Michele Borghetti

Pluricampione del mondo di dama inglese

Michele Borghetti nasce in Corea, via Amendola 28, il 13 marzo 1973, l’anno della crisi petrolifera con il conseguente divieto di circolazione delle auto nei giorni festivi. Il quartiere è  nato nel dopoguerra per dare abitazione alla povera gente, dato che Livorno è stata dilaniata dai bombardamenti, ma il progetto realizzato è squallido, non migliore di  quello di venti anni prima che riguardava Shangay. Nomi come Corea, Shangay,  attribuiti dagli stessi abitanti, che ognuno ha cercato di interpretare a suo modo, in modo più o meno fantasioso, vogliono significare degrado, abbandono di ogni ipotesi di eguaglianza tra la gente. Don Nesi lo capisce e per questo crea un villaggio, il villaggio scolastico;  insomma parte dall’istruzione.  
La vita di Michele è quella di tanti ragazzi della Livorno nord, spesso  all’aperto, in cortile, a giocare a pallone perché le case sono piccole, si sta stretti e allora meglio andare fuori.  Michele cresce in quei cortili dove i ragazzi non fanno il girotondo cantando “Giro girotondo, il pane è cotto in forno…” ma ti urlano in faccia “‘r budello di tu’ mà” , non cantano  “Oh, quante belle figlie Madama Dorè”,  ma ti dicono “a te ca’ata” e fanno la sassaiola. E quante teste rotte, ma proprio tante! E meno male che l’aria a Livorno è buona perché c’è il mare, la spiaggia, quella libera del Calambrone dove Michele va abitualmente d’estate.

Frequenta la scuola elementare del quartiere, la Modigliani,  quindi la scuola media Pistelli e infine il corso serale all’I.P.C. Colombo. Da via Amendola, in Corea, si trasferisce in via Nino Bixio 58, a Shangay, nel 1978 e qui rimane fino al 2017 allorché fissa la residenza in via Haiphong 39.
Conoscevo Michele di fama e per averlo visto in foto sui giornali, ma non l’avevo mai incontrato a quattr’occhi, e siccome  ho stretto amicizia con suo padre Gianfranco e, inoltre, da tempo  immemore mi interesso di ciò che riguarda  Livorno,  è naturale scattasse in me la voglia di saperne di più su un livornese che è  campione del mondo di dama inglese, il che non è poca cosa, ne convenite? Così ci siamo dati appuntamento in un bar di via Ippolito Nievo. In un pomeriggio  con un freddo boia, conosco Michele e rimango colpito dalla sua estrema semplicità, non sembra di parlare con un campione del mondo.

Di robusta costituzione, una calvizie che avanza,  occhi pungenti,  una memoria di ferro. Già  la memoria, non potrebbe essere altrimenti per chi detiene il record mondiale di dama inglese e di dama “cieca”, cioè bendato.
Michele, da me sollecitato,  comincia a raccontarsi, lui davanti a un succo di frutta, io a un cappuccino, al vetro,  bollente. Il padre, Gianfranco, è arbitro di dama dal 1961 e nelle trasferte per l’Italia  porta sempre  con sé il piccolo Michele. Un giorno, il 24 agosto 1985, sono a Mori, in provincia di Trento,  per un campionato di dama. Oreste Persico, segretario generale e anima della Federazione, convince Michele, 12 anni,  a partecipare al torneo, promettendogli una damiera. A Michele non mancano certo le damiere con un padre come il suo, ma quella richiesta di Persico,  uomo di grande prestigio della dama italiana, gli giunge al cuore.  E’ l’inizio di una folgorante carriera, tuttora in corso.

Michele fa registrare i primi successi e a 15 anni, lo dice con gli occhi che brillano, comincia a credere di poter conseguire risultati importanti e infatti già nel 1991, a 18 anni, vince il cam-
      pionato italiano di dama internazionale a Arco, in provincia di Trento, titolo che replica nel 2004, 2005, 2013, 2016.  Mi spiega che la dama internazionale si differenzia da quella italiana perché si gioca su 100 caselle, anziché 64.
Il primo maestro  è stato senz’altro il padre Gianfranco (anche lui campione italiano, a squadre, nel ’99 e campione italiano, per corrispondenza, nell’87), ma deve molto anche all’insegnamento di Benito Vaglini e di Franco Manetti, pluricampione italiano a squadre.
L’anno successivo, il 1992, Michele vince a Prato il titolo tricolore di dama italiana e lo riconquisterà altre dodici volte, l’ultima nel 2015, battendo il record di un altro livornese, Piero Piccioli, barbiere in via Maggi, detentore del titolo per sette volte, nel ’51, ‘54, ‘56,’58, ‘59, ‘60, ‘67.
Dopo il 1992 Michele è campione italiano nel ’93, ’95, ’97, ’99, 2000, 2001, 2002, 2003. Quello stesso anno a Varazze, il 18 agosto, batte il record mondiale di partite alla cieca, cioè bendato, contro 23 avversari, facendo registrare 40 punti su 46, con 17 vittorie e 6 pareggi. Soffermiamoci un momento su questa performance, cioè pensate di giocare, bendati, con 23 avversari, simultaneamente,  senza che l’arbitro vi ricordi l’ultima mossa, né vostra, né dell’avversario che avete di fronte. Da non credere!  E’ un record tuttora imbattuto.
L’anno dopo, nel 2004, e poi anche nel 2005 riconquista il titolo italiano. A Michele succede di  sentirsi  appagato e decide di concedersi una pausa di riflessione; nella vita ci sono anche altre cose, e continua,  sì, a partecipare alle gare, ma non ai campionati italiani.
Spinto dagli amici si avvicina alla dama inglese e anche in questa specialità raggiunge la vetta, è campione del mondo nell’apertura sorteggiata (“3move) contro Alexander Moiseyev battendolo per 6 a 3 a Montenero, Hotel La Vedetta, il 6 luglio 2013.

L’anno dopo è medaglia d’oro nella dama inglese, ad apertura sorteggiata, a Pechino World Mind Sport Games.  La sete di vittoria lo spinge a ritornare anche ai campionati italiani di dama e conquista il titolo nel 2014 e nel 2015. E’ uno tsunami! Nel 2015 è ancora campione del mondo di dama inglese, ad apertura sorteggiata, battendo a Livorno Lubabalo Kondlo sconfiggendolo per 6 a 1, ancora a Montenero, presso l’ Hotel La Vedetta.  Decide di cessare il gioco della dama italiana a livello di campionato, come aveva già fatto nel 2005, ma prosegue la dama inglese.  Il 15 luglio 2016, a Roma, è ancora campione mondiale di dama inglese, ma nella specialità  ad apertura libera (GAYP  Go as you please),  contro Sergio Scarpetta, di Cerignola.
Michele, con ore ed ore di preparazione ogni giorno,  ha vinto tutto quello che c’è da vincere. Ha dato tanto alla dama che pure gli ha restituito molto  e, appagato, comincia a guardarsi intorno, di nuovo, come nel 2005. Dopo i 40 anni si inizia a fare i conti con il passato, a tirare i primi risultati della nostra vita. Ti fai domande sul senso della vita, insomma ti poni tanti perché, molti dei quali rimangono senza risposta. Di certo la dama non è tutto, c’è dell’altro.
Rivolgo a Michele, Miki in famiglia e per gli amici, la seguente domanda:
- Nella tua carriera chi sono stati, gli avversari più difficili e che ricordi con  stima?”.
“Mario Fero nella dama italiana  risponde senza esitazione  poi … Alexander Moiseyev nella dama inglese”.
- Hai battuto il record di vittorie di Piero Piccioli, anche lui livornese, altro “mostro sacro” della dama. Come dobbiamo interpretare che due livornesi si sono contesi questo prestigioso titolo?
“Livorno è sempre stata una scuola di dama, basti pensare al Bar Commercio in via Garibaldi, al Circolo Poligrafici di dama al Palazzo De Larderel,  ai Portuali. Livorno ha avuto altri campioni come Nelusco Botta, due volte campione italiano nel ’30 e ’48, Antonio Coppoli, campione italiano nel ’35 e ’38, Renzo Ambrosi nel ’49, Manlio Ganni nel ’64. E come non ricordare Matteo Bernini, 30 anni, scoperto da mio padre, che oggi può essere considerato il 3° o 4° al mondo nella dama inglese!”.
- So che vai nelle scuole elementari a divulgare il gioco della dama...
“Si tratta del progetto “Gioco scaccia gioco” ideato dal maestro di scacchi Andrea Raiano. E’ una bella esperienza quella che stiamo portando avanti, grazie al patrocinio del Comune di Livorno. Spero sia estesa a tutte le scuole elementari della città”.
- Cosa rappresenta per te la dama?
“E’ stata tutto per me, mi ha fatto crescere come uomo. Dapprima era un passatempo, poi è stata passione, approccio alla vittoria e alla sconfitta, voglia di migliorarmi e rispetto assoluto dell’avversario, perché nella dama non ci sono trucchi, vince sempre il migliore”.
Questo è Michele Borghetti, un uomo nato e vissuto nei quartieri nord, non privilegiato, tredici volte tricolore nella dama italiana, cinque volte tricolore nella dama internazionale,  quattro volte campione del mondo di dama inglese e  recordman  mondiale di partite alla “cieca”.

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