Gli anni Novanta a Livorno

Se negli anni sessanta i giovani si dividevano tra i Beatles e i Rolling Stones, negli anni novanta si spaccarono tra gli Oasis e i  Blur.  Anche a Livorno. Ma c’era pure chi si rifaceva ai rock intellettuali tipo Spice Girls, Britney Spears, oppure Natalia Imbruglia che proponeva anche la musica pop, ponendosi di fatto in mezzo ai due movimenti. In TV ebbe grandissimo successo Beverly Hills dove si raccontava la vita dei giovani e si andava dalla droga ai primo amori, dalla scuola alle difficoltà a realizzare i propri sogni.

di Luciano Canessa

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Se negli anni sessanta i giovani si dividevano tra i Beatles e i Rolling Stones, negli anni novanta si spaccarono tra gli Oasis e i  Blur.  Anche a Livorno. Ma c’era pure chi si rifaceva ai rock intellettuali tipo Spice Girls, Britney Spears, oppure Natalia Imbruglia che proponeva anche la musica pop, ponendosi di fatto in mezzo ai due movimenti. In TV ebbe grandissimo successo Beverly Hills dove si raccontava la vita dei giovani e si andava dalla droga ai primo amori, dalla scuola alle difficoltà a realizzare i propri sogni. Ogni giovane portava con sé le foto degli interpreti: Brenda e Brandon, Dylan, Steve, David, Donna, Kelly e Andrea. Le ragazzine sognavano e rimanevano a bocca aperta davanti a Ricky Martin e alle sue movenze ritmiche, ma anche Ambra Angiolini riscuoteva grande successo con “Non è la Rai”. Massimiliano Allegri era lontano dalla sua mente.

La pubblicità in TV ci proponeva la cremeria Motta: “C’è Gigi?”, “Non c’è!” ,“E la cremeria?”, “C’è, sali”.  E alla fine: “C’è Gigi?”, ”Gigi non c’è e la cremeria è finita”, “Vabbè… ripassiamo domani”. Oppure Ambrogio con la signora tutta in giallo della Ferrero Rocher: “Ambrogio… avverto un leggero languorino…la mia non è proprio fame, è più voglia di qualcosa di buono”.

Alle scuole superiori tutti, anche a Livorno,  avevano il diario “Smemoranda”, che rinnovato dura anche oggi,  nel quale si incollava di tutto (foto, pezzi di giornali ecc.) e alla fine dell’anno scolastico diventava un mattone. Lì si raccoglieva tutta la vita dei giovani, dagli appunti scolastici agli appuntamenti, alle frasi di Jim Morrison.

Lo aprivi e leggevi: “Compito di latino”, “Ambro sei un figo”, “Caso mai non sapreste. L’ha detto il Prof. di Scienze!”,  “1 anno dal colpo di fulmine. Non vedo l’ora di vederti”, “Proverbio del giorno: Il lupo perde il pelo e diventa calvo”, “Nessuna notte buia potrà impedire al sole di sorgere”.

Imperversavano gli zaini Invicta che vedevi sulle spalle di tutti i giovani e in autobus era un problema, prendevi botte a destra e a sinistra. Ai piedi  tutti portavano le gazelle dell’Adidas o le puma con la striscia bianca, ma anche, tutt’altra cosa, gli anfibi. I fighetti, in via Ricasoli,   portavano ostentatamente le polo col colletto alzato e i barbour.

Furono gli anni dei primi cellulari, degli squilli anche ripetuti che assumevano significati particolari tra i giovani, ma anche  dei messaggini. Perché diventò xché e ti voglio bene si trasformò in tvb.

Dagli 11 ai 17-18 anni  stavano ore e ore davanti al Tamagotchi, il pulcino che si comandava con tre pulsanti per mantenerlo in vita. I videoclip si guardavano su MTV e la musica si ascoltava in radio o con il lettore CD.

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Intanto Google rese le ricerche di notizie e informazioni in rete come un gioco da ragazzi, e nelle piazze nacque il karaoke,  merito di Fiorello. In quel decennio si poteva fumare nei locali chiusi e c’erano ancora le cabine telefoniche. I jeans divennero il più diffuso capo di abbigliamento nel guardaroba.

In centro, a Livorno, potevi fare ancora il pit stop (… mi è scappato!), perché c’erano molti distributori di benzina, anche se ciascun automobilista aveva quello preferito. Un tizio che aveva due amici titolari di distributori in piazza S. Marco, uno accanto all’altro, per non scontentarli, faceva il pieno una volta con uno, la volta dopo con l’altro.

Eppure quel decennio cominciò male, anzi malissimo a Livorno. Nell’agosto ’90 presero fuoco le nostre colline. Case distrutte, centinaia di persone in fuga, il fuoco che lambiva l’intera città. Chi abitava ai piani alti, la notte era colpito da immagini terribili, impossibili da dimenticare. Piangeva il cuore vedere i concittadini delle colline affranti per la perdita della casa e la nostra vegetazione distrutta. “Ci hanno lasciati soli”, l’accusa lanciata contro le istituzioni.

L’anno dopo un’altra tragedia davanti al porto. A causa di una collisione con la  Agip Abruzzo, petroliera dell’Eni, (lunga circa 300 metri, alta 25 metri, quindi non invisibile), il traghetto Moby Prince, diretto a Olbia, andò al fuoco. Centoquaranta le vittime. Tutti riuniti a poppa, con il salvagente indosso e il traghetto in fiamme, aspettavano trepidanti i soccorsi che non arrivarono in tempo. Andavano in vacanza, trovarono la morte in modo assurdo.

Quella sera c’era una partita di calcio in TV, va ricordato, e i soccorsi non hanno funzionato. I familiari delle vittime sono ancora alla ricerca della verità e della giustizia dopo 30 anni.

A giugno di quest’anno si è costituita una nuova commissione d’inchiesta, presieduta dal deputato livornese Andrea Romano, per accertare la verità, oggi possibile (sembra!) per lo sviluppo tecnologico avanzato che consentirà di leggere tante comunicazioni via radio, allora illeggibili.

La città si stava trasformando. In quegli anni si lavorò al tunnel di Montenero con qualche fermata nei lavori per varie complicazioni, e nel ’91 si inaugurò il nuovo ponte di S. Trinita, progettato dall’ing. Romualdo Macchi; lungo 143 metri e mezzo, fu costruito in cemento armato e molto sottile per non sembrare un pugno nell’occhio alla retrostante cinquecentesca Fortezza Vecchia. Fu completato anche il restauro alla facciata del Cisternone del Poccianti e nel maggio del ’97 con musica, luci e fuochi artificiali fu celebrato l’avvenimento. Fu anche uno dei luoghi scelti per festeggiare la fine del secolo.

La terrazza Mascagni venne restituita ai livornesi nella sua magnificenza con il nuovo gazebo, identico a quello distrutto dalle bombe. Era il 10 luglio ’98 e di lì a poco si inaugurò il ripristinato Scalo Morosini, inattivo dal 1963. Riaprì i battenti il ridotto del Teatro Goldoni (la Goldonetta) ristrutturato, riportandolo allo stato originario. Capienza di 200 posti.  E anche i lavori di ripristino del Teatro Goldoni erano  in dirittura di arrivo alla fine del decennio, con la perla della copertura “a vetrata” della volta.

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Nella bellissima villa Mimbelli, nel dicembre 1994, fu inaugurata la nuova sede del museo “Giovanni Fattori” alla presenza del Presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro.

Quello stesso anno si tenne ai Bottini dell’Olio una rassegna dell’attività artistica di Beppe Orlandi nel teatro vernacolare e l’anno successivo la mostra dedicata a “Le città del cinema: Tirrenia-Pisorno 1934-1958” in occasione del centenario del cinema (1895-1995). 

Già, il cinema e la sua magia. Le sale cinematografiche erano tutte in buona salute e affollate nei giorni di festa. Ebbe grande successo, era il 1990, il romanticissimo Pretty woman con  Julia Roberts e Richard Gere.  Da ricordare anche La vita è bella di Roberto Benigni, così come Pulp fiction, Quei bravi ragazzi, Il grande Lebowsky, Forrest Gump, Il postino, ma soprattutto Titanic, primo negli incassi.

Da menzionare doverosamente anche il nostro bravo concittadino Paolo Virzì, il quale come regista si affermò proprio negli anni novanta con La bella vita (1994), Ferie d’agosto (1996), Ovo Sodo (1997),  Baci e Abbracci (1999), e proseguì al meglio con La prima cosa bella del 2010, quindi La pazza gioia (2016), Ella e John (2017), Notti magiche (2018).

Per Ovo sodo, nel ’97, le sale cinematografiche di Livorno tornarono ad essere stracolme con tanti “ooooh” di meraviglia e molte risate del pubblico nel vedere le nostre vie e piazze o sentire espressioni in vernacolo (“e ci mancavi anche te…”, “boia dé”, “bella ca’ata”). Il ritratto di Piero, un animo gentile con casa a Fiorentina, che non accetta di diventare carrozziere e si iscrive al Liceo Classico o quegli operai che, in fabbrica, ascoltano e si commuovono a sentire, dalla bocca di Piero, i romanzi di  Dickens e Cassola, sono una mirabile sfida, romantica e struggente, alla dura e diversa realtà. Antitetica e di riscatto al babbo di Piero, ex-portuale disoccupato con la catena d’oro al collo e cafone in Mercedes, poi in carcere, oppure alla  matrigna che, poveretta,  esiste solo per mettere al mondo figlioli.

Alla fine del film Piero, finalmente con lavoro e famiglia, sembra contento… a parte “quell’ovosodo che non va né su né giù, ma che ormai mi fa compagnia come un vecchio amico”. Insomma, il dolore giornaliero dell’esistere.

In quel decennio fu conferita la cittadinanza onoraria e la Liburnina d’Oro a Mons. Alberto Ablondi, nel 1991. La massima onorificenza fu data anche a Carlo Azeglio Ciampi nel 1993, subito dopo la nomina a Presidente del Consiglio dei Ministri.

Ciampi dopo l’elezione a Capo dello Stato, nel 1999, fece la prima visita ufficiale a Livorno e, come da protocollo, dormì in Prefettura, al primo piano, in un bel  locale (anche se arredato troppo modestamente), che è stato possibile visitare questa estate.

Fabrizio Mori, il bimbo di Salviano, diventò campione del mondo dei 400 metri a ostacoli in quel di Siviglia, nel 1999, e la squadra di calcio cittadina, nel 1997, conquistò la serie C abbattendo il tabù dei play-off a Reggio Emilia,  contro la Maceratese: 3 a 0 con gol di Vincioni, Bonaldi e Cordone.

Nel pattinaggio la concittadina Letizia Tinghi, del circolo La Rosa, conseguì la medaglia d’oro CONI ai campionati mondiali per l’artistico-obbligatori e combinato nel 1993, 1994, 1995, 1997. Grandi successi anche di Ilaria Tocchini nel nuoto: oro nei 100 metri farfalla alle Universiadi e ai Giochi del Mediterraneo nel 1997 oltre che oro nei 4x100 misti nel 1987, 1991, 1997.

Nella dama, Michele Borghetti fece collezione di tricolori di dama italiana negli anni novanta, in attesa di diventare pluricampione del mondo di dama inglese negli anni duemila.

Nel 1992 ci lasciò il grande Riccardo Marchi, l’autore di “Via Eugenia 1900”, cui fecero seguito Edda Fagni e  Aldo Montano nel 1996, poi Gaetano D’Alesio, infine Gianfranco Merli nel 1998.

La caduta del muro di Berlino (novembre 1989) e delle frontiere economiche fece credere a molti che l’Occidente, con il suo liberalismo democratico, sarebbe diventato il “popolo eletto”, la speranza dell’umanità. In Italia  scoppiò tangentopoli che mise in evidenza il diffuso sistema di corruzione politica, ma Berlusconi promise un milione di posti di lavoro e Gianna Nannini con “Un’estate italiana” gonfiò di piacere il cuore di tutti gli italiani.

Nel 1998 debuttò, in farmacia, il viagra e molti uomini lo assumevano senza chiedersi che cosa contenesse quella pasticca, non come oggi con il vaccino anticovid.

Il 31 dicembre 1999, la fine del secolo, ci furono grandi feste a Livorno: musica, spettacoli pirotecnici ovunque con migliaia di persone a stappare bottiglie di spumante in strada e nelle piazze. In Fortezza Nuova, alla mezzanotte, apparve un grande “2000” illuminato, dinanzi a piazza della Repubblica e piazza Garibaldi, stracolme di gente. Non ci fu nemmeno l’ecatombe di dati informatici tanto temuta (millennium bug). Che volevamo di più? Fiduciosi, ci immettemmo nel nuovo secolo.

nemmeno l’ecatombe di dati informatici tanto temuta (millennium bug). Che volevamo di più? Fiduciosi, ci immettemmo nel nuovo secolo.

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