Oiero Giorgetti, il ‘Sinatra’ italiano

Chi non ricorda le canzoni “Tu vuò fà l’americano”, “Guaglione”, “O’ sarracino”, “Torero”, “Io mammeta e tu”, “Pigliate ‘na pastiglia” e compagnia bella?

Di Bruo Damari

Chi non ricorda le canzoni “Tu vuò fà l’americano”, “Guaglione”, “O’ sarracino”, “Torero”, “Io mammeta e tu”, “Pigliate ‘na pastiglia” e compagnia bella? Erano tra i grandi successi di Renato Carosone (1920-2001) e il suo complesso. Pezzi della canzone napoletana che hanno invaso non solo la nostra penisola ma che si sono propagati in tutto il mondo a partire dall’immediato dopoguerra fino agli anni ‘60/‘70. Canzoni che in pratica non hanno mai smesso di andare in onda anche dopo lo scioglimento del gruppo, tanto che i loro ritornelli sono in voga ancora oggi. Una musica speciale quella di Carosone, a mo’ di macchietta, sempre allegra e orecchiabile, con i ritmi della tarantella fusi con melodie africane e americane. Negli Stati Uniti, Carosone è stato, dopo Domenico Modugno, il cantante italiano ad aver venduto più dischi senza inciderli in inglese.

Che c’entra Carosone con la nostra Livorno? C’entra, c’entra... La Rai, il 18 scorso (appena una settimana di distanza dallo storia di Nada, di cui ne parliamo nelle pagine avanti) ha mandato in onda il film ‘Carosello Carosone’, e ciò ci ha fatto riportare alla mente la figura di Piero Giorgetti, livornese, anzi ardenzino (un distinguo a cui molti tengono ancora), contrabassista, che entrò nel gruppo quando il complesso si trasformò in sestetto. Giorgetti rappresentava anche la voce melodica e raffinata, sempre elegantissimo ed anche il... bello del gruppo, capelli neri, occhi castani, alto 1,75, con il sorriso stampato in faccia, che mandava in delirio non solo le ragazzine (non avevano occhi altro che per lui!) ma anche le signore più mature.

Ma come entrò nel gruppo? Giorgetti, fin da piccolo mostrò attitudini al canto e si esibì per la prima volta al pubblico nel 1950 al mitico “Sport Club” di piazza Cavour. Non aveva ancora compiuto 18 anni e fu subito un successone. Qualità canore che confermò l’anno dopo al “Concorso per la voce migliore” al Teatro Lazzeri con le canzoni “Anema e core” e “Lettera d’amore”, accompagnato dall’orchestra del M° Otello Bacci, altro grande livornese dello spettacolo. Fu quindi la volta del “Chez moi” di Firenze e la serata fu ripresa dalla Rai. E Carosone, che era alla ricerca di nuovi componenti (l’iniziale trio con lui al pianoforte, Gegè Di Giacomo alla batteria e l’olandese Van Wood alla chitarra elettrica, stava per sciogliersi dopo la scelta di quest’ultimo di suonare in America), non si fece scappare l’occasione. Vide in quel bravo ragazzo, modi educati e faccia pulita, soprattutto dalla voce melodica, che poteva fare al suo caso e, nel 1954, lo accolse a braccia aperte nel complesso, che nel frattempo si era trasformato in un sestetto, sia nel ruolo di cantante che di contrabbassista.

foto-0060.jpg
foto-0058.jpg
foto-5.jpg
foto-004.jpg
Cantanti e Musicisti

Raccolta Interviste

Scopri di più

Arte e Artisti

Raccolata Interviste

Scopri di più

Personaggi livornesi

Raccolta Interviste

Scopri di più

Amedeo Modigliani

Biografia e curiosità

Scopri di più

Storia di Livorno

Storia e personaggi

Scopri di più

Attualità e curiosità

Scopri di più

foto-0062.jpg
Negozi

Raccolta Interviste

Scopri di più

Edifici storici
Racconti di Storia

Raccolta Interviste

Scopri di più

Calcio e Sport

Storia e Ricordi

Scopri di più

foto-061.jpg
foto-258.jpg
foto-260.jpg

Carosone con il nuovo gruppo consolidò i suoi successi in giro per tutto il mondo, conquistando anche i prestigiosi teatri del Carnegie Hall di New York e dell’Olympia di Parigi che fecero registrare il «tutto esaurito», segnando una epoca

     d’oro per la canzone Italiana, e in particolare per quella napoletana.

Il Complesso Renato Carosone ebbe una sola occasione di cantare a Livorno, quella della Festa dell’Unità 1959: Giorgetti, emozionatissimo, riscosse un successo del tutto particolare.

Quando Carosone decise improvvisamente di ritirarsi dalle scene proprio al termine dell’anno ‘59, ancora al culmine del successo, il gruppo si sciolse e ognuno dei componenti prese la propria strada, salvo poi ricomporsi sporadicamente in occasione di eventi televisivi che ne celebravano i successi della loro carriera artistica.

Fu così che il nostro Piero Giorgetti dette vita ad un suo complesso, il quartetto Stork,  e proseguì una carriera discografica e concertistica di primo livello, tanto da essere gettonatissimo in Versilia, sulla riviera adriatica e nei maggiori night club d’Italia. Con la sua voce sempre calda e raffinata (tanto da essere accostato per timbro e stile nientemeno che a Frank Sinatra e Nat «King» Cole), si affermò anche come solista e tra i maggiori cantanti italiani melodici dell’epoca. Nel 1960 entrò nella Hit Parade con la sua interpretazione di “Marina”.

Continuò a girare mezzo mondo, prima di fermarsi per 15 anni negli Emirati Arabi, a Dubai. Qui si era rifatto una vita dopo che aveva lasciato la moglie Anna, pur rimanendone sempre in cordiali rapporti. Nella ricca metropoli affacciata sul Golfo Persico iniziò a suonare un vasto repertorio costituito da standard e jazz commerciale ed ebbe un notevole successo in coppia anche con il grande trombettista e musicista Andrea Barbara, primo fra tutti il famoso brano “Tenderly”.

Incise il suo ultimo 45 giri (Il comizio) nel 1969. Poi collaborò come autore di testi con Claudio Villa e Sergio Endrigo.

è scomparso ancora giovane il 16 gennaio 1996 in una clinica di San Donato Milanese, dove combatteva da un mese per un male incurabile, appena tre giorni prima di compiere 64 anni. Il Tirreno titolò a tutta pagina: “Addio a Piero Giorgetti. Era il «Sinatra italiano»”. 

Piero Giorgetti ha avuto tre figli, Patrizia, Davide e Giampaolo. Il “mezzano”, Davide, ha creato una pagina social per ricordare la prestigiosa carriera del padre dalla quale abbiamo tratto foto e notizie.

foto-259.jpg