Rachele Luschi, quando i sogni si avverano

RossiDi livornesi di successo mi era già capitato di parlare quando vi raccontai dell’amico di liceo ormai noto neurochirurgo in Pennsylvania e casa sulla Quinta Avenue a New York: stavolta posso aggiungere la storia di Rachele Luschi, classe 1999, la bambina che ho conosciuto tanti anni fa nell’edicola di mamma Michela e babbo Maurizio ad Antignano, ormai incamminata verso il successo cinematografico se è vero com’è vero che già anche il Tirreno le ha dedicato due uscite di cui addirittura un’intera paginata (17 ottobre 2021) per il video del singolo Niente del cantante Ultimo (Niccolò Moriconi, vincitore del Festival di Sanremo 2018 nella categoria “Nuove Proposte” con il brano Il ballo delle incertezze e secondo a Sanremo 2019 con il brano I tuoi particolari).

Di Marco Rossi

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RossiDi livornesi di successo mi era già capitato di parlare quando vi raccontai dell’amico di liceo ormai noto neurochirurgo in Pennsylvania e casa sulla Quinta Avenue a New York: stavolta posso aggiungere la storia di Rachele Luschi, classe 1999, la bambina che ho conosciuto tanti anni fa nell’edicola di mamma Michela e babbo Maurizio ad Antignano, ormai incamminata verso il successo cinematografico se è vero com’è vero che già anche il Tirreno le ha dedicato due uscite di cui addirittura un’intera paginata (17 ottobre 2021) per il video del singolo Niente del cantante Ultimo (Niccolò Moriconi, vincitore del Festival di Sanremo 2018 nella categoria “Nuove Proposte” con il brano Il ballo delle incertezze e secondo a Sanremo 2019 con il brano I tuoi particolari). Appena uscito il video raccolse 500.000 visualizzazioni ed in pochi giorni superò il milione: in esso Niccolò e Rachele interpretano una coppia che sta vivendo la faticosa e travagliata fine di una storia d’amore, in cui rabbia, dolore e accettazione sono i sentimenti che la fanno da padrone.

Sul tema di una novella star il cinema ha già riflettuto a lungo perché vi ha dedicato ben 5 film: nel 1932 (intitolato A che prezzo Hollywood) su regia di George Cukor con protagonista Costance Bennett, nel 1937 (ormai già A star is born) su regia di William Wellman con protagonista Janet Gaynor, nel 1954 ancora su regia di George Cukor con protagonista Judy Garland, nel 1976 su regia di Frank Pierson con protagonista Barbra Streisand e nel 2018 su regia di Bradley Cooper con protagonista Lady Gaga.

Nel primo e nel secondo film l’eroina diventa attrice mentre nelle restanti versioni si tratta di una cantante ma in tutte le opere il finale è drammatico dal momento che colui il quale aiuta la stella a diventar tale, alla fine, sia perché invidioso per il proprio declinante successo sia per non limitare la carriera dell’amata, sempre si uccide.

Il caso di Rachele fortunatamente è diverso perché manca il Pigmalione, colui che investe su di lei e poi, alla fine, appunto, si suicida dal momento che il fidanzato Lorenzo, futuro ingegnere, non correrà mai tale rischio e il principale supporter è un Michele Placido ormai all’apice della carriera.

Rachele iniziò in città all’Officina di musica e arte di Martina Salsedo anche se, inizialmente, l’aveva fatto come hobby, così per fare un’esperienza. Pian piano poi si era appassionata ed aveva deciso di fare il grande salto andando a Roma allo YD Actors di Yvonne D’Abbraccio.

     La svolta capitò col film L’ombra di Caravaggio per la regia, appunto, di Michele Placido con la recitazione da protagonista di Riccado Scamarcio, ormai in prossima uscita nelle sale: le riprese erano iniziate a Napoli nel settembre del 2020 ma subito il regista aveva intuito le potenzialità della nostra ed a luglio 2021, in Fortezza Vecchia, dopo aver interpretato il mitico autore della Cavalleria Rusticana nel Mascagni e il mare che aprì la seconda edizione del Mascagni Festival, egli chiamò sul palco proprio lei, definendola “la promessa del cinema italiano” (questa fu la prima uscita sul Tirreno).

Una volta terminata la scuola superiore (Vespucci, indirizzo turistico), Rachele aveva iniziato a lavorare in un negozio a Livorno, in attesa di far Lingue all’Università, ma io la ricordo ancora decenne, già con la lunga chioma bionda, che mi capitava d’incontrar la mattina presto in edicola quando, in attesa del bus per andar a scuola, dava una mano a mamma Michela. La capigliatura, sicuramente, l’aveva presa propria da lei, tuttora bella biondina spigliata che non si fa pregare a raccontar della pargola, cui dette lo strano nome perché gliene piaceva il suono, senza nessun’altro significato storico, ci tiene a sottolinearmi.

Quando, una mattina, rispondendo ad una mia domanda su cosa volesse far da grande, Rachele rispose l’attrice a me era venuto da sorridere perché pur’io son sempre stato affascinato dal mitico mondo della celluloide e, dentro di me, mi augurai che la piccola riuscisse quantomeno a conoscerlo.

Poi la vidi crescere, sempre biondo e lungo crinita, con lo sguardo che si faceva ogni giorno meno timido sinché non scomparve, mi confidò la mamma, a Roma per seguire il suo sogno: da tempo sapevo che stava studiando dizione ed evidentemente era giunto il momento del passo successivo.

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RossiDi livornesi di successo mi era già capitato di parlare quando vi raccontai dell’amico di liceo ormai noto neurochirurgo in Pennsylvania e casa sulla Quinta Avenue a New York: stavolta posso aggiungere la storia di Rachele Luschi, classe 1999, la bambina che ho conosciuto tanti anni fa nell’edicola di mamma Michela e babbo Maurizio ad Antignano, ormai incamminata verso il successo cinematografico se è vero com’è vero che già anche il Tirreno le ha dedicato due uscite di cui addirittura un’intera paginata (17 ottobre 2021) per il video del singolo Niente del cantante Ultimo (Niccolò Moriconi, vincitore del Festival di Sanremo 2018 nella categoria “Nuove Proposte” con il brano Il ballo delle incertezze e secondo a Sanremo 2019 con il brano I tuoi particolari). Appena uscito il video raccolse 500.000 visualizzazioni ed in pochi giorni superò il milione: in esso Niccolò e Rachele interpretano una coppia che sta vivendo la faticosa e travagliata fine di una storia d’amore, in cui rabbia, dolore e accettazione sono i sentimenti che la fanno da padrone.

Sul tema di una novella star il cinema ha già riflettuto a lungo perché vi ha dedicato ben 5 film: nel 1932 (intitolato A che prezzo Hollywood) su regia di George Cukor con protagonista Costance Bennett, nel 1937 (ormai già A star is born) su regia di William Wellman con protagonista Janet Gaynor, nel 1954 ancora su regia di George Cukor con protagonista Judy Garland, nel 1976 su regia di Frank Pierson con protagonista Barbra Streisand e nel 2018 su regia di Bradley Cooper con protagonista Lady Gaga.

Nel primo e nel secondo film l’eroina diventa attrice mentre nelle restanti versioni si tratta di una cantante ma in tutte le opere il finale è drammatico dal momento che colui il quale aiuta la stella a diventar tale, alla fine, sia perché invidioso per il proprio declinante successo sia per non limitare la carriera dell’amata, sempre si uccide.

Il caso di Rachele fortunatamente è diverso perché manca il Pigmalione, colui che investe su di lei e poi, alla fine, appunto, si suicida dal momento che il fidanzato Lorenzo, futuro ingegnere, non correrà mai tale rischio e il principale supporter è un Michele Placido ormai all’apice della carriera.

Rachele iniziò in città all’Officina di musica e arte di Martina Salsedo anche se, inizialmente, l’aveva fatto come hobby, così per fare un’esperienza. Pian piano poi si era appassionata ed aveva deciso di fare il grande salto andando a Roma allo YD Actors di Yvonne D’Abbraccio.

     La svolta capitò col film L’ombra di Caravaggio per la regia, appunto, di Michele Placido con la recitazione da protagonista di Riccado Scamarcio, ormai in prossima uscita nelle sale: le riprese erano iniziate a Napoli nel settembre del 2020 ma subito il regista aveva intuito le potenzialità della nostra ed a luglio 2021, in Fortezza Vecchia, dopo aver interpretato il mitico autore della Cavalleria Rusticana nel Mascagni e il mare che aprì la seconda edizione del Mascagni Festival, egli chiamò sul palco proprio lei, definendola “la promessa del cinema italiano” (questa fu la prima uscita sul Tirreno).

Una volta terminata la scuola superiore (Vespucci, indirizzo turistico), Rachele aveva iniziato a lavorare in un negozio a Livorno, in attesa di far Lingue all’Università, ma io la ricordo ancora decenne, già con la lunga chioma bionda, che mi capitava d’incontrar la mattina presto in edicola quando, in attesa del bus per andar a scuola, dava una mano a mamma Michela. La capigliatura, sicuramente, l’aveva presa propria da lei, tuttora bella biondina spigliata che non si fa pregare a raccontar della pargola, cui dette lo strano nome perché gliene piaceva il suono, senza nessun’altro significato storico, ci tiene a sottolinearmi.

Quando, una mattina, rispondendo ad una mia domanda su cosa volesse far da grande, Rachele rispose l’attrice a me era venuto da sorridere perché pur’io son sempre stato affascinato dal mitico mondo della celluloide e, dentro di me, mi augurai che la piccola riuscisse quantomeno a conoscerlo.

Poi la vidi crescere, sempre biondo e lungo crinita, con lo sguardo che si faceva ogni giorno meno timido sinché non scomparve, mi confidò la mamma, a Roma per seguire il suo sogno: da tempo sapevo che stava studiando dizione ed evidentemente era giunto il momento del passo successivo.

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