Marco Leone

Perché Livorno Capitale
della Cultura?

Il 21 gennaio scorso il nostro Sindaco Filippo Nogarin annuncia la candidatura di Livorno Capitale della Cultura 2021 (ad oggi siamo sempre in attesa dell’uscita del Bando del MIBAC, il Ministero per i beni e le attività culturali) con una lettera aperta indirizzata alla cittadinanza.
Una candidatura certamente ambiziosa (come riconosce lo stesso Nogarin) ma che al tempo stesso può riscattare la nostra città ed essere riconosciuta come unica e meravigliosa, facendo scoprire a tutta l’Italia quelle bellezze che solo noi livornesi sappiamo cogliere.
Marco Leone, Direttore Generale della Fondazione Teatro Goldoni, ci ha aperto le porte del nostro bellissimo Teatro cittadino, simbolo della Cultura in assoluto, per raccontarci il valore di questa candidatura.
Cosa significa concorrere per Capitale della Cultura?
Non facciamoci traviare dal nome cultura, significa tutto, non riguarda solo chi fa teatro, chi canta, chi balla, riguarda tutti, viene inteso in senso ampio come qualità della vita. Nella scrittura del progetto di candidatura che ci chiederà il MIBAC una volta che uscirà il bando, l’Amministrazione Comunale dovrà mettere tutto: dal piano triennale di urbanizzazione fino alla balneabilità dei fossi (c’è infatti un progetto dell’Asa), a quello che facciamo dal punto di vista culturale, alla qualità della nostra vita, al cacciucco, fino al progetto di sviluppo futuro.
Cosa rappresenta per Livorno questa candidatura?
La Candidatura a Capitale della Cultura Italiana del 2021 è una vera e propria occasione. Quest’anno Matera è stata scelta come Capitale della Cultura Europea per cui ha assorbito anche il riconoscimento a Capitale Italiana, nel 2020 sarà la volta di Parma e il 2021 è di fatto la prima data possibile per la candidatura di Livorno.
Crediamo che

 

Video intervista a Marco Leone direttore del Teatro Goldoni di Livorno

per Livorno sia opportuno candidarsi, benché non sia ancora uscito il bando, per tanti motivi. Che Livorno si sottovaluti non c’è dubbio. Livorno è una città che ha tantissimo da raccontare e da dare. Ha una storia straordinaria e unica. Le Livornine sono un po’ la nostra storia fondativa, siamo nati in una forma assolutamente originale, come l’America. Commercio libero e senza tasse, accoglienza verso tutti i diseredati, gli esclusi, ordini religiosi, chi aveva pendenze penali… A Livorno si veniva a rifarsi una vita. E’ un concetto bellissimo!
Abbiamo quindi una storia straordinaria e unica ed un presente che, ahimè, è un presente di crisi. Siamo in un’area di crisi complessa e partendo dall’etimologia della parola “crisi”, separazione, da cosa ci si separa quando siamo in crisi? Da quello che si credeva valido prima probabilmente, non lo si crede più e pertanto si va in crisi; adesso quindi abbiamo altre idee. Quali? E’ il momento di una riflessione importante su che cosa vogliamo che sia Livorno oggi e domani. Essere una città in crisi significa che si deve ritrovare, deve discutere, riflettere e capire che cosa vuole essere a partire dal 2021.
E’ una città che in passato aveva scommesso tanto
     sulla grande industria ad esempio, chi ci ha preceduto ha pensato che l’industria potesse essere la nostra ragione economica. Di fatto è crollata tutta quindi una scelta che non ha funzionato. E ora che cosa siamo? Ti guardi intorno e vedi tanto tanto mare.
Siamo la porta d’accesso dal Mediterraneo alla Toscana e allora cominci a mettere i tasselli insieme e ti rendi conto che è una città straordinaria, da brividi.
L’esito di questa candidatura dipende da noi, attraverso la scrittura collettiva che dovrà coinvolgere tutti quanti e si darà il via ad un processo che creerà valore.

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Quali occasioni di incontro sono state promosse per far contribuire i livornesi alla Candidatura?
Proprio nell’ottica di creare una prima riflessione collettiva abbiamo riproposto Welcome on sofa, [format proposto dalla Fondazione Teatro Goldoni per la prima volta ad Effetto Venezia] tre incontri, l’ultimo in programma il 4 maggio al Cisternino di Città [vedi locandina evento], in cui si riuniscono  vari personaggi livornesi del mondo imprenditoriale, sportivo, culturale e cittadino che, moderati dagli attori Alessia Cespuglio e Stefano Santomauro, cercheranno di delineare un’identità da promuovere in fase di scrittura della candidatura.
Welcome on sofa è un’iniziativa che avvìa una discussione che coinvolge tutti; se pensi che per lo sport Livorno è la più medagliata d’Italia cominci a costruirti già un’immagine di Livorno che è sorprendente, ed è solo l’inizio.
E’ interessante riflettere sul fatto che la candidatura capiti in un momento che è quello delle elezioni, quindi l’argomento che deve essere la massima dimostrazione di coesione in un momento di massima divisione. Apprezzo il passo accelerato che ha dato questa Amministrazione rispetto alla Candidatura, è iniziato questo percorso, chiunque verrà dopo dovrà tenere il passo.
Tu Marco vieni dal mondo del Teatro, in cosa può contribuire il Teatro o il mondo che tu rappresenti a dimostrazione che Livorno può meritarsi la Candidatura?
La città in questo teatro investe molto, è un teatro energivoro che ha bisogno di risorse che poi deve rilasciare sottoforma di attività culturali, rete, relazioni, sinergia… noi abbiamo come Teatro un protocollo d’intesa con tutte le scuole di Livorno, lavoriamo con tutti. Siamo tra l’altro un Teatro lirico, linguaggio internazionale, ed è quindi doveroso affacciarsi nel mondo e utilizzare questo come ponte, come relazione con il mondo.
Abbiamo investito molto nel lavoro di relazioni con l’estero, alcuni frutti li abbiamo già visti (abbiamo co-prodotto l’Iris di Mascagni col Giappone) altri arriveranno… ma la prima cosa che ci siamo chiesti è stata quella di precisarci sulla nostra identità dato che a fare lirica sono in molti. Noi siamo Mascagni dal punto di vista lirico, la scuola verista, ed abbiamo creato il MOS, il Mascagni Opera Studio, un momento di altissima formazione rivolto a giovani cantanti che si vogliono perfezionare nel canto verista. E rappresenta l’unica realtà!
Siamo perfino stati invitati dalla Corea del Nord nel 2020 a Pyonyang al Festival che fanno in primavera e questo rappresenta un bel segnale considerando che sono circa 7 anni che l’Italia non va in Corea del Nord con qualcosa di artistico e culturale.
Per quanto riguarda il Teatro abbiamo anticipato “Scenari di Quartiere” dove il teatro non è solo a teatro ma esce dai confini e noi attori andiamo ad incontrare il pubblico. E’ stata l’occasione di riscoprire una Livorno nelle sue parti più nascoste, a partire dalle periferie ma anche tante piazze, strade, cortili.
All’interno di questo modo di fare teatro c’è un altro seme a cui teniamo molto che è quello di affermare con maggiore forza che Livorno può essere la Capitale del teatro della narrazione, che è una tipologia di teatro. 

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