Silos Granari, progetti realizzati e da realizzare

I croceristi che facevano scalo nel nostro porto, sino ad un paio di anni fa, si trovavano di fronte ad un duplice catafalco monumentale, sgretolato e fatiscente, che per essere il biglietto da visita della città non lasciava promettere niente di buono. Anzi, sembrava che le due moli stessero lì senza più altra funzione che quella di incoraggiare i turisti ad indirizzarsi verso Pisa, Firenze o verso qualsiasi altro punto della carta geografica purché non fosse Livorno.

Di Giorgio Mandalis

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I croceristi che facevano scalo nel nostro porto, sino ad un paio di anni fa, si trovavano di fronte ad un duplice catafalco monumentale, sgretolato e fatiscente, che per essere il biglietto da visita della città non lasciava promettere niente di buono. Anzi, sembrava che le due moli stessero lì senza più altra funzione che quella di incoraggiare i turisti ad indirizzarsi verso Pisa, Firenze o verso qualsiasi altro punto della carta geografica purché non fosse Livorno.

Si tratta ovviamente dei due silos granari dei quali il più antico sta per compiere il secolo di vita, mentre l’altro, che è stato mostruoso anche da giovane, porta malissimo i suoi 62 anni. Se le cose oggi sono molto diverse è grazie al restauro del primo e ad una modiglianesca foglia di fico che tappa almeno in parte le vergogne del secondo. E tutto questo grazie alla progettualità fattiva di Lorenzo Riposati.

Riposati è un dottore in Economia e Commercio con la passione per Livorno, la sua storia e un debole per l’archeologia industriale. Mi riceve nel suo elegante studio, presso il palazzo che l’arch. Michelucci progettò per l’area dove insisteva il cinema teatro Centrale. È un uomo risoluto e tenace, virtù che riesce a temperare con affabile disponibilità e gentilezza. Parla poco di sé. Mi informa che esercita la professione dal 1993, dopo una breve esperienza come Ufficiale di Marina presso la Capitaneria di Porto, che ricopre incarichi come membro di Collegi Sindacali, Consigli di Amministrazione e di organismi di vigilanza in

      società armatoriali e che ha una lunga esperienza in campo immobiliare. Aggiunge poi che nel 2017 è divenuto inaspettatamente (per un professionista uso a lavorare per privati) l’amministratore unico della Porto Immobiliare srl, società a totale controllo pubblico, essendo partecipata a maggioranza dall’Autorità Portuale di Livorno e Piombino (d’ora in poi ADSP MTS) e dalla Camera di Commercio di Livorno e Grosseto (d’ora in poi CCIAA).

La società è attualmente proprietaria di una superficie di circa 30.000 metri quadrati, circondata a nord dalla Calata Punto Franco, a sud dalla calata Sgarallino, a est dalla Fortezza Vecchia. Su tale area insistono il Terminal traghetti/crociere, ex Magazzino Punto Franco ristrutturato e convertito nei primi anni ’90 ad uso ufficio e salone Terminal, il silos granario costruito nel 1960 (quello su cui è stato applicato il copripudende del telo di Modigliani) e il silos granario più antico, quello inaugurato il 1° maggio 1924 dalla Società Silos Livornesi srl dei Fratelli Bozano, in comitato d’affari con la famiglia Orlando.

Per comprendere i progetti che il dott. Riposati ha già realizzato e quelli ancora in cantiere al fine di valorizzare l’area e aprirla a turisti e cittadini è necessario ripercorrerne un po’ la storia, che in parte si intreccia con quella delle trasformazioni del porto di cui ci siamo occupati nei due precedenti numeri di Livornononstop. È comunque opportuno tracciarne una sintesi anche per comprendere come si sia pervenuti alle attuali proprietà e i limiti di manovra consentiti per la sua valorizzazione nell’interesse pubblico.

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Le moli dei due silos insistono proprio sull’area creata dai tombamenti voluti dal granduca Leopoldo II (diga rettilinea, 1852) e dai governi postunitari (Magazzini del Deposito Franco, 1883) a cui si era aggiunto nel 1888 un tratto riservato al deposito di petrolio caucasico gestito dalla ditta Librach, Cantor e Florio, che col tempo cederà i suoi diritti alla Società Italo Americana per il Petrolio (SIAP), liberando l’area sulla diga rettilinea e trasferendo i contenitori prima in prossimità del Marzocco, poi a Stagno (ANIC e in seguito STANIC).

L’area liberata fu quindi assegnata dal sindaco Rosolino Orlando, giunto al suo secondo mandato (1915-1920), alla Società Silos Livornese srl dei fratelli Bozano, che realizzò la prima costruzione, inaugurata – come si diceva – il 1° maggio 1924, sul terreno che continuava ad essere di esclusiva proprietà del Comune. Ma nel 1939 Costanzo Ciano, per scongiurare l’intervento del potentissimo Banco di Napoli, interessato a gestire sull’area l’attività di credito garantito da pegno su merci, bloccò l’iniziativa spingendo il Comune a vendere l’area alla Camera di Commercio, conservandone così la natura di bene pubblico.

Con la guerra anche il Silos subì danneggiamenti, ma la struttura nel complesso fu risparmiata, mentre tutta l’area già dei magazzini del Deposito Franco venne distrutta.

Con la ricostruzione, la CCIAA realizzò due nuovi depositi denominati Magazzino Punto Franco, destinato alla giacenza di prodotti internazionali, e Magazzini Sgarallino, per i prodotti nazionali.  Nel 1960 verrà costruito il nuovo silos, affiancandolo a quello del 1924. Questa attività di magazzinaggio si concluderà negli anni Ottanta e anche quella dei due silos granari finirà nel decennio successivo, decretando un lungo periodo di degrado e di abbandono per tutta l’area.

Un tentativo di ripresa fu assunto dalla Porto di Livorno 2000 srl, costituita dalla CCIAA che conferiva gli immobili, e dall’ADSP MTS che finanziava la demolizione dei Magazzini Sgarallino, la ristrutturazione in uffici del Magazzino Punto Franco e la realizzazione dei piazzali per il nascente Terminal Traghetti. Ma nel 2010, in appli-

     cazione della legge Madìa per la semplificazione e riduzione delle società a partecipazione pubblica, la Porto Immobiliare 2000 veniva scissa, con la costituzione di una società pubblica proprietaria degli immobili (Porto Immobiliare srl) e con la vendita, formalizzata nel 2019, della società terminalistica al gruppo Moby spa.

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Concluso l’excursus storico, che abbiamo cercato di sintetizzare, il dott. Riposati è entrato nel vivo dell’argomento, riguardante il restauro del silos del 1924. Seguiamo le sue stesse parole:

“Una volta nominato (luglio 2017) e preso possesso delle funzioni amministrative tipiche della gestione di una società, ho subito apprezzato il silos granario antico, mirabile esempio di archeologia industriale. Lo statuto prevede tra l’altro la valorizzazione, anche a fini culturali, dei beni immobili di cui la società è proprietaria. Ho cominciato quindi a studiare la struttura, anche con tecnici di mia fiducia che hanno condiviso con me la passione e l’entusiasmo di questa avventura. La struttura è costituita da un salone al piano terra di 800 mq, con le suggestive calate metalliche del grano, che ha suscitato un forte interesse in me nel proporre ai soci pubblici, visti anche gli ottimi risultati di bilancio, un intervento di ristrutturazione che quantomeno restituisse un po’ di decoro a quello che sicuramente rappresenta il biglietto da visita per chi entra a Livorno via mare. Si sta parlando tra croceristi che sbarcano e chi giunge per prendere un traghetto di circa tre milioni di persone all’anno in periodo ante covid. Pertanto a partire dal 2018 ho cominciato ad elaborare una serie di progetti relativi alla messa in sicurezza, alla valorizzazione e all’utilizzo per scopi culturali del vecchio silos. Dopo varie assemblee, viene finalmente autorizzata la ristrutturazione delle facciate e del salone a piano terra. I lavori, solo parzialmente interrotti dal covid, si concludono con il rispetto dei tempi di consegna e – tengo a precisare – dei costi programmati, circostanze non sempre scontate in tema di opere pubbliche”.

“Il silos – conclude il dott. Riposati – viene inaugurato il 18 giugno 2021 con l’intervento del presidente della Regione Toscana e delle autorità cittadine e di oltre 200 presenze. In quattro mesi, fino ad ottobre 2021 quando viene richiuso per intraprendere ulteriori lavori di ristrutturazione, si sono registrati 2496 visitatori, a dimostrazione dell’alto interesse mostrato dalla cittadinanza per un’area e un impianto che sono sempre stati inaccessibili. Nel 2022, da metà marzo fino a maggio si sono registrate oltre 30 classi in visita, con circa 700 persone tra scolari e insegnanti”.

 A questo punto si è imposta una pausa caffè e anche noi interrompiamo la relazione dell’intervista chiedendo a chi ci legge di avere pazienza fino alla pubblicazione del numero di agosto: un’attesa che garantisco sarà ricompensata. Ancora informazioni sul silos e sui progetti in cantiere per qualificare tutta l’area di proprietà di Porto Immobiliare srl a beneficio di cittadini e turisti.

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