Marco Voleri, apprezzatissimo cantante lirico nato e cresciuto a Livorno, a marzo riceve la nomina di Direttore Artistico del Festival Internazionale “Pietro Mascagni”,

Marco Voleri, apprezzatissimo cantante lirico nato e cresciuto a Livorno, a marzo riceve la nomina di Direttore Artistico del Festival Internazionale “Pietro Mascagni”, della rassegna “Opere Pubbliche” e dei percorsi didattico formativi in ambito lirico della Fondazione Teatro Goldoni di Livorno. 
Un amico conosciuto ormai diversi anni fa che ho sempre ammirato e stimato sia come artista che come uomo; ha accettato molto volentieri una intervista per LIVORNOnonstop nonostante i numerosi impegni [nel momento in cui scrivo, il Festival non è ancora concluso] per raccontare cosa c’è (stato) dietro a questa “Edizione zero” del Festival (così da lui definita) che ha sancito l’inizio di un percorso culturale che nella nostra città in tanti aspettavano da tempo.
A febbraio di questo anno si dava finalmente notizia dell’attuazione della mozione approvata già nel settembre 2017 dal Consiglio Comunale (ma che, ahimè, non ebbe seguito), di dare vita al Festival Mascagnano. A marzo arriva la tua nomina a Direttore Artistico di un nuovo ed inedito Festival dedicato a Pietro Mascagni ma anche la notizia di un lockdown durissimo; come hai reagito?
Venivo da un autunno in cui avevo fatto una serie di cose interessanti, diversi concerti, ero stato in Cina, dovevo cominciare il “Sintomi di Felicità Tour” con Vessicchio. Venni contattato per un colloquio in cui mi venne chiesto cosa ne avrei pensato a gestire questo importante Festival e non potevo che esserne onorato. Per carattere mi conosci, le sfide importanti mi piacciono, sono molto stimolanti. Si è trattato quindi di una scommessa ma anche di una grande responsabilità, partire da zero voleva dire costruire qualcosa di nuovo e straordinario, un impegno molto stimolante.  
Abbiamo cominciato a lavorare fin da subito ad un’idea di programma, dovevamo capire come affrontare il Festival, cosa realizzare e dove; tutto questo con le disposizioni normative anticovid che cambiavano spesso, dovevamo capire quando realizzarlo, con chi; sono stati mesi di duro lavoro, mesi molto impegnativi considerando anche tutte le limitazioni.  
In questo Festival ho portato le mie idee, non solo nella proposta artistica ma anche per la location. L’idea persistente per me era quella di utilizzare la Terrazza Mascagni, gli uffici del Goldoni hanno lavorato per renderlo possibile tra permessi, normative da rispettare, mille difficoltà. Ma è un luogo magico, la Terrazza Mascagni non poteva non essere coinvolta; d’altronde chi viene a Livorno è una delle prime cose che vede, è una tappa obbligata, è unica, emozionante. 
Lo stesso vale per il concerto di apertura del 2 agosto. Questo è stato forse l’evento più difficile, cast di livello, la Fortezza Nuova come location che non era banale: atmosfera irreale, i tecnici del Goldoni che hanno illuminato la Fortezza in un modo in cui nessuno l’aveva mai vista così! Per il Festival all’inizio avevamo pensato ad una “Puntata zero” cioè ad concerto unico, in realtà poi siamo riusciti a realizzare ben 4 eventi ufficiali e 7 di Mascagni off, insomma poteva andare anche peggio! La più grande soddisfazione è stata vedere in tutti gli eventi il tutto esaurito.
In tanti hanno riconosciuto che questo Festival è piaciuto, ci sono stati molti certificati di stima e di gradimento in quanto Festival della cultura a 360°, dalle location ai partner come Immersiva che hanno reso ancora più coinvolgente l’evento, è così? 
L’opera lirica è uno strumento che ha funzionato da inizio 600 fino ad oggi ma che in un certo senso va anche contestualizzato con il periodo in cui si vive altrimenti diventa una cosa completamente anacronistica. È un discorso complicato ma penso che, senza ledere l’arte di una composizione, si possa immaginare qualche contaminazione esterna data dal periodo in cui essa stessa si ripropone altrimenti diventa un’opera d’arte che nessuno capisce, nessuno impara niente.
A tal proposito ad esempio quando cominciai a pensare al Festival e mettere giù delle idee ero sicuro che Immersiva avrebbe potuto contribuire a rendere il Festival ancora più coinvolgente.
Qualche mese prima ero stato all’evento realizzato alle Terme del Corallo rimasi colpito. Quando si è trattato di immaginare cose mi è subito venuto in mente Immersiva, non è stato facile avere il risultato che abbiamo avuto per tanti motivi, però valeva la pena rischiare. Chi non è venuto al concerto di Gala in Terrazza Mascagni si è comunque potuto “immergere” con luci e suoni spettacolari nel quadrilatero livornese: Hotel Palazzo, Bagni Pancaldi, Acquario, Terrazza Mascagni, che sfido chiunque ad avercelo, ascoltando brani più o meno celebri di Mascagni.
Chi ha ascoltato l’affascinante monologo di Michele Crestacci credo che sia potuto tornare a casa con una idea della storia di Mascagni. Anche questa è una modalità di produrre cultura.
Sul territorio c’è da fare moltissimo, abbiamo iniziato un percorso, stimolato anche realtà anche locali (vedi Uovo alla Pop, il giro sui battelli, artisti locali ma anche il settore turistico), non sono cose che si fanno in un giorno. Secondo me il Mascagni Festival potrà essere giudicato tra una decina di anni, su territorio italiano, europeo, mondiale.

Questa edizione zero è stata fatta tutta all’aperto utilizzando bellissime location, una fortuna che il meteo sia stato perfetto, avevate pensato anche ad un piano B in caso di maltempo?

Certo, abbiamo dovuto redigere anche un piano di emergenza in caso di rischio meteo. Avevamo previsto le rappresentazioni al nostro Teatro Goldoni, uno dei teatri più grandi e belli d’Italia che però, a causa dei pochi posti che si sarebbero potuti occupare - 350 contro 1150 - avremmo dovuto realizzare gli eventi in forma ridotta perché in doppio turno. Abbiamo passato dei brutti quarti d’ora dato che più di una volta le previsioni non presagivano niente di buono!

Come da contratto il tuo incarico ha una durata di tre anni, già state pensando alla prossima edizione?

C’è una grandissima aspettativa per la prossima edizione ma anche una grande esaltazione. Tanti livornesi ci hanno scritto: oltre ai complimenti già la curiosità di come sarà l’anno prossimo. Subito dopo il nostro primo evento la mattina successiva mi sono svegliato e mi sono scritto due pagine di cose da migliorare, da rivedere, da approfondire. Dovremo puntare al dettaglio in modo che tutto funzioni bene.

Sarà certamente un Festival con cadenza annuale ma il periodo andrà valutato, non è detto che il prossimo anno sarà di nuovo a settembre.

Se quest’anno la responsabilità era grande perché iniziava un percorso, l’anno prossimo lo sarà ancora di più perché l’aspettativa sarà ancora più grande.

Per il prossimo anno faremo richiesta di prima istanza di accreditamento presso il FUS come festival di genere, un passaggio molto importante che, se accolto, ci darebbe la possibilità di strutturare la manifestazione in modo organico.

Ho un’idea molto precisa di dove vorrei arrivare ed in confronto questa edizione zero è stata una cosa piccola, con situazioni realizzate in last minute per cause di forza maggiore.

Non sarà un Festival monografico, chiuso alla mera produzione di Mascagni anche perché egli stesso era un innovatore, è un musicista conosciuto da tutti, in tutto il mondo e proprio per questo abbiamo la responsabilità di dargli la risonanza che merita.

Sto percependo dal mondo dell’opera lirica una curiosità importante su questo Festival, lo dimostra il fatto che a Livorno sono arrivati personaggi importanti, artisti di livello internazionale, la sera dell’11 settembre ad esempio era presente la Famiglia Mascagni, Casa Sonzogno, Fondazione Cerratelli, famoso per preservare un patrimonio enorme di costumi di scena di produzioni importanti quali Zeffirelli, Eduardo De Filippo e molti altri, poi direttori artistici di altri festival importanti.

Alla fine sta andando tutto molto bene, gli artisti coinvolti, tante professionalità livornesi che hanno partecipato e che andrebbero investite molto di più per progetti come questi.

Con il Festival bisogna puntare a creare una tradizione per la quale chi viene a Livorno sappia che c’è il Mascagni Festival.

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