La volta che Piero Ciampi stava per vincere a Sanremo

Piero Ciampi rappresenta il tipico personaggio descritto dalla canzone “Ha tutte le carte in regola”.

Nella memoria di quanti lo hanno conosciuto, livornesi e non, Piero Ciampi rappresenta il tipico personaggio descritto dalla canzone “Ha tutte le carte in regola”: beve come un irlandese, un carattere malinconico. “Livornese, anarchico e comunista”, così si descrisse in una memorabile intervista al Radiocorriere TV, già citata nel numero scorso di gennaio, sembrava essere lontanissimo dal piccolo mondo sanremese, che all’epoca non era diventato ancora il perno attorno al quale gira, come oggi, praticamente tutto lo show-business italiano, ma raccoglieva comunque l’attenzione di milioni di telespettatori, anche grazie alla diretta trasmessa in Eurovisione.

Sul palcoscenico del Salone delle Feste del Casinò Municipale (l’Ariston sarebbe diventato la “casa” del Festival solo parecchi anni dopo) iniziavano a crearsi i grandi miti, destinati a una lunga carriera, grazie alle loro interpretazioni di canzoni che sono tuttora parte della memoria collettiva.

Come suol dirsi in questi casi, correva l’anno 1965. Piero Ciampi e il fratello Rberto avevano già da anni iniziato a scrivere, comporre, cantare e suonare. Agli inizi degli anni ’50 assieme a loro c’era anche il fratello maggiore, Paolo (sembra che i tre abbiano an-

      che partecipato alla formazione dei Leghorn New Orleans Rhythm Kings, gruppo che nel 1952 partecipò componendone la colonna sonora alla realizzazione del cortometraggio “Documentaristi”, diretto da Giulio Biagetti con la partecipazione di Valentino Orsini, Amasi Damiani, Vittorio Taviani e Adriana Liscia, che con la sua società “Ambra Films” ne fu la produttrice).

Il sodalizio però ebbe frequenti interruzioni: Paolo emigrò in Canada, Piero partì per il servizio militare e Roberto si laureò in giurisprudenza. Nel mezzo a quest’andirivieni, ci fu anche la partecipazione di Piero e Roberto, assieme al chitarrista Sandro Rindi, al programma radiofonico “Campanile d’oro”. E poi, per Piero, Parigi, la Svezia, quindi Genova dove ritrova l’ex-commilitone Gian Franco Reverberi e fa amicizia con Gino Paoli e Luigi Tenco. Incide dischi col nome d’arte Piero Litaliano, si ritrova a Roma dove addirittura fa il direttore artistico di una piccola etichetta discografica, la Ariel, destinata a chiudere i battenti nel giro di un anno e l’ultimo disco fu proprio quello dell’interpretazione, da parte dell’autore, di “Ho bisogno di vederti”.

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Eccola qua, la canzone che stava per vincere il XV Festival di Sanremo. Firmata Ramsete (altro pseudonimo di Piero), Roberto Ciampi e Gianfranco Monaldi, viene affidata alle voci di Gigliola Cinquetti e Connie Francis. La prima era reduce dalla vittoria della precedente edizione, quella del 1964, con “Non ho l’età”, canzone che le avrebbe fruttato anche il primo posto all’Eurofestival; la seconda, figlia di emigranti italiani negli U.S.A., era una star di livello internazionale e aveva al suo attivo grandi successi cantati sia in inglese che in italiano.

“Ho bisogno di vederti” arrivò facilmente in finale ed era considerata probabile vincitrice. Il meccanismo di voto prevedeva una serie di giurie popolari e al termine della terza serata (trasmessa sul programma Nazionale e in diretta Eurovisione, mentre le prime due andarono in onda sul Secondo Programma) il conteggio portò in testa Bobby Solo con “Se piangi, se ridi” di Mogol-Marchetti-Satti, eseguita in coppia col complesso The Minstrels. Il regolamento del Festival, per evitare polemiche (nel 1964 Bobby Solo, colpito da una forma di faringite che lo rese afono, cantò “Una lacrima sul viso” in playback ma per questo venne escluso dalla classifica) stabilì che tutte le altre canzoni sarebbero state clas    sificate al secondo posto a pari merito.

Non è dato conoscere il punteggio ottenuto da “Ho bisogno di vederti” ma secondo Enrico De Angelis e Ugo Marcheselli, autori di “Piero Ciampi – Discografia Illustrata”, la canzone si classificò quarta.

Leggendo i resoconti del quotidiano “Il Telegrafo”, che al Casinò Municipale aveva inviato Federico Zardi e Mario Olivieri, si nota il disappunto per la mancata vittoria della canzone “nata in piazza Magenta” (dove la famiglia Ciampi abitava). I  due giornalisti hanno parole durissime nei confronti di Bobby Solo. “Ha vinto

       per caso aiutato dai collegiali e dalle reclute”, titola il pezzo di Zardi, mentre Olivieri rincara la dose: “La Cinquetti era in testa alle classifiche”.

Comunque, come spesso capita, la storia di questo brano non finì sul palcoscenico del Casinò Municipale. Doveroso sottolineare che tra gli autori della canzone prima classificata, quella di Bobby Solo, figurava proprio Gianni Marchetti, artista che in seguito avrebbe costituito con Piero Ciampi un sodalizio artistico tra i più proficui e longevi.

A parte ciò, “Ho bisogno di vederti” è l’unica di Ciampi a essere stata incisa in quattro lingue diverse: Gigliola Cinquetti la cantò in tedesco (“Ich Muß Immer ad Dich denken”, in 45 giri con “Ciao, Ciao, Auf Wiedersehn”), spagnolo (“Necesito verte”, inserita in un EP 33 giri/17 cm assieme a “Dios, come te amo”, “No tengo etad” e “Una historia de amor”) e francese (“Dans l’eglise de lumière”, EP 45 giri/17 cm con “Les yeux baissées”, “J’oublie”, “Un jour pour ceux qui s’aiment”, dove la canzone dell’anarchico Ciampi deve sopportare una traduzione distante anni-luce dallo spirito del testo originale. Il semplice desiderio di rivedere la persona amata diventa una promessa solenne di matrimonio in chiesa, episodio più unico che raro dato che normalmente succedeva che erano le cover italiane di canzoni francesi con contenuti assai più liberi a subire un’edulcorazione dei testi secondo la mentalità moralista dominante che spesso richiedeva la sostituzione di parole o versi).

Un’altra versione spagnola, col titolo un po’ diverso “Tengo ganas de verte” viene incisa sempre nel 1965 da una non meglio conosciuta Franciska (anche in questo caso su EP contenente altri tre brani). Esistono poi versioni italiane cantate da cantanti famosi o da perfetti sconosciuti.

 Solo in tempi recenti le case discografiche firmarono accordi riguardo alla realizzazione di album contenenti le canzoni del Festival eseguite dagli interpreti che erano apparsi durante la diretta televisiva. Le varie etichette pubblicavano quindi album dove i cantanti non legati da contratti venivano sostituiti da altri appartenenti alla loro scuderia. Ecco quindi la Ricordi, nel suo “Le canzoni di Sanremo”, affidare alla voce di Wilma Goich una versione in cui il verso “io non voglio altro” è sostituito con “io ti amo ancora” e la Ri-Fi che fa cantare Memo Remigi nell’LP “XV Festival di Sanremo”.

Da segnalare anche l’album “1965 Sanremo Festival 12 winning songs”, pubblicato da London International per il mercato USA, che contiene “Ho bisogno di vederti” cantata da una non meglio identificata “Susy” e la versione strumentale del maestro Riccardo Vantellini che fu eseguita durante una sfilata di moda Primavera-Estate sponsorizzata dal settimanale “Amica” svoltasi al Teatro del Casinò di Sanremo nei giorni del Festival, oltre alla curiosità rappresentata dal 45 giri promozionale Standa, pubblicato da Microson, che presentava sul lato A “Se piangi, se ridi” di Marchetti-Mogol-Satti cantata da Pino Nava e sul lato B “Ho bisogno di vederti” di Ramsete-Pascal-R. Ciampi-Monaldi nell’interpretazione di Barbara Dan.

In modo del tutto casuale e in anticipo sulla nascita del loro ultradecennale rapporto professionale, Piero Ciampi e Gianni Marchetti si trovavano a firmare brani presenti sullo stesso disco.

di Marco Sisi

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