Il simbolo del treno

Per modernizzazione, come termine sociologico, si intendono quei processi di trasformazione economici, tecnologici, culturali e della società in genere che derivarono dalla industrializzazione.

Di Giorgio Mandalis

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Per modernizzazione, come termine sociologico, si intendono quei processi di trasformazione economici, tecnologici, culturali e della società in genere che derivarono dalla industrializzazione. L’ Italia, eccezion fatta per alcuni provvedimenti promossi negli antichi Stati, ne resta coinvolta soprattutto dopo l’unificazione nazionale, quindi con un certo ritardo rispetto ad altre nazioni europee e agli Stati Uniti,  negli ultimi lustri del XIX secolo e nell’età giolittiana. Quanto a Livorno, che dopo la perdita del porto franco cercò la compensazione economica nel decollo  del settore industriale, si può dire che si sia affacciata al processo di modernizzazione abbastanza in linea con le principali città del nord Italia. Siccome il periodo è almeno in parte coincidente con  la nascita e la diffusione della cartolina illustrata, può essere interessante notare come questa  ne abbia fornito una testimonianza e ne abbia subito la suggestione, documentando un’epoca di magnifiche sorti e progressive che subirà un arresto con la Grande Guerra e le sue nefaste conseguenze.
Ma prima di entrare nel vivo dell’argomento è opportuno ridimensionare un modo di dire, cioè l’espressione “sembra una cartolina” per indicare un’immagine che, per quanto rappresentativa di una città o di un territorio, appare banalmente scontata e dal sapore oleografico. Certamente a sostegno dell’espressione possono essere addotti infiniti esempi, come la classica veduta del golfo di Napoli col pino in primo piano e il Vesuvio fumante sullo sfondo, ma fermarsi qui indurrebbe ad una visione riduttiva della funzione documentaria della cartolina. Infatti, come vedremo, molte immagini destinate a diventare in qualche modo ambasciatrici di una città nel mondo, non vollero essere “belle” o “graziose”, ma attestare il processo di modernizzazione in corso attraverso i prodigi dell’elettricità  e il fascino delle ciminiere, anticipando in questo di alcuni anni l’estetica dei Futuristi.
Per iniziare ecco una cartolina paradossale (fig.1), edita da Alberto Mei e spedita nel 1910, tra le numerose stampate per pubblicizzare e oserei dire per glorificare il tratto ferroviario Livorno - Vada, che finalmente collegava la città a Roma senza doversi più agganciare, partendo dalla Leopolda fuori porta San Marco, ai binari che da Pisa giungevano a Collesalvetti, evitando Livorno e il suo porto, per poi riprendere lungo costa nei pressi di Vada. Si tratta dell’imbocco della galleria del Romito, come per fortuna indica il titolo, perché altrimenti la foto potrebbe essere stata scattata all’imbocco di un tunnel qualsiasi. “Bella” proprio no, snobbata dai collezionisti, ma di certo testimonianza dell’ingegneria e del lavoro umano per accorciare le distanze e favorire i commerci. Del resto proprio i problemi tecnici e i costi delle perforazioni  avevano suggerito la precedente scelta di passare per la campagna e di riprendere la costa quando i rilievi delle Colline Livornesi fosse-
    ro terminati. Quindi la cartolina più che come un antiestetico buco nero può essere letta come la testimonianza di un progresso.
 

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Naturalmente altre immagini suggeriscono una grandiosità che suscita ancora ammirazione per l’imponenza dei lavori effettuati: ecco il viadotto di Calafuria non ancora ultimato (fig.2) e una locomotiva fumante che lo collauda col suo seguito di rimorchi proprio nel tratto che conduce alla galleria del Romito (fig.3) o il ponte ferroviario sul Rio Ardenza in costruzione (cartolina spedita nel 1908) (fig.4).
Accanto al tema celebrativo ne convive un altro che definirei lirico. Molti ricorderanno il massimo poeta italiano del secondo Ottocento fantasticare nel vagone che lo portava a Roma (siamo negli anni ’70) all’approssimarsi dell’oratorio di san Guido e dialogare coi cipressetti (allora giganti giovinetti) stabilendo il contrasto tra il bel mondo che fu, l’infanzia ma anche la statica vita della campagna opportunamente idealizzata, e la vaporiera che fugge ansimando, accettando il fatto che la vita va avanti e dobbiamo adeguarci ai rinnovati ritmi dinamici imposti dalla modernizzazione. Carducci, sia detto per inciso, aveva dovuto ancora passare da Collesalvetti per raggiungere Vada, ma nell’opera giovanile Inno a Satana aveva contribuito circa vent’anni prima a fare del treno il simbolo stesso del progresso derivato dal binomio scienza - tecnologia che stava trasformando il mondo, a dispetto dei limiti posti dalla religione allo sviluppo dell’umano pensiero.
Il contrasto tra passato e presente, con l’inesorabile avanzata di quest’ultimo rappresentato dal transito fumigante di un treno, fu recepito anche da celebri pittori Macchiaioli e post Macchiaioli. Adolfo Tommasi (1851-1933), per citare un esempio di cui chiunque può prendere visione presso il  Museo Fattori, ci mostra una campagna in apparenza senza età, coi tacchini che razzolano per un viottolo, ma in realtà stravolta dal  fischio del treno che sopraggiunge (1883).
Anche alcune cartoline derivate da fotografie del primo Novecento insistono sull’aspetto lirico derivato dalla contrapposizione tra la campagna sonnolenta e il vapore che sbuffa dalla dinamica locomotiva. Ecco una veduta delle Pianacce ed una della Banditella edite da Luigi Gherardi, a cui dobbiamo la pubblicazione di molte immagini di Antignano (figg. 5-6). Il fotografo non ha voluto inquadrare solo una porzione di territorio rurale e periferico, ma ha atteso che da lì passasse un convoglio, conferendo all’immagine un senso che va oltre il mero dettato paesaggistico.
Per concludere, una cartolina risalente con ogni probabilità agli inizi del 1910 (fig.7). L’ignoto fotografo e lo sconosciuto editore prediligeranno soggetti che mostrino il lavoro e il progresso. Molte immagini saranno dedicate alla zona di Marittima, allo scarico del grano e del carbone, alle strutture del porto in trasformazione. Qui vediamo la nuova stazione ferroviaria quasi ultimata: è lontana dal centro cittadino, ma vicinissima al recente complesso termale Acque della Salute e costituirà la spinta propulsiva per avviare l’innalzamento di nuovi quartieri nella zona est di Livorno, sottraendo il terreno ai campi e ai pagliai (fig.8). Del resto nella cartolina (edita da Alberto
   Mei e spedita nel 1912) le mura leopoldine ancora ben visibili sullo sfondo  indicano che tutta l’area fino a poco più di mezzo secolo prima veniva considerata contado mentre, per tornare alla figura 7, dove sorgeranno binari e pensiline pascolano ancora le pecore, emblema di un mondo che sta inesorabilmente declinando.
 

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