Salvetti: “ Tiriamo fuori la bellezza che è dentro questa città”

Quando parla di Livorno, della sua città, il volto si fa improvvisamente radioso, si illumina, i suoi occhi celesti brillano più del solito, a testimonianza di un grande amore e rispetto che nutre per la sua terra natale. “Penso di essere uno tra i più innamorati della propria città.

Di Bruno Damari

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Quando parla di Livorno, della sua città, il volto si fa improvvisamente radioso, si illumina, i suoi occhi celesti brillano più del solito, a testimonianza di un grande amore e rispetto che nutre per la sua terra natale. “Penso di essere uno tra i più innamorati della propria città. Già mi incavolavo in tempi non sospetti quando con gli amici c’erano discussioni a tavola e dicevano che “a Livorno non c’è nulla ...si, però bisogna andare via dalla città...”. Vi rendete conto della fortuna che abbiamo di vivere in questo posto? Poi, che ci siano dei problemi, è un altro paio di maniche. Vanno risolti, alcuni si risolveranno, altri sono più difficili. Però se riusciamo a tirare fuori la bellezza di questa città, più fortunati di noi non ci sono”.

Concetto che ha ripetuto nel giorno di Befana quando ha pubblicato un post: “Poche parole, parla la bellezza che è dentro questa città... dobbiamo tirarla fuori, tutti insieme!” con sullo sfondo la rinnovata e ariosa Piazza del Logo Pio: parole e sceneggiatura di Luca Salvetti, primo cittadino dal 19 giugno 2019.

Conosco Luca da tempo immemorabile, a partire dagli anni ‘90 quando facevamo le ‘spallate’ per mettere il microfono o il taccuino, davanti a un personaggio sportivo. Già nel febbraio del 2014 ho avuto occasione di intervistarlo alla presentazione del suo libro, “Telereporter - Fatti, storie e personaggi in 25 anni di giornalismo televisivo”. Ma, questa volta, l’intervista ha un sapore del tutto speciale. Si parla di Livorno, della nostra città, le cui sorti sono ora proprio in mano a lui. Si concede nel tardo pomeriggio, si scusa per il ritardo (peraltro lieve) rispetto all’orario prefissato, ma una volta accomodato nel suo ufficio non guarda certo l’orologio per fare rientro a casa, mi mette a completo agio. Inizio a dare del ‘lei’ per rispetto istituzionale, ma pretende subito il ‘tu’, in virtù della vecchia amicizia.

Per non tirarla troppo a lungo, scelgo due argomenti, quello della cultura e dell’urbanistica.

Gli mostro una copertina di LIVORNOnonstop, quella del numero di novembre 2019, che dedicai alla presentazione della mostra di Modigliani, con un titolo significativo “Con Modì, Livorno si gioca il jolly”.

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-  Sindaco, che jolly ti sei giocato?

“è stato un jolly giocato benissimo. Un evento che è nato casualmente. Come amministrazione volevamo fare qualcosa per il centenario della morte di Modigliani, ma questo qualcosa è diventato un fatto straordinario. C’è stata l’opportunità di incontrare la persona che ci consentiva di portare qua molti dipinti del nostro concittadino e ci siamo buttati anima e corpo in questa scommessa. In appena due mesi e mezzo abbiamo lavorato sodo sia all’interno del nostro museo (mancavano i requisiti per ospitare una mostra di tale valore) che sulla piazza che, come ti ricorderai, era un parcheggio sterrato, una cosa bruttissima. Scommessa vinta perché siamo stati premiati da 110mila visitatori, un numero importante da grandi città, e per ciò che è ruotato intorno, sollevando l’economia di molti esercenti della zona ma anche dell’intera città”.

- Dopo Modigliani, hai “cancellato” il pietoso veto della precedente amministrazione di non assegnare a Carlo Azeglio Ciampi la Rotonda d’Ardenza, una decisione, tra l’altro, che ci fece fare una brutta e indegna figura a livello nazionale.

“Sì, una storia assurda. E tra le prime cose che abbiamo fatto è stata appunto quella di omaggiare il nostro illustre concittadino dedicandogli uno dei luoghi più amati e frequentati della citta”.

- E c’è stato spazio anche per un altro “grande” livornese: mi riferisco al ‘Mascagni festival’ anno zero. Ci sarà un seguito?

“Certo. Si è iniziato un percorso e ora si sta lavorando per la prima edizione vera e propria. Ci saranno tante belle cose anche questa volta dopo il successo della scorsa estate. Sentire la bella musica, vedere la Terrazza Mascagni piena di gente, il magnifico gioco di luci all’Hotel Palazzo, insomma una delle tante bellezze che è stata tirata fuori”.

- Tra le bellezze riportate al suo originale splendore, hai tagliato il nastro anche alla Pescheria Nuova e al Cisternone.

“Si tratta di altri due ‘pezzi’ importanti restituiti alla città e ai cittadini. I progetti erano stati impostati dalla precedente amministrazione e noi li abbiamo ultimati, modificando, nel caso del Cisternone, un po’ la progettualità perché ci piaceva in altro modo. Anche perché io sono estremamente convinto che un sindaco deve avere la forza di portare a compimento quello che ha fatto chi c’era prima e lasciare delle progettualità belle a chi arriverà dopo. Questo è il ruolo, poi in mezzo realizzi tutte le tue idee. La continuità amministrativa si manifesta proprio in questo”.

- Fin qui le cose belle. Passiamo alle dolenti note e alle cose ancora da realizzare o recuperare che ci trasciniamo da troppo tempo. Iniziamo dalla zona delle baracchine del viale Italia che, ormai da qualche anno, sono veramente un brutto biglietto da visita per il tratto di lungomare dal Cantiere all’Accademia.

“Abbiamo preso una scelta obbligata, in quanto le baracchine non potevano stare più in piedi perché logorate dal tempo, anche se realizzate alla fine degli anni Novanta. Provvederemo presto alla demolizione di una buona parte di queste e alla valorizzazione di quelle che rimarranno. Si partirà anche col sistemare la piazza di San Jacopo, senza rotatoria ma con un attraversamento di quelli moderni, con la pavimentazione rialzata che avvisa i conducenti di attraversare una “zona di rispetto” e quindi obbligati a moderare la velocità. Poi c’è il programma del rifacimento della Terrazza Mascagni che è ammalorata in tante parti. In effetti, qui siamo in ritardo e spesso mi sento dire ‘cosa ci vuole a cambiare una panchina’. Non è purtroppo così semplice. Intanto non avevamo le scorte in magazzino e la ditta costruttrice non esiste più, perché fallita. Per cui abbiamo dovuto trovare una nuova ditta disposta a rifare i pezzi ammalorati a misura e a regola d’arte, tenendo

    conto delle indicazioni della Soprintendenza delle Belle Arti nel pieno rispetto del ‘monumento’. Dopo l’ultima violenta mareggiata di fine gennaio, che ha decisamente peggiorato la situazione con distruzione di parte del pavimento, corrimani e panchine, dobbiamo poi capire se c’è la possibilità di intervenire con dei frangiflutti proprio per alleggerire il peso di questi eventi sempre più frequenti a causa del cambiamento climatico. Il nostro sguardo sarà poi puntato alla riqualificazione della zona della Bellana, sia per quanto riguarda l’area pedonale che per la rotatoria che verrà rifatta con una grande ancora come monumento. In futuro, poi, ci sarà il porticciolo turistico, del quale se ne parla ormai da diversi anni”.

- Il nuovo canale d’acqua che si è interrotto di fronte all’ex entrata del Cantiere, troverà sbocco in mare?

“Questo è un progetto della Porta a Mare che s’intreccia con la presenza del Cantiere Azimut Benetti. Dovranno trovare una soluzione per ultimarlo”.

- Parlaci del futuro delle due Fortezze.

“Abbiamo trovato il modo per recuperarle e ravvivarle. La Fortezza Nuova con un bando di gara del demanio: la società che se lo è aggiudicato sta già lavorando per la riqualificazione e farla diventare un centro espositivo”.

- A proposito, ci sono state polemiche perché tra gli aggiudicatari è uscito il nome della moglie di Cristiano Lucarelli.

“La moglie di Lucarelli fa parte di un’associazione d’impresa che prevede un socio di Pistoia che è esperto in materia. Mi faccio una domanda: perché è la moglie del calciatore non può lavorare o fare niente a Livorno? Secondo me, no. Se a questo aggiungo che ci vogliono i livornesi per ridarle forza e fare bene, Lucarelli è uno di quelli”.

- E la Fortezza Vecchia?

“Qui il discorso è diverso essendo in gestione all’Autorità di Sistema. Verrà presa in un progetto di federalismo culturale dalla Regione Toscana e dal Comune di Livorno e gestita con un obiettivo da farla diventare veramente la porta dei turisti verso la città”.

- Gli Uffizi a Mare alle ex Terme del Corallo di cui si è parlato nelle ultime settimane?

“Questa è una bella cosa. L’abbiamo messa nel dossier del recovery fund che presenteremo a breve. Quel posto è fantastico. Peccato che c’è il cavalcaferrovia davanti, però noi abbiamo la possibilità di recuperare il complesso e forse, se c’è una congiuntura astrale giusta, anche di abbattere il cavalcavia e di fare il sottopasso”.

- I tempi?

“Sicuramente ci vorranno 5-6 anni....”.

- Ma se per ‘tappare’ la maxi buca allo svincolo per Tirrenia ce ne sono voluti ben 12, onestamente mi sembra una previsione azzardata, fin troppo ottimistica...

“Il nemico più grosso che ho in questo momento è la burocrazia. Ogni giorno faccio una lotta corpo a corpo per ridurre al massimo le tempistiche. Sono un tipo maniacale e quotidianamente mi rivolgo ai dipendenti dell’amministrazione comunale: se c’è una cosa da fare, mi informo e insisto “ma s’è fatta, s’è fatta questa cosa”. Quando si vogliono fare le cose veloci, si fanno”.

- Un esempio?

“Piazza del Logo Pio.

    Due mesi prima non ci credeva nessuno che saremmo riusciti a presentarla nella veste attuale. Altro esempio, il palazzo della ‘Chiccaia’: era fermo da anni e noi, con l’assessore Raspanti, abbiamo fatto uscire 52 famiglie, sistemate e ricollocate tutte, senza che nessuno alzasse la voce, anzi qualcuno ci ha anche ringraziato, e poi abbiamo demolito un immobile che rappresentava un grosso problema per il quartiere di Shangai”.

- A che punto siamo col nuovo Ospedale?

“Ci siamo resi conto ancora di più in questo anno di pandemia che se non abbiamo una strutturazione livornese della sanità adatta, moderna ed efficiente, andiamo in difficoltà. E l’ospedale nuovo è il nodo attorno al quale gira tutto. Poi ci sono i servizi territoriali che vanno migliorati, pero la nuova struttura ospedaliera è il punto di partenza. Per me farlo lì, farlo a Montenero, al Picchianti o in un’altra zona, mi interessava relativamente. Io sono arrivato e c’era già un progetto avviato e l’avrei portato anche avanti perché avevo i soldi a disposizione e non volevo perderli, firmando un protocollo d’intesa. Poi, mi sono detto: per fare quell’ospedale, un ‘casermone’ di 5 piani, ci vogliono 12 anni, senza contare tutte le problematiche cui si andava incontro intrecciando i lavori con accanto la vecchia struttura. Allora ho pensato ad un progetto diverso. Mi hanno proposto un nuovo disegno con la costruzione spostata verso la ex Pirelli, il tutto in 5-6 anni e ho sposato ben volentieri questa soluzione. Ne soffrirà la pista di pattinaggio ma se devo scambiare la salute dei livornesi per una struttura del genere la scambio volentieri, anche perché potremo rifarla in altra zona. Oltretutto il verde del Parco Pertini non verrà per niente interessato: anzi, alla fine dei lavori, ci saranno delle quote verdi in più rispetto all’attuale”.

- E la via Grande del cui restyling se ne parlava già ai tempi della giunta Cosimi?

“è una delle cose dove si è registrato il maggior ritardo. Messo da parte il progetto del gres porcellanato dei 5 Stelle (andremo avanti con la pavimentazione in palladiana), abbiamo puntato sul recupero architettonico della strada, che ha un suo valore ben preciso, e per fare ciò, abbiamo dovuto fare, ed è ancora in atto, un’indagine sia architettonica che dei sottoservizi, quindi mappare tutta la strada e fare il punto della situazione. Mappatura che ci ha portato via un bel po’ di tempo. Quest’anno dovremo partire con i lavori e fra due anni spero di camminare sulla nuova pavimentazione e vedere i portici sistemati”.

- C’è anche il problema dell’area mercatale?

“I lavori di riqualificazione riguarderanno il mercatino di via Buontalenti e quello di piazza Cavallotti. A breve le baracchine di via Buontalenti saranno spostate in piazza della Repubblica per rifare tutta la pavimentazione: a queste, che da 102 ora sono diminuite per chiusura attività, daremo una nuova struttura e poi ci riportiamo gli esercenti. Fatto ciò, procederemo analogamente per quello dell’orto-frutta di piazza Cavallotti, con la sistemazione storica nel rettangolo e non più in via del Giglio. Per quanto riguarda il Mercato Centrale, la cui illuminazione esterna varata nel periodo natalizio rimarrà fissa, faremo anche lì un lavoro di riqualificazione in accordo con gli esercenti”.

- Non vi mancano certo le idee per riqualificare la città...

“In effetti ci sono tante cose da fare, tutte insieme non ce la facciamo, ma la volontà e la determinazione c’è tutta”.

Buon lavoro, Sindaco!

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