Il murales sulle Leggi Livornine approvata dalla Sovrintendenza delle Belle Arti

E’ vent’anni ‘he mi sembra di parla’ co’ muri!

Di Marco Rossi

E’ vent’anni ‘he mi sembra di parla’ co’ muri!

La scomparsa di Zeb (David Fedi) ha ormai 12 anni (precisamente dal 29 maggio 2008) ed ancora nessuna spiegazione, dal suicidio per l’auto trovata a Calignaia alla fuga all’estero (forse addirittura in Legione Straniera), ma resta la memoria del primo graffitaro labronico. Nato nel 1966, era stato  uno di quei bambini costretti a fare a pugni con la vita fin da piccolissimo per la perdita del padre a soli 5 anni. Sono i tardi anni ’80 quando Livorno si trova tappezzata di scritte pungenti, dissacranti, ciniche. La grafia è estremamente riconoscibile. La firma: Zeb. Affianco alle frasi uno schizzo, un autoritratto, la canna sempre in bocca. David Fedi è cresciuto. La sua arma per combattere le avversità della vita è una, tipica degli artisti: la creatività. Negli anni ’90 David inizia a dipingere, e ad essere notato ed apprezzato come “artista su tela”. Le sue distorsioni dell’iconico personaggio Diabolik attirano l’attenzione di gal- leristi noti ed influenti e David Fedi dichiara per la prima volta la sua doppia identità: Io sono Zeb.

La sua originalità fu soprattutto la pungente ironia amaranto perché il fenomeno artistico era già maturo: avevano iniziato negli USA negli anni ’60 in quel di Philadelphia con decorazioni di treni della metropolitana per esplodere con Jean-Michel Basquiat (1960-1988) e Keith Haring (1958-1990), tutti e due notati ed apprezzati dal guru della Pop Art Andy Warhol (Andrew Warhola Jr., 1928-1987). Basquiat e Haring avevano portato il graffitismo dalle strade nelle gallerie. Il secondo, nel 1989 venne anche a Pisa decorando il convento di Sant’Antonio in centro con i suoi omini colorati ed il cane angoloso. Entrambi, purtroppo, pagarono troppo presto e troppo salato il loro debito con la vita: Basquiat per overdose a 28 anni ed Haring per AIDS a 32.

L’ultimo grande protagonista del fenomeno è in vita anche se, come Zeb all’inizio, ufficialmente anonimo: Banksy (inglese del 1974) che, probabilmente aiutato da un gruppo, lascia le sue provocazioni un po’ dappertutto. L’ultima è stata il quadro che si è autodistrutto nel corso dell’asta per la sua vendita dopo essere stato aggiudicato per 1,2 milioni di dollari.

Insomma, finendola qui con la storia e tornando a casa nostra, Zeb fu il primo street artist livornese generando la consapevolezza di quanto anche nel graffitismo e nell’arte di strada si potevano individuare motivazioni superiori al semplice vandalismo che, purtroppo, ha invece spesso generato.

Chi di questo si è accorto è un gruppo di 4 ragazze (Valeria Aretusi, Viola Barbara, Libera Capezzone, Giulia Bernini) che, assieme dal 2013, ma nato ufficialmente nel 2017 con la riqualificazione di Piazza Garibaldi grazie al sostegno della Regione e al progetto Sicurezza Garibaldi, è cresciuto nella Cooperativa Uovo alla Pop. Ori- ginato dal concetto proteico della perfezione dell’uovo, il titolo si è concretizzato in una galleria temporanea che mira a durare nel tempo ma che, nello spazio accanto, ospita un lavoro di gruppo di architettura, tour, design ed arte nonché uno shop che vale la pena visitare per le creazioni.

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Vinto un concorso anche per la realizzazione di un festival di street art in città a durata solare (2018-2019), le 4 hanno tappezzato diverse strade cittadine con opere che hanno colpito per la loro originalità: dal richiamo di Vittorio Corcos nel suo omaggio al celebre umorista livornese Yorik (Pietro Coccoluto Ferrigni, 1836-1895) di Mart (livornese del 1988 che preferisce solo tale nome d’arte) sul muro di cinta dell’ex deposito autobus Ctt Nord, all’angolo tra via San Jacopo in Acquaviva e via Forte dei Cavalleggeri al Quando ti manca l’aria in Via Pompilia dedicato alla compagna di Modigliani, Jeanne Hebuterne. Quest’ultima operazione, recentissima, ha permesso alle quattro moschettiere dell’Uovo alla Pop di conoscere lo street artist Salvatore Ligama (Catania, 1986) cui, su iniziativa stavolta del Lions Club Livorno Host (patrocinato da Comune e Provincia e cofinanziato dal Credito Cooperativo Castagneto Carducci) hanno assegnato la realizzazione del murale Fiori di glicine sugli Scali delle pietre fra Comune e Fortezza nuova inaugurato il 27 settembre quale prima opera a ricevere l’approvazione della Sovrintendenza alle Belle Arti. Richiamando nel titolo l’antesignano della mimosa come simbolo femminile e le celebri Leggi Livornine come simbolo di modernità nella tolleranza, il murale non ha facilitato l’artista per il tempo inclemente che ha caratterizzato la metà della settimana dedicata all’opera.

Appositamente incontrati, Ligama e le ragazze dell’Uovo alla Pop mi hanno chiarito la differenza fra street-art (iniziativa spontanea e non richiesta) ed arte pubblica (operazione commissionata) nel loro concernere pareti o monumenti da rivitalizzare quale appunto il murale Fiori di glicine.

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In occasione della mostra Nature has nature con cui aveva riaperto al pubblico dopo il lockdown, la cooperativa aveva mostrato ben 32 artisti coinvolti dal mondo della street art. Prima di Ligama le 4 avevano rese note anche le opere di Clet (Clet Abraham, francese del 1966 che vive a Firenze) famoso in tutto il mondo per i suoi “interventi” sui cartelli stradali che li trasformano in opere d’arte simboliche, quando divertenti quando drammatiche.

Per quanto riguarda invece Salvatore Ligama ed il suo taglio fatto di un linguaggio naturalistico (quasi iperrealistico) mai banale perché ricco di visioni e riferimenti iconici, vanta un curriculum di tutto rispetto che, da assistente universitario alla cattedra di Incisione di Catania sino al 2015, passa poi all’arte pubblica un po’ dappertutto (Croazia, Taormina, Roma, Agrigento, tanto per citare qualche realizzazione) e, recentemente, si è impegnato nella consapevole trasformazione del territorio attraverso interventi pittorici sui ruderi sparsi in Sicilia.

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