Mensile di Attualità-Arte e Spettacolo rigorosamente Livornese

Livorno
antesignana

Nella nostra città le prime proiezioni delle pellicole del Cinématrographe Lumière

Se la data di nascita del cinema, convenzionalmente riconosciuta, è il 28 dicembre 1895, quando i fratelli Lumière proiettarono per la prima volta in pubblico il loro cortometraggio intitolato “La sortie des usines  Lumière”, forse non tutti sanno che la nostra città è stata una tra le prime ad allietare cittadini e turisti con le appena nate proiezioni cinematografiche. Si tratta di una storia di più di cent’anni fa: il 30 giugno 1896, infatti, il Parco di divertimenti “Eden Montagne Russe”, costruito in seguito alla demolizione del Forte dei Cavalleggeri,  propose un innovativo spettacolo che ottenne un successo inaspettato, proiettando le pellicole del Cinématrographe Lumière.  In quel tempo a Livorno si respirava un clima da Belle Époque e la nostra città era una meta turistica di rilevanza internazionale per la presenza di rinomati stabilimenti balneari e termali. Occorreva quindi darsi da fare per intrattenere al meglio i villeggianti. Ma fu anche grazie alla stima di cui Livorno godeva nella capitale francese, per l’abbondanza di contatti artistici, che la nostra città fu inserita nel calendario commerciale degli inventori lionesi del Cinematografo. “[…]c’è stato un momento anni fa, quando Mascagni musicava a Parigi la Parisina e Cappiello era il re del cartellone francese e Niccodemi uno dei principi del teatro boulevardier e Modigliani dipingeva a Montparnasse quei suoi strani quadri […] che Parigi poteva sembrare un mezzo feudo artistico dei livornesi [...]” (Oscar Ghiglia).
Il successo nostrano  di questa nuova forma di intrattenimento fu di gran lunga maggiore di quello ottenuto a Roma e a Milano, dove gli impianti di proiezione dell’Eden si trasferirono successivamente.
Per quanto riguarda i filmati proposti al pubblico, non si trattava solamente di produzioni straniere, ma anche di cortometraggi di  creazione locale che ritraevano  paesaggi e attrattive livornesi; tra questi troviamo la pellicola intitolata “Bagni di Mare a Livorno” o  le immagini della cerimonia del varo della Corazzata “Varese”, svoltasi sullo scalo del Cantiere Orlando.
Nel successivo autunno, in Via Vittorio Emanuele 17 (oggi via Grande), entrò in funzione la prima sala cinematografica, allestita in una costruzione in muratura e non dentro a un baraccone da fiera. In questo originario cinema, per come siamo abituati a concepirlo in tempi attuali, fu proiettato tra l’altro uno tra i primi cortometraggi di satira politica, che vedeva  gli allora due candidati “Bacci” e “Costella” contendersi il ruolo di sindaco della città.
A partire dall’anno seguente anche i  vari teatri cittadini, primo fra tutti il Politeama, si organizzarono per offrire al proprio pubblico spettacoli cinematografici al fine di arricchire il calendario delle rappresentazioni.


 

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Nell’agosto 1898 debutta in città anche una seconda sala, l’Edison - che inaugura la versione Projecting Kinetoscope - in cui ogni sera si svolgevano proiezioni di brevi filmati, intramezzati dall’ascolto di brani musicali. Più il cinema diventava intrattenimento abituale, più il contenuto delle varie pellicole iniziava a evolversi. Fu proprio il direttore tecnico dell’Edison, Francesco Felicetti, a realizzare quello che potremmo definire uno dei primi scoop cinematografici: il cinema, difatti,  dovette chiudere in segno di lutto per la morte del Re Umberto I e, alla sua riapertura, Felicetti decise di inserire all’interno della programmazione filmati riguardanti la vita privata del monarca e le riprese dei suoi stessi funerali. Il successo fu strepitoso.
Ma le prime notizie in merito a cinematografi in grado di funzionare autonomamente risalgono però ai primi del ‘900, quando venne inaugurato, sempre in Via Vittorio Emanuele 47, il “Cinematografo Artistico”, che iniziò la programmazione di film veri e propri  come “Viaggio nella Luna”, realizzato nel  1902. E fu proprio Il 13 luglio dello stesso anno che  la stampa cittadina pubblicò la notizia dell’acquisizione della sala da parte dell’Impresa Generale Cinematografi Lumiere, che inaugurò la sera stessa con una pellicola a colori chiamata “Viaggio attraverso l’Impossibile” diretta da George Méliès, uno dei padri del cinema muto.

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l 1905 rappresenta, dunque,  l’anno del passaggio da una forma di spettacolo itinerante a una in pianta stabile. Nel 1908 le sale cinematografiche in città sono ormai innumerevoli, per la maggior parte situate in Via Vittorio Emanuele.  Per attirare il pubblico i proprietari utilizzavano manifesti colorati, grammofoni che suonavano davanti agli ingressi e strilloni che distribuivano volantini ai passanti; tutto questo generava le lamentele dei negozianti, infastiditi dal frastuono che animava la principale via cittadina durante le ore del giorno. Dopo una serie di proteste in Questura, furono vietati i volantinaggi e l’intrattenimento improvvisato sulla via pubblica, cosicché gli esercenti dei cinematografi decisero di chiudere “…da oggi tutti i locali non potendo continuare senza ledere i propri interessi, sino a che non verranno accolte le loro giuste lagnanze”. La provocazione riuscì ad ottenere l’effetto voluto e di lì a poco le sale poterono riprendere le loro consuete attività. Da allora momenti di splendore si sono succeduti a periodi di forte crisi ma l’industria cinematografica resiste ancora, a dispetto del pronostico degli stessi Lumière che sostenevano essere quella del cinema un’invenzione destinata a non durare nel tempo.  “ Il cinema non morirà mai - affermò Mario Monicelli in un’intervista - ormai è nato e  non può morire: morirà, forse, la sala cinematografica, ma di questo non mi frega niente”.  E col senno di poi aveva visto lontano…

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