Livorno e la Comunità Ebraica

La Comunità Ebraica, costituita prevalentemente da ebrei sefarditi, provenienti da Spagna e Portogallo, è presente a Livorno sin da prima della sua elevazione a rango di città che avvenne nel 1606 con la cerimonia del “Capperuccio”, ovvero la posa della stola, con nomina di Primo Gonfaloniere Togato, sulle spalle di Bernadetto Borromei, da parte di Ferdinando I dei Medici, Granduca di Toscana. Lo stesso Ferdinando I che, con la emanazione delle leggi “Livornine”, avvenuta tra il 1591 e 1593, aveva favorito lo sviluppo della città, aprendola all’arrivo di varie comunità straniere, tra le quali quella ebraica.

Di Massimo Cappelli

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La Comunità Ebraica, costituita prevalentemente da ebrei sefarditi, provenienti da Spagna e Portogallo, è presente a Livorno sin da prima della sua elevazione a rango di città che avvenne nel 1606 con la cerimonia del “Capperuccio”, ovvero la posa della stola, con nomina di Primo Gonfaloniere Togato, sulle spalle di Bernadetto Borromei, da parte di Ferdinando I dei Medici, Granduca di Toscana. Lo stesso Ferdinando I che, con la emanazione delle leggi “Livornine”, avvenuta tra il 1591 e 1593, aveva favorito lo sviluppo della città, aprendola all’arrivo di varie comunità straniere, tra le quali quella ebraica.

Con le “Livornine”, infatti, venivano concessi privilegi ai mercanti stranieri, invitandoli nella costituenda città di Livorno dotata di un importante scalo portuale. Il documento si rivolgeva “ai mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi e Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri”. Si promettevano le garanzie di libertà religiosa (esclusi i cristiani acattolici), l’amnistia per eventuali reati commessi (con eccezione dell’assassinio e della falsificazione di denaro) e la protezione dalla Inquisizione.

Poiché in quel periodo l’Inquisizione spadroneggiava nella Penisola Iberica e ne erano vittime, tra gli altri e soprattutto gli Ebrei ed i Marrani (Ebrei convertiti al cristianesimo), da tali luoghi si ebbe un notevole flusso di emigranti ebrei sefarditi verso le coste della Toscana

      a Livorno.

Si pensi che nel 1645 la Comunità Ebraica contava già 1250 presenze su una popolazione livornese di poche migliaia di abitanti. Sicuramente i più numerosi tra le Nazioni straniere.

Per ricordare alcuni aspetti salienti che hanno caratterizzato la nascita, lo sviluppo e più in generale la presenza di questa importante Comunità, intimamente legata alle origini e alla storia di Livorno, abbiamo incontrato l’amico Gadi Polacco, esponente della Comunità livornese e delle associazioni ebraiche nonchè blogger di temi legati all’ebraismo.

D. Sulla base delle tue ricerche puoi dirci quali sono state sin dalle origini, le attività principali nelle quali la Comunità si è distinta per lo  sviluppo della città?

R. Gli studi sui primordi della Comunità parlano essenzialmente di piccole attività bancarie, artigianali (produzione di sapone, lavorazione del corallo, etc.), commerciali al pari di professioni liberali, ad esempio medici. Lo scopo delle “Livornine” tuttavia ci indica un preciso obbiettivo, quello di favorire l’arrivo degli ebrei della Penisola Iberica, forti delle relazioni internazionali costituitesi nel tempo ed anche in conseguenza dei movimenti legati alla Diaspora. Il tutto per sviluppare ampie relazioni indispensabili al nascente porto.

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La Comunità Ebraica, costituita prevalentemente da ebrei sefarditi, provenienti da Spagna e Portogallo, è presente a Livorno sin da prima della sua elevazione a rango di città che avvenne nel 1606 con la cerimonia del “Capperuccio”, ovvero la posa della stola, con nomina di Primo Gonfaloniere Togato, sulle spalle di Bernadetto Borromei, da parte di Ferdinando I dei Medici, Granduca di Toscana. Lo stesso Ferdinando I che, con la emanazione delle leggi “Livornine”, avvenuta tra il 1591 e 1593, aveva favorito lo sviluppo della città, aprendola all’arrivo di varie comunità straniere, tra le quali quella ebraica.

Con le “Livornine”, infatti, venivano concessi privilegi ai mercanti stranieri, invitandoli nella costituenda città di Livorno dotata di un importante scalo portuale. Il documento si rivolgeva “ai mercanti di qualsivoglia Nazione, Levantini, Ponentini, Spagnoli, Portoghesi, Greci, Tedeschi e Italiani, Ebrei, Turchi, Mori, Armeni, Persiani ed altri”. Si promettevano le garanzie di libertà religiosa (esclusi i cristiani acattolici), l’amnistia per eventuali reati commessi (con eccezione dell’assassinio e della falsificazione di denaro) e la protezione dalla Inquisizione.

Poiché in quel periodo l’Inquisizione spadroneggiava nella Penisola Iberica e ne erano vittime, tra gli altri e soprattutto gli Ebrei ed i Marrani (Ebrei convertiti al cristianesimo), da tali luoghi si ebbe un notevole flusso di emigranti ebrei sefarditi verso le coste della Toscana

      a Livorno.

Si pensi che nel 1645 la Comunità Ebraica contava già 1250 presenze su una popolazione livornese di poche migliaia di abitanti. Sicuramente i più numerosi tra le Nazioni straniere.

Per ricordare alcuni aspetti salienti che hanno caratterizzato la nascita, lo sviluppo e più in generale la presenza di questa importante Comunità, intimamente legata alle origini e alla storia di Livorno, abbiamo incontrato l’amico Gadi Polacco, esponente della Comunità livornese e delle associazioni ebraiche nonchè blogger di temi legati all’ebraismo.

D. Sulla base delle tue ricerche puoi dirci quali sono state sin dalle origini, le attività principali nelle quali la Comunità si è distinta per lo  sviluppo della città?

R. Gli studi sui primordi della Comunità parlano essenzialmente di piccole attività bancarie, artigianali (produzione di sapone, lavorazione del corallo, etc.), commerciali al pari di professioni liberali, ad esempio medici. Lo scopo delle “Livornine” tuttavia ci indica un preciso obbiettivo, quello di favorire l’arrivo degli ebrei della Penisola Iberica, forti delle relazioni internazionali costituitesi nel tempo ed anche in conseguenza dei movimenti legati alla Diaspora. Il tutto per sviluppare ampie relazioni indispensabili al nascente porto.

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D. Dopo i lutti e le sciagurate conseguenze del periodo bellico, con la rinascita dell’Italia libera, come è cambiata la Comunità?
R. Molto, inevitabilmente. La leadership di allora, con la guida religiosa del Rabbino Alfredo Shabbetai Toaff (in carica dal 1924 al 1963), dovrà riorganizzare una Comunità profondamente colpita (la lapide ai deportati al cimitero ebraico rende tragicamente l’idea) nelle perdite umane e anche nel proprio principale luogo di culto, il maestoso Tempio noto in tutto il mondo. È indubbio che anche sull’organizzazione della Comunità la guerra e le persecuzioni abbiano inciso fortemente. Il simbolo di riferimento diviene la Sinagoga di via Micali, oggi sede del museo ebraico, sino all’inaugurazione del nuovo Tempio, sulla stessa area di quello antico. Un nuovo Tempio per una fede antica, parafrasando un opuscolo distribuito all’epoca dalla Comunità. La vita comunque riprende, con una so-
     cietà ebraica livornese purtroppo ridotta anche nei numeri.
D. La nascita dello Stato di Israele ha influito sulla Comunità livornese?
R. La nascita dello Stato d’Israele, non solo per l’ebraismo livornese, ha avuto una enorme influenza. Accennavo prima alle radici del sionismo politico che si innestano anche a Livorno. In parallelo il “sionismo religioso”, mi si passi la definizione, nei millenni mai ha smesso di guardare a Gerusalemme. Nel 1939 anche da Livorno ha origine un’emigrazione verso la terra che, nel 1948, diverrà lo Stato d’Israele. Un bel sonetto di Guido Bedarida descrive lo stato d’animo dell’ebreo livornese in partenza per Israele, al tempo stesso sempre legato alla città ed alla livornesità. Nel tempo non pochi si sono trasferiti, direi però mai dimenticando le proprie radici. Molte le tracce di Livorno in Israele: il gemellaggio con Bat Yam (dove si trova una via Livorno così come qui abbiamo via Bat Yam), testimonianze in varie Sinagoghe dove si trovano oggetti di culto provenienti dalla nostra città, un Tempio nella città di Ramat Gan di rito livornese-fiorentino, per non parlare dei singoli che si sono affermati nella società israeliana portandoci anche la gastronomia labronica…
D. Quali sono oggi i legami della Comunità livornese con gli altri Paesi del mondo?
R. Livorno è ancora assai conosciuta nel mondo ebraico internazionale, anche per la sua produzione di libri da preghiera e commenti, così come per i molti famosi Rabbini che qui hanno operato e prodotto opere. Considerando anche l’imponente produzione di musica liturgica livornese, si può affermare che assai difficilmente un ebreo, quale sia la sua origine, non ha almeno una minima conoscenza della nostra città.
D. Quali sono le dimensioni oggi della Comunità, quale la presenza nella vita cittadina, quale il suo futuro?
R. La dimensione odierna può essere indicata intorno alle 500 persone. La presenza nella vita cittadina, archiviato ormai da tempo il periodo delle 
    “Nazioni”, è naturalmente e pienamente inserita nell’ambito istituzionale ed associativo della città. Le Comunità hanno scopi precisi di salvaguardia dell’identità, della cultura e dei servizi religiosi. Per il resto si è pienamente partecipi delle attività proprie di una società.

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D. Dopo i lutti e le sciagurate conseguenze del periodo bellico, con la rinascita dell’Italia libera, come è cambiata la Comunità?

R. Molto, inevitabilmente. La leadership di allora, con la guida religiosa del Rabbino Alfredo Shabbetai Toaff (in carica dal 1924 al 1963), dovrà riorganizzare una Comunità profondamente colpita (la lapide ai deportati al cimitero ebraico rende tragicamente l’idea) nelle perdite umane e anche nel proprio principale luogo di culto, il maestoso Tempio noto in tutto il mondo. è indubbio che anche sull’organizzazione della Comunità la guerra e le persecuzioni abbiano inciso fortemente. Il simbolo di riferimento diviene la Sinagoga di via Micali, oggi sede del museo ebraico, sino all’inaugurazione del nuovo Tempio, sulla stessa area di quello antico. Un nuovo Tempio per una fede antica, parafrasando un opuscolo distribuito all’epoca dalla Comunità. La vita comunque riprende, con una so-

     cietà ebraica livornese purtroppo ridotta anche nei numeri.

D. La nascita dello Stato di Israele ha influito sulla Comunità livornese?

R. La nascita dello Stato d’Israele, non solo per l’ebraismo livornese, ha avuto una enorme influenza. Accennavo prima alle radici del sionismo politico che si innestano anche a Livorno. In parallelo il “sionismo religioso”, mi si passi la definizione, nei millenni mai ha smesso di guardare a Gerusalemme. Nel 1939 anche da Livorno ha origine un’emigrazione verso la terra che, nel 1948, diverrà lo Stato d’Israele. Un bel sonetto di Guido Bedarida descrive lo stato d’animo dell’ebreo livornese in partenza per Israele, al tempo stesso sempre legato alla città ed alla livornesità. Nel tempo non pochi si sono trasferiti, direi però mai dimenticando le proprie radici. Molte le tracce di Livorno in Israele: il gemellaggio con Bat Yam (dove si trova una via Livorno così come qui abbiamo via Bat Yam), testimonianze in varie Sinagoghe dove si trovano oggetti di culto provenienti dalla nostra città, un Tempio nella città di Ramat Gan di rito livornese-fiorentino, per non parlare dei singoli che si sono affermati nella società israeliana portandoci anche la gastronomia labronica…

D. Quali sono oggi i legami della Comunità livornese con gli altri Paesi del mondo?

R. Livorno è ancora assai conosciuta nel mondo ebraico internazionale, anche per la sua produzione di libri da preghiera e commenti, così come per i molti famosi Rabbini che qui hanno operato e prodotto opere. Considerando anche l’imponente produzione di musica liturgica livornese, si può affermare che assai difficilmente un ebreo, quale sia la sua origine, non ha almeno una minima conoscenza della nostra città.

D. Quali sono le dimensioni oggi della Comunità, quale la presenza nella vita cittadina, quale il suo futuro?

R. La dimensione odierna può essere indicata intorno alle 500 persone. La presenza nella vita cittadina, archiviato ormai da tempo il periodo delle

    “Nazioni”, è naturalmente e pienamente inserita nell’ambito istituzionale ed associativo della città. Le Comunità hanno scopi precisi di salvaguardia dell’identità, della cultura e dei servizi religiosi. Per il resto si è pienamente partecipi delle attività proprie di una società.

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