La modernizzazione delle città

La funicolare di Montenero, inaugurata il 16 Agosto 1908, costituì per la storia cittadina la tappa di un consapevole processo di modernizzazione e fu pertanto celebrata da un gran numero di cartoline illustrate che la raffiguravano in tutte le pose che si addicevano alla graziose damigella qual essa era: in salita, in discesa, alla stazione di partenza, a quella di arrivo e nel giorno stesso della sua inaugurazione.

Di Giorgio Mandalis

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La funicolare di Montenero, inaugurata il 16 Agosto 1908, costituì per la storia cittadina la tappa di un consapevole processo di modernizzazione e fu pertanto celebrata da un gran numero di cartoline illustrate che la raffiguravano in tutte le pose che si addicevano alla graziose damigella qual essa era: in salita, in discesa, alla stazione di partenza, a quella di arrivo e nel giorno stesso della sua inaugurazione.

Costituiva per Livorno uno dei suoi vari primati di livello nazionale perché era a trazione elettrica invece che a vapore, come tutte le precedenti funicolari compresa la famosa Vesuviana risalente al 1880 (funiculì funiculà...).

Ma forse non sono particolarmente note le complesse e complicate vicende che condussero alla sua sospirata inaugurazione. Proveremo qui a ricostruirle rifacendoci alle notizie distribuite tra il 1902 e il 1908 lungo le pagine della Gazzetta Livornese: ci suggeriranno quanta perseveranza, quanto impegno e quante sinergie occorrano per realizzare un’idea.

L’avventura può farsi iniziare nell’Ottobre 1902, quando appare un progetto avanzato dal Consorzio dei Monteneresi per il prolungamento fino alla Piazza del Santuario della linea elettrica che già collegava la città con Piazza delle Carrozze. Ne era animatore l’ex sindaco Rosolino Orlando che a Montenero possedeva ville, case, terreni e che aveva il dono, da non darsi per scontato tra le generazioni dei politici, di saper coniugare i vantaggi propri con quelli pubblici. Infatti nel progetto si prospettavano generali benefici non solo per i Monteneresi tutti, ma anche per gitanti livornesi, per pellegrini e devoti di ogni dove, che avrebbero animato, soprattutto economicamente, la vita del sacro colle. Ma la proposta trovò obiezioni e resistenze: mancavano i progetti tecnici, la direzione della tramvia avrebbe dovuto attivarsi per acquistare energia elettrica a basso costo, si sarebbe dovuta affrontare la macchina burocratica del Comune e soprattutto dovevano convincersi ad accettare l’esproprio i possidenti sulle cui terre sarebbe passato il tracciato. Una riunione convocata per il 17 Novembre andò semideserta, soprattutto per il disinteresse e la resistenza dei proprietari terrieri.

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La funicolare di Montenero, inaugurata il 16 Agosto 1908, costituì per la storia cittadina la tappa di un consapevole processo di modernizzazione e fu pertanto celebrata da un gran numero di cartoline illustrate che la raffiguravano in tutte le pose che si addicevano alla graziose damigella qual essa era: in salita, in discesa, alla stazione di partenza, a quella di arrivo e nel giorno stesso della sua inaugurazione.

Costituiva per Livorno uno dei suoi vari primati di livello nazionale perché era a trazione elettrica invece che a vapore, come tutte le precedenti funicolari compresa la famosa Vesuviana risalente al 1880 (funiculì funiculà...).

Ma forse non sono particolarmente note le complesse e complicate vicende che condussero alla sua sospirata inaugurazione. Proveremo qui a ricostruirle rifacendoci alle notizie distribuite tra il 1902 e il 1908 lungo le pagine della Gazzetta Livornese: ci suggeriranno quanta perseveranza, quanto impegno e quante sinergie occorrano per realizzare un’idea.

L’avventura può farsi iniziare nell’Ottobre 1902, quando appare un progetto avanzato dal Consorzio dei Monteneresi per il prolungamento fino alla Piazza del Santuario della linea elettrica che già collegava la città con Piazza delle Carrozze. Ne era animatore l’ex sindaco Rosolino Orlando che a Montenero possedeva ville, case, terreni e che aveva il dono, da non darsi per scontato tra le generazioni dei politici, di saper coniugare i vantaggi propri con quelli pubblici. Infatti nel progetto si prospettavano generali benefici non solo per i Monteneresi tutti, ma anche per gitanti livornesi, per pellegrini e devoti di ogni dove, che avrebbero animato, soprattutto economicamente, la vita del sacro colle. Ma la proposta trovò obiezioni e resistenze: mancavano i progetti tecnici, la direzione della tramvia avrebbe dovuto attivarsi per acquistare energia elettrica a basso costo, si sarebbe dovuta affrontare la macchina burocratica del Comune e soprattutto dovevano convincersi ad accettare l’esproprio i possidenti sulle cui terre sarebbe passato il tracciato. Una riunione convocata per il 17 Novembre andò semideserta, soprattutto per il disinteresse e la resistenza dei proprietari terrieri.

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Nel mese successivo i possidenti richiedono ed ottengono una fermata intermedia presso la Via del Governatore. A Maggio, mentre proseguono le corse di prova e si aspetta il permesso del Ministero dei Lavori Pubblici, viene spianata la strada della linea delle Pianacce e si attendono i binari che saranno prontamente collocati.

Si arriva così al fatidico Agosto 1908 che sarà risolutivo, ma anch’esso non privo di intoppi e rinvii. Il primo del mese proseguono i collaudi in vista dell’inaugurazione, prevista per il 12. Entro quel giorno si

attivano anche i collaudi della linea delle Pianacce. Ci siamo, finalmente? No, non ci siamo ancora.

Questa volta manca il visto dell’Ufficio delle Ferrovie di Milano su un documento inviato al Comune di Livorno. Il rinvio è inevitabile. Il sospirato visto arriva l’11 e l’ing. Gentile ne approfitta per attivare il collaudo conclusivo della resistenza del cavo e del funzionamento dei freni. Tutto è al suo posto, ma alcune concomitanze di eventi, tra cui l’inaugurazione della nuova sede della Pubblica Assistenza, determinano un ennesimo slittamento.

Nel frattempo qualche raccomandato ha già provato l'emozione del servizio, che inizia regolarmente ogni 10 minuti senza passeggeri (ufficiali). La data dell’inaugurazione è fissata per il 16 Agosto, assieme a quella della linea delle Pianacce e questa volta non ci saranno rinvii.

In Piazza Vittorio Emanuele otto tram attendevano di essere riempiti dalle autorità, dagli azionisti e dai loro familiari. Non mancarono i tentativi da parte di alcuni personaggi non invitati di esigere per sé il posto riservato ad altri. Fatti scendere gli infiltrati che non cessavano di protestare, il convoglio partì seguendo il lungomare fino a raggiungere Antignano. Il paese era in festa e i tram furono accolti da applausi, tricolori e dalla banda diretta dal M° Sementa. Il convoglio proseguì per via dell’Uliveta (attuale Via Fratelli del Conte), passò il ponticello sulla ferrovia e imboccò le Pianacce seguendo un percorso lungo i campi che costeggiavano la strada, per ricongiungersi presso la Villa LLoyd con Piazza delle Carrozze. (fig.6)

La funicolare sale e scende più volte per caricare tutti gli invitati. Intanto il Comm. Rosolino Orlando, al ritmo della banda locale, guidava il prefetto, il sindaco Malenchini e le altre autorità a visitare le recenti opere che dovevano assicurare una ricezione d’alto livello ad un turismo di qualità: il Kursaal e il Padiglione Bleu, nonché il Teatro, non ancora ultimato.

Il prof. Giovanni Targioni Tozzetti pronunciò da una finestra del Ristorante Conti il discorso per lo scoprimento della lapide, risalendo ab ovo (dalle storie medievali del Colle) per proiettarsi verso le magnifiche sorti che lo attendevano. Il folto pubblico degli ascoltatori, un mare di cilindri, pagliette e cappelli femminili ad ampie tese, ormai pensava alla tavola imbandita e applaudiva sperando che la concione avesse presto fine.

La sontuosa cena al Padiglione Bleu si concluse con il buon Marradi che recitava i suoi versi dedicati a Montenero. Scroscianti applausi generali. All’uscita era ormai notte e tutte le case del Colle apparivano disegnate dalla luminaria offerta dal Comitato Promotore: un conclusivo ed indimenticabile spettacolo.

Un particolare ringraziamento va all’amico Marco Mancini che ha selezionato i numeri della Gazzetta Livornese, fonte principale di questo articolo