Fontana del Bacchino

Parzialmente distrutta dai bombardamenti in piazza Guerrazzi, la sua storia
ci richiama a Giuseppe Valaperti, un industriale tessile di Prato che amava Livorno

Correva l’anno 1934, la data esatta era il 18 febbraio. Con una cerimonia priva di fronzoli (anzi, il “Corriere del Tirreno” di due giorni dopo preferì precisare che non c’era neanche stata una cerimonia) in piazza Guerrazzi iniziava a funzionare una nuova fontana. In realtà si trattava, potremmo dire, di un “usato sicuro”, dato che aveva già alcuni anni di vita sulle spalle, essendo stata piazzata fino a qualche giorno prima all’incrocio tra via Francesco Baracca e via Enrico Toti, costituendo una sorta di rotatoria che, se fino ad allora non aveva arrecato alcun fastidio al poco traffico, si prevedeva che sarebbe stata d’intralcio negli anni a venire. “Era destinata allo stadio” si legge nell’articolo “ma poiché inceppava il libero transito, specialmente nei giorni di grandissima affluenza di pubblico, è stata collocata in piazza Guerrazzi”.
Resta da capire se l’anonimo cronista abbia assistito all’inaugurazione di quella che viene definita “vasca di bronzo (che) poggia sopra un basamento di marmo e si erge svelta e armoniosa”. La fontana, infatti, era costituita da una vasca in marmo al centro della quale era collocato un basamento in bronzo su cui poggiavano, forgiate nel medesimo materiale, una conchiglia con al centro una statua rappresentante Bacco, nelle sembianze di un putto seduto in mezzo a grappoli d’uva.


 

La scultura metallica era una copia del “Bacchino” che si trova a Prato. L’autore è Ferdinando Tacca, figlio di Pietro che a Livorno è ben noto, oltre che per essere l’autore dei Quattro Mori, anche delle fontane dei mostri marini di piazza Santissima Annunziata di Firenze, le cui riproduzioni vennero collocate una cinquantina d’anni fa in piazza Colonnella.
Il collegamento fra Prato, la statua del Bacchino e lo Stadio Comunale di Livorno è rappresentato da Giuseppe Valaperti, noto come “il pratese innamorato di Livorno”, industriale tessile che nella nostra città stabilì la propria residenza nei periodi festivi, cogliendo l’occasione per fare un po’ di affari. Fu lui, infatti, a far costruire nei pressi della propria villa (Villa Basilica, ne riparleremo fra poco), quelli che sono noti impropriamente come “Villini Liberty”, le costruzioni che sorgono davanti all’Accademia Navale nel tratto compreso tra Barriera Margherita e l’Ippodromo. Progettista di questi e altri edifici fu Fosco Cioni, geniale geometra (c’è chi dice che era in possesso di una laurea in architettura conseguita all’estero) alla cui matita si debbono anche la Baracchina Rossa, altri villini eclettici sul viale Nazario Sauro edificati prima del “Piano Regolatore Valaperti”, almeno due ville a Prato, in quella che adesso si chiama via Giacomo Matteotti, oltre probabilmente al villino di via Enrico Toti che riproduce in scala ridotta il pianterreno del ben più imponente Palazzo Novellucci, situato anch’esso a Prato, in via Cairoli.

Il Villaggio Valaperti (o “Prato al Mare”, come da taluni veniva chiamato) rappresentò il nucleo originario di un nuovo quartiere, attraversato da vie e piazze intitolate a eroi della prima guerra mondiale.
I villini dell’allora viale Regina Margherita vennero costruiti all’inizio degli anni Trenta, subito dopo l’imponente Villa Basilica, circondata da un grande parco. A quest’ultima si accedeva tramite una grande cancellata, fiancheggiata da due casotti, situata sul viale.
La strada d’ingresso percorreva quella che poi, con l’edificazione dei villini, fu trasformata in via Riccardo Cipriani. I casotti vennero demoliti e il cancello spostato in fondo alla via, sul lato est dell’intersezione con via Enrico Toti (dove si trova tuttora, perché la Villa Basilica fu abbattuta alla fine degli anni Sessanta per lasciar spazio a un grande condominio).
Va detto che l’intera area subì una serie continua di modifiche nel giro di pochi anni. La fontana del Bacchino prima ancora di essere completata con la statua fu collocata nel parco della villa, quindi in seguito alla modifica del percorso del muro di cinta dovuta alla costruzione degli edifici circostanti si ritrovò al di fuori del parco, nel bel mezzo dell’incrocio di via Toti con via Baracca, strade che in una planimetria del 1933 vediamo rinominate rispettivamente in viale XXI Aprile e viale Benito Mussolini.
Su un appezzamento di terreno all’uopo donato da Valaperti alla città stavano procedendo a pieno regime i lavori per la costruzione dello Stadio Comunale (ecco perché il frettoloso cronista parlava di fontana destinata allo stadio), di lì a poco intitolato a Edda Ciano Mussolini figlia del duce e moglie di Galeazzo Ciano, mentre nella medesima planimetria si prevedeva di dare il nome di Costanzo Ciano all’attuale via Randaccio.

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