Modigliani, tra verità e leggenda

La vita di Modigliani, si sa, è sempre stata avvolta da un alone di mistero: corre da sempre su un doppio binario di andata e ritorno tra verità e leggenda, mito e realtà.

La vita di Modigliani, si sa, è sempre stata avvolta da un alone di mistero: corre da sempre su un doppio binario di andata e ritorno tra verità e leggenda, mito e realtà.

Dedo è famoso in tutto il mondo per i suoi nudi femminili, per i colli affusolati, per gli stilizzati ritratti dallo sguardo, spesso, assente. Occhi, senza iride ne pupilla, che hanno dato il via a tutta una serie di interpretazioni al riguardo; da quella, diciamo, più accreditata, recitata anche da Andy Garcia nel film-biografia sul genio livornese, “I colori dell’anima”, “.....se non conosco la tua anima non posso dipingere i tuoi occhi”, a quella, secondo la quale, si tratta di occhi che si guardano dentro e non fuori. Un non guardo-sguardo interiore, in definitiva.

Altra misteriosa vicenda, relativa alla vita dell’artista, è quella che riguarda le famose teste il cui ritrovamento nel fosso Reale, legato alla rocambolesca beffa, fece il giro del pianeta ben, ormai, trentasei anni fa.

Alla circostanza delle molto discusse sculture è legato un famoso caffè labronico, storico locale situato tra piazza Cavour e via Cairoli: il Caffè Bardi. Il locale fu inaugurato nel 1908, anno della morte di Giovanni Fattori, e da subito divenne luogo d’incontro di personaggi più o meno noti, provenienti dalla nostra città ma anche dai dintorni. Tra i frequentatori più assidui si ricordano il maestro Giuseppe Pietri, noto compositore, lo scrittore e poeta Giosuè Borsi, i pittori Renato Natali e Gino Romiti, fondatore quest’ultimo, nel 1920, del celeberrimo Gruppo Labronico, nato allo scopo di valorizzare l’arte livornese, tema centrale delle discussioni tenute nello stesso caffè. Gruppo pittorico inquadrato nella corrente dei postmacchiaioli.

Al Caffè Bardi, dicevamo, è legata la vicenda secondo la quale Modigliani, rientrato da Parigi nel 1909, mostrò le sculture appena realizzate agli amici, le famose ‘teste’ appunto, riscuotendo in cambio solo scherno e derisione. Ferito nell’orgoglio avrebbe deciso, di conseguenza, di liberarsene immediatamente gettandole nell’adiacente Fosso Reale, fatto che ispirò i protagonisti dello scherzo, in campo artistico, più famoso del mondo.

La vita di Modigliani, si sa, è sempre stata avvolta da un alone di mistero: corre da sempre su un doppio binario di andata e ritorno tra verità e leggenda, mito e realtà.

Dedo è famoso in tutto il mondo per i suoi nudi femminili, per i colli affusolati, per gli stilizzati ritratti dallo sguardo, spesso, assente. Occhi, senza iride ne pupilla, che hanno dato il via a tutta una serie di interpretazioni al riguardo; da quella, diciamo, più accreditata, recitata anche da Andy Garcia nel film-biografia sul genio livornese, “I colori dell’anima”, “.....se non conosco la tua anima non posso dipingere i tuoi occhi”, a quella, secondo la quale, si tratta di occhi che si guardano dentro e non fuori. Un non guardo-sguardo interiore, in definitiva.

Altra misteriosa vicenda, relativa alla vita dell’artista, è quella che riguarda le famose teste il cui ritrovamento nel fosso Reale, legato alla rocambolesca beffa, fece il giro del pianeta ben, ormai, trentasei anni fa.

Alla circostanza delle molto discusse sculture è legato un famoso caffè labronico, storico locale situato tra piazza Cavour e via Cairoli: il Caffè Bardi. Il locale fu inaugurato nel 1908, anno della morte di Giovanni Fattori, e da subito divenne luogo d’incontro di personaggi più o meno noti, provenienti dalla nostra città ma anche dai dintorni. Tra i frequentatori più assidui si ricordano il maestro Giuseppe Pietri, noto compositore, lo scrittore e poeta Giosuè Borsi, i pittori Renato Natali e Gino Romiti, fondatore quest’ultimo, nel 1920, del celeberrimo Gruppo Labronico, nato allo scopo di valorizzare l’arte livornese, tema centrale delle discussioni tenute nello stesso caffè. Gruppo pittorico inquadrato nella corrente dei postmacchiaioli.

Al Caffè Bardi, dicevamo, è legata la vicenda secondo la quale Modigliani, rientrato da Parigi nel 1909, mostrò le sculture appena realizzate agli amici, le famose ‘teste’ appunto, riscuotendo in cambio solo scherno e derisione. Ferito nell’orgoglio avrebbe deciso, di conseguenza, di liberarsene immediatamente gettandole nell’adiacente Fosso Reale, fatto che ispirò i protagonisti dello scherzo, in campo artistico, più famoso del mondo.

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