Gallina, un cavallo che nessuno voleva perché aveva avuto una pessima istruzione, cosic­ché non intendeva più es­sere montato. Si chiamava Sfacciato e, con lui, Capril­li, durante una esercitazio­ne in collina, saltò un fosso che nessuno del reggimen­to osò saltare. Con Sfaccia­to si concesse lunghe caval­cate in campagna (altro che la scuola di maneggio!) e anche il salto di enormi sie­pi e addirittura barriere di sciabole sguainate nel cor­tile della caserma. Concepì un nuovo modo di rappor­tarsi con il cavallo. Tanto per cominciare modificò la posizione in sella per far sentire meno il peso del ca­valiere, quindi sostituì il "morso" con un filetto per comandare dolcemente il cavallo, tenendo allentate le redini.

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Insomma, per Caprilli un cavallo lasciato libero e as­secondato nei suoi movi­menti nella corsa e nella parabola del salto poteva raggiungere risultati incre­dibili. Aveva inventato il "metodo naturale" che di­venterà il nuovo regolamen­to di equitazione, adottato poi in tutto il mondo. Più tar­di, salterà gli ostacoli diste­so sul collo del cavallo e sarà un'altra rivoluzione, perché fino ad allora si sal­tava col corpo all'indietro e tirando le redini. L'esta­blishment militare lo denigrò per molti anni e considerò quelle novità un'offesa al decoro militare. E lui? Lui vinceva quasi tutte le gare cui partecipava facendo ricredere i molti che lo avver­savano.

Inutile dire che ai concorsi ippici gli occhi delle nobil­donne erano tutti per lui. Ma Federico praticava anche la caccia alla volpe, secondo la moda del tempo e qui co­nobbe Elena d'Orleans, du­chessa d'Aosta. Certo, i flirt con donne dell'aristo­crazia non furono graditi dalla Casa Reale e gli cre­arono problemi con i superiori, in primis Luigi Cadorna (quello di Caporetto!), con l'ovvio risultato che ebbe pochi riconoscimenti. A Parigi, Cleo de Merode, la più famosa ballerina del tempo, amante di re Leopoldo del Belgio, cadde fra le sue braccia. Si concesse al Caprilli anche la principessa Maria Letizia di Savoia, vedova di Amedeo, fratello del re Umberto. Sarà lei a fargliela pagare quando si accorse di essere tra­dita. Caprilli venne mandato in punizione a Nola, sede del reg­gimento "Lancieri di Milano". In questo periodo di "confino" si legò a Elena d'Or­leans, duchessa d'Aosta, bellissima, che aveva incontrato, come sopra detto, durante una caccia. Tuttavia proprio qui a Nola, lontano dai ri­flettori, accadde che Caprilli conquistò la fiducia dei superiori del luogo che decisero di applicare il suo metodo di cavalcare e in breve i lancieri di Nola di­ventarono un reparto effi­cientissimo. Caprilli ai con­corsi battè nientemeno che i dragoni di Pinerolo.

Intorno a lui diminuì l'ostili­tà dei superiori. Ora caval­cava Pouff col quale vinse in Italia e all'estero. Con Melopo, nel 1902, fu cam­pione del mondo al Concor­so Ippico Internazionale di Torino saltando l'asticella a 2,08 e a chi si complimentò con lui rispose, con spirito tutto livornese: "Sono mol­to soddisfatto, è chiaro. Ma lo fui molto di più quando saltai 1,60 con Bagongo, a Modena, nel 1898. Bagongo era un maremmano che avevo comprato da un vetturino. Tirava la carrozza!".

Fu promosso capitano. In­tanto avevano numerosi successi anche i suoi allie­vi, sia nella corsa che nel salto in alto. Da tutto il mon­do vennero a lezione da lui. Si parlò ormai, apertamen­te, di affidargli il comando della scuola di cavalleria.

 

Il 6 dicembre 1907 andò in treno a Torino per un ap­puntamento amoroso con un'attrice di teatro che an­dava per la maggiore, Vit­toria Lepanto. Ma Vittoria non arrivò per un contrat­tempo e Caprilli decise di andare dal suo amico Galli­na dal quale aveva compra­to, anni prima, Sfacciato.

l Gallina gli fece vedere un morello, rifiutato da Elena d'Orleans, la sua ex, che nessuno voleva perché ri­belle. Caprilli lo fece sella­re e si allontanò al passo. Dopo pochi minuti il morello ritornò senza il cavaliere. Che cos'era successo? Fe­derico era caduto, si era frat­turato il cranio, morì il gior­no dopo senza riprendere conoscenza. L'ipotesi di una vendetta prese subito corpo. Un cavaliere come lui che cade da cavallo? Al trotto? Ma quegli spari sentiti? E perché non fu portato in ospedale? Un giallo, ma non ci fu nessuna inchiesta e nemmeno funerali solenni. Venne cremato e le sue ce­neri collocate a Fubine, presso Alessandria, nella cappella che ospitava già l'amico conte Emanuele di Bricherasio, morto, forse suicida, a 36 anni. Nella lapi­de fu scritto: "Fridericus Caprilli Magister Equi­tum". Nel testamento, redat­to appena un anno prima al­l'età di 38 anni, Caprilli scris­se di bruciare il baule dove erano raccolte tutte le lettere delle sue donne.