Marconi, Coltano e Livorno

Nell’immaginario collettivo di quelli della mia generazione, Coltano rappresenta il 25 aprile o il Primo maggio di quando eravamo bambini e si partiva al mattino presto, con i borsoni termici carichi di cibarie e vino rosso, per passare una giornata all’aperto all’insegna della spensieratezza.

di Michela Gini

Nell’immaginario collettivo di quelli della mia generazione, Coltano rappresenta il 25 aprile o il Primo maggio di quando eravamo bambini e si partiva al mattino presto, con i borsoni termici carichi di cibarie e vino rosso, per passare una giornata all’aperto all’insegna della spensieratezza. Non avremmo mai immaginato, noi studentelli in fiore, che proprio in quel sito Guglielmo Marconi, circa settant’anni prima, aveva individuato il luogo ideale dove costruire una stazione di radiotrasmissioni ad onde lunghe. Si sarebbe trattato della prima stazione intercontinentale in Italia e di una delle primissime al mondo. Nostrana dunque, livornese-pisana, in questo caso, un’altra “prima”, dopo aver ricordato nei precedenti numeri del nostro mensile, la prima cinematografica dei fratelli Lumiere, al parco dei divertimenti Eden di Livorno e la prima stesura del trattato del Beccaria, “Dei delitti e delle pene”, in una tipografia labronica. In questo numero vorrei richiamare alla memoria, invece, la prima trasmissione radiotelegrafica effettuata dalla campagna pisana, nel 1903, con un trasmettitore a scintilla.
Originariamente proprietà di casa Savoia, il territorio in questione aveva delle caratteristiche che lo rendevano particolarmente adatto all’impresa; innanzitutto si affacciava sul Tirreno, in ottimale posizione per trasmettere sia con l’Africa, dove allora l’Italia possedeva molte colonie, che con l’America, terra in cui erano immigrati una notevole quantità di italiani. La stazione fu inaugurata ufficialmente il 19 novembre 1911, ospite d’onore il re Vittorio Emanuele III, con una trasmissione verso Glace Bay - Nuova Scozia, Canada - in cui lo stesso Marconi salutò i compatrioti italiani con le seguenti parole “I miei migliori saluti trasmessi dal telegrafo senza fili, dall’Italia in America”. (G. Marconi. 5:47 PM).
La storia delle telecomunicazioni era giunta, dunque, ad una determinante svolta. La stazione fu, inoltre, la prima ad inviare un segnale in grado di oltrepassare l’intero deserto del Sahara per raggiungere Massaua, in Eritrea.
Per gestire la stazione radio venne costruita la “Palazzina Marconi” in cui furono collocati i quadri di controllo per le 16 antenne, alte fino a 75 metri, che Guglielmo ideò su ispirazione della Torre Eiffel di Parigi. Ed è nel 1931, in occasione delle celebrazioni per i 439 anni della scoperta dell’America, che Marconi, dal suo ufficio di Roma, fece partire il segnale radio che da Coltano illuminò il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, per dimostrare l’imponenza delle comunicazioni radio intercontinentali. A testimonianza di queste grandiose imprese esistono decine di documenti tecnico-scientifici, depositati dalla Regia Marina Italiana, che si occupò di collaudare e mettere in funzione la stazione, negli archivi dell’Accademia Navale di Livorno.
 

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Malauguratamente, con lo scoppio della seconda guerra mondiale e la conseguente militarizzazione dell’area, il sito di Coltano cadde in disuso. Oggi, purtroppo, la stazione Marconi, da cui il fisico bolognese condusse buona parte dei suoi esperimenti, è in stato di completo abbandono. Fortunatamente, però, è stata acquisita dal Comune di Pisa con l’intento di costruirvi un museo delle comunicazioni.
Nella speranza che, a breve, possa essere messo a punto un piano di recupero per un altro importante pezzo della nostra “gloria” locale, voglio concludere con un aforisma di Giordano Bruno relativa alla rilevanza delle scoperte scientifiche: “Non so quando, ma so che in tanti siamo venuti a questo mondo per sviluppare arti e scienze, porre i semi della nuova cultura che fiorirà, inattesa, improvvisa, proprio quando il potere si illuderà di avere vinto”.
La nostra città determinante nella formazione dello scienziato boognese
Nella vita di Guglielmo Marconi (Bologna 1874 - Roma 1937), considerato il padre della moderna radiofonia, ci sono tante cose in comune con la nostra citta dove vi soggiornò (e studiò) in vari periodi. Il primo approccio risale al 1885 quando la famiglia si trasferì momentaneamente a Livorno e iscrissero il figlio all’Istituto Nazionale, che aveva sede nel Palazzo Taddeoli, in angolo tra la via Cairoli e la piazza Cavour. Tornato durante le vacanze estive nel 1891, frequentò un Istituto Tecnico privato, appassionandosi alle lezioni di Scienze naturali e di Matematica tenute dal prof. Giotto Bizzarrini. In seguito, ebbe lezioni dal  prof. Vincenzo Rosa, titolare di fisica al Liceo Classico «Niccolini», che recitò un ruolo determinante nella sua formazione, sia per averlo coinvolto negli studi e nelle ricerche, sia per la partecipazione alle attività sperimentali che lo stesso prof. svolgeva nel suo laboratoroi. Fu così che il M., senza aver conseguito alcun diploma, iniziò le sue prime esperienze sulle oscillazioni prodotte dalle scariche elettriche. Imitando Galvani e Franklin, installò alcune frecce di zinco sul tetto della casa di Ardenza dove soggiornava la famiglia; da queste frecce partivano conduttori che facevano capo ad un apparecchio sistemato all’interno dell’abitazione: quando qualche scarica elettrica investiva il sistema, un campanello trillava.

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Si trattava dei primi studi ed esperimenti di fisica che dovevano essere il preludio alla più importante scoperta del secolo: il telegrafo senza fili. Il M. tornò a Livorno nel 1916 quando, col grado di Capitano di Corvetta, si recò nella R. Accademia Navale per effettuare speciali esperimenti su onde cortissime. In seguito, ebbe occasione di tornare più volte, nell’Istituto Marinaro. Amava soggiornare anche all’Hotel Palazzo dove, in uno dei due torrini sul tetto dello stesso, continuava i suoi studi. Ai primi del Duemila, durante i lavori di ristrutturazione dell’imponente complesso, fu addirittura trovata una lettera del 1916, che Marconi scrisse alla cognata Letizia, svelando di alcune ricerche segrete che stava facendo. “Spero di confondere il nemico...”, scriveva. Forse erano gli studi sulle microonde, preludio alla scoperta del radar. Il documento rappresentò un’assoluta novità per i biografi del grande scienziato. Livorno fu anche tra le prime città in Italia a concedere la «cittadinanza onoraria» allo scienziato bolognese: ciò avvenne il 18 novembre 1903. Livorno fu anche tra le prime città in Italia a concedere la «cittadinanza onoraria» al M.: ciò avvenne il 18 novembre 1903. Nel 1909, sulla facciata del palazzo Taddeoli, che guarda la piazza Cavour, fu invece posta una lapide con la seguente epigrafe, dettata da G. Fedi: «GUGLIELMO MARCONI - studiò dal 1885 al 1889 - nell’Istituto Nazionale - che diretto dal Cav. Prof. Ovidio Ferrini - ebbe sede in questo palazzo». «Alcuni suoi condiscepoli - orgogliosi di chi onorando la Patria - continua la tradizione scientifica italiana - dedicarono questo marmo». Nel 1939 gli è stato intitolato il viale che da via A. Gramsci conduce a via R. Calzabigi.

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