Riccardo e Solange, i miei ricordi

Come ha sottolineato anche il sindaco Luca Salvetti, con Riccardo Cioni salutiamo, non solo un personaggio unico nel suo genere, ma anche “[…] un pezzo della nostra giovinezza”. Si perché per noi nati a cavallo degli anni ’60 e ’70, Riccardo è stato un mito, colui che ci ha regalato momenti di divertimento e spensieratezza, il DJ che ha confezionato la colonna sonora degli anni più verdi.

di Michela Gini

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Come ha sottolineato anche il sindaco Luca Salvetti, con Riccardo Cioni salutiamo, non solo un personaggio unico nel suo genere, ma anche “[…] un pezzo della nostra giovinezza”. Si perché per noi nati a cavallo degli anni ’60 e ’70, Riccardo è stato un mito, colui che ci ha regalato momenti di divertimento e spensieratezza, il DJ che ha confezionato la colonna sonora degli anni più verdi.

La mattina di giovedì 7 gennaio mi giunge la notizia via chat; inutile negare che ho provato una profonda tristezza, quella che si prova quando qualcuno o qualcosa che ha fatto parte della propria esistenza improvvisamente viene a mancare. E a questo punto la memoria si anima e fa un salto all’indietro di circa quarant’anni. Era il 1980 e frequentavo la prima superiore. Furono anni magici quelli o forse li ricordo così perché avevo appena 15 anni. Con la mitica amica del cuore, quella delle prime confidenze amorose nei lunghi pomeriggi del doposcuola, scoprimmo un programma radiofonico che veniva trasmesso da radio Quattro, di cui Riccardo è stato anche direttore artistico, il “ DJ full time”. Ascoltavamo estasiate le note che uscivano dallo stereo, pregustando il momento in cui saremmo riuscite ad inventarci qualcosa per raggiungere la discoteca dei sogni, quella in cui il Cioni si esibiva dal vivo, maestro qual era in consolle, il Green Ship di Lucca. Dovevamo assolutamente conoscerlo, era il più grande, ma soprattutto ci aveva colpito la sensualità della sua voce.

Così uscimmo di casa una domenica pomeriggio dicendo che saremmo andate a fare una passeggiata sul mare e, dopo un furtivo “maquillages” improvvisato in ascensore, ci avventurammo alla volta di Lucca prendendo il treno dei “desideri”. Raggiunta la località di Nave, dove si trovava la sala da ballo, finalmente entrammo. Lui si trovava nella sua postazione e

    restammo stregate più che mai dalle stratosferiche permormance, gli “scambi”. Salimmo sulla pedana posta al suo fianco e iniziammo a ballare esibendo i passi che ci eravamo inventate ascoltando i suoi programmi da casa.

Riccardo ci notò e ci sorrise; non dimenticherò mai l’emozione provata in quel momento e più tardi, quando vincendo la timidezza ci avvicinammo per chiedergli una dedica che lui ci scrisse su una cartolina con la sua foto in camicia di lamè. L’ho conservata per anni quella dedica: “A Michela con simpatia Riccardo Cioni”.

Quella domenica pomeriggio fu la prima di una lunga serie di incursioni nell’amata discoteca lucchese dove potevamo vederlo e, piene di entusiasmo e ammirazione, strappargli qualche sorriso che ci riempiva il cuore di gioia. E poco ci importava se al rientro a casa i forti ritardi ci costavano sgridate e punizioni: per lui questo ed altro.

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Qualcuno ha scritto che con il decesso di Riccardo la generazione dei cinquanta-sessantenni si è scoperta improvvisamente più vecchia. Lui ha infatti attraversato le mode e le generazioni per molti anni, con la potenza della sua tecnica unica che lo ha reso uno tra i migliori DJ d’Italia. Gli aficionados del suo genere d’ora in poi avranno un motivo in meno per ballare.

Ma in questo inizio 2021 Riccardo Cioni non è stato l’unico personaggio labronico famoso che ci ha lasciato; si è spento anche Paolo Bucinelli in arte Solange. Il sensitivo-cartomante aveva iniziato a lavorare in tv negli anni ’80 partecipando a molti programmi come “Domenica in”, “Buona Domenica”, “La Fattoria”. Leggere la mano o i Tarocchi era per lui una missione e non un modo per arricchirsi, infatti non si faceva pagare.

In vena di amarcord mi torna in mente una serata a Castiglioncello nei primi anni 2000. Con compagno e figli stavo seduta a cena ad un tavolo del caffè Ginori, in attesa dell’arrivo di Umberto Tozzi che doveva partecipare ad un evento presentato da Carlo Conti. Solange, anche lui seduto ad un tavolo di fronte al mio, non mi toglieva gli occhi di dosso. Si avvicinò e mi prese da parte, con mia ovvia sorpresa, parlandomi di un evento molto intimo della mia vita e chiedendomi se l’avessi superato. “Ho dovuto chiedertelo - mi sussurrò - l’idea mi faceva preoccupare”. Restai di stucco e lo ringraziai per l’interessamento.

Ricordi di vita vissuta ma soprattutto di due personaggi, molto diversi tra loro e unici nel suo genere, che ho avuto la fortuna di incontrare e che hanno lasciato un ricordo indelebile nel mio cuore. E anche in quello di un’intera generazione.

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