Stefano Santomauro e la voglia di ridere

In questi due anni di pandemia il mondo intero si è interamente riversato sui social a caccia di un sorriso e molti di noi lo hanno trovato leggendo e frugando sul diario di Stefano Santomauro.

Stefano, autore e attore di televisione e teatro, registra il primo successo nel 2016 con “Santomauro Subito”!. Nel 2017 nasce la collaborazione con Francesco Niccolini e Daniela Morozzi con i quali scrive e dirige lo spettacolo “Like”, visto da 25.000 spettatori in tutta Italia, riguardante la dipendenza dagli smartphone e dai social, e che viene selezionato al Torino Fringe Festival 2018.

Di Annalisa Gemmi

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In questi due anni di pandemia il mondo intero si è interamente riversato sui social a caccia di un sorriso e molti di noi lo hanno trovato leggendo e frugando sul diario di Stefano Santomauro.

Stefano, autore e attore di televisione e teatro, registra il primo successo nel 2016 con “Santomauro Subito”!. Nel 2017 nasce la collaborazione con Francesco Niccolini e Daniela Morozzi con i quali scrive e dirige lo spettacolo “Like”, visto da 25.000 spettatori in tutta Italia, riguardante la dipendenza dagli smartphone e dai social, e che viene selezionato al Torino Fringe Festival 2018.

Nel 2019 Stefano debutta con “Fake Club” e nello stesso anno si esibisce come stand up comedian presso la Santeria di Milano. Nel 2021 vince il premio della Critica al Festival Nazionale della Comicità di Modena.

- Stefano, raccontaci com’è nata la voglia di far sorridere gli altri e quanto è importante per te.

Un po’ di tempo fa ho trovato la pagellina di 4ª elementare dove la suora scriveva: “Stefano è un vulcano di idee, è sempre pronto a far ridere i compagni, generoso e affidabile”. Ecco diciamo che questa è la prima recensione e, essendo positiva, ho deciso di continuare. Mi ha sempre fatto stare bene far stare bene gli altri. Mi viene naturale: per fortuna trovo semplice riuscire a strappare una risata. Non so come faccio, è un atteggiamento naturale. Da lì a farne un lavoro ne è passata di acqua sotto i ponti: tanto studio, tanto palco, tanto pubblico e fortuna di poter collaborare con professionisti di altissimo livello.

- I tuoi spettacoli affrontano tematiche attuali, quali sono le tue fonti e come le elabori?

Il comico ha questa fortuna di avere occhi “bionici”: osserva la realtà così come è ma riesce a trasformarla in un racconto comico, cinico e con una “oggettività soggettiva” che ti fa dire mentre ridi: “E’ vero è così!”. Personalmente non mi piace raccontare storie del passato, quindi se posso, evito monologhi su personaggi o storie importanti. Sono invece affascinato delle storie del presente: le annuso per strada, osservo come si muove la gente, di cosa soffre, di cosa ha paura, di cosa si sorprende. E una volta che in testa mi è chiaro il tema che voglio raccontare comincio a leggere tutto di quella materia, ascolto musica, guardo film, cammino e viaggio. Quando ho la testa piena zeppa di tutto questo mi fermo e poi, ad un ceto punto, il testo comincia a venire fuori. Grazie ai miei collaboratori (Francesco Niccolini, Daniela Morozzi, Marco Vicari, Matteo Marsan per citarne alcuni) poi cominciamo a tagliare, aggiungere, levare, levare, levare fino a che arriva il momento di leggerlo a qualcun altro.

- C’è una persona in particolare a cui leggi per primo i tuoi testi?

In maniera un pò folle decido di comportarmi, con un nuovo spettacolo, in questo modo: una volta che il testo è, diciamo, abbastanza presentabile drammaturgicamente, lo leggo alla mia compagna e successivamente ai miei amici (massimo 2-3 persone). Poi con calma organizzo una data da qualche parte e davanti a 200 persone lo porto in scena. Pazzesco. Se ci penso non sono normale. Ma per me è l’unica strada: mentre “faccio” lo spettacolo, una parte di me si stacca, si estranea e sente il pubblico: cosa funziona nel testo, cosa non funziona, i passaggi che hanno bisogno di maggior approfondimento e quelli che vanno già bene. E’ un lavoro difficile, lungo e che richiede una grande dose di umiltà: trovarsi tra le mani un testo che funziona in tutta Italia è un privilegio di cui

     sono consapevole.

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- Che rapporto hai con il pubblico?

Al pubblico dobbiamo tutto. Mi spiego: l’esigenza di un artista è soggettiva: decido di raccontare una storia, (o un pittore decide di dipingere un soggetto), perché è un bisogno di cui non può fare a meno. Dopodiché l’opera ha bisogno di essere raccontata, vista, condivisa. E qui entra in gioco il pubblico: l’opera, qualsiasi essa sia, nel mio caso uno spettacolo comico, se riesce a “contagiare” lo spettatore significa che ha fatto centro. Il bisogno soggettivo dell’artista di raccontare una cosa è arrivato ad un altro che ne ha riconosciuto (o anche no) il bisogno e decide di raccontarlo ad un altro. Nel mio caso il privilegio è massimo: ho la possibilità di sentire il benessere del pubblico immediatamente. Quella magia meravigliosa che si crea tra l’attore comico che racconta ed il pubblico che immediatamente ride insieme: una botta di gioia meravigliosa! Per farvi capire come circolano le buone idee: la scorsa estate mi squilla il telefono: Salve, chiamiamo dalla Svizzera, da Locarno vorremmo portare da noi lo spettacolo Like. Io meravigliato chiedo: E come avete saputo di Like. E loro: passaparola.

- Progetti nel cassetto?

Tanti, tanti tanti. La pandemia mi ha fatto riflettere su un elemento fondamentale al quale, purtroppo, pensiamo sempre meno: la felicità. Non parlo della felicità come standard da raggiungere, non credo ne esista una per eccellenza. Parlo del pezzo di strada che facciamo per raggiungere una cosa che si chiama, appunto, felicità. Dunque con questo pensiero in testa ho cominciato a scrivere lo spettacolo nuovo che affrontasse questo tema in maniera comica, ma culturalmente valida: è nato Happy Days. Uno spettacolo che non vedo l’ora di portare in scena in tutta Italia (è già stato selezionato al Torino Fringe Festival 2022) e soprattutto a Livorno. Poi, siccome lo spettacolo è venuto bene, mi sono detto: ma perché non costruisco un vero e proprio Festival che parli di felicità: ed ecco nascere il Sulla Felicità Festival, una manifestazione evento che si terrà nella nostra città il prossimo 4-8 Maggio, con il patrocinio della Regione Toscana e del Comune di Livorno: teatro, musica, benessere, cultura, letteratura e street art al servizio della famosa ricerca della felicità. Voglio che Livorno diventi il centro della ricerca della felicità: non quella raggiunta e già messa in cassaforte, ma quella da raggiungere con infiniti sbagli e scivoloni clamorosi. Voglio raccontare quella”. “Ne è venuto fuori - conclude Stefano Santomauro - un programma bellissimo che coinvolge numerose realtà culturali di livello nostrane e che avrà ospiti che non vediamo l’ora di condividere con tutti voi di livello nazionale. Sarà un Festival che farà parlare anche fuori dalle mura della città. In questa prima edizione sarà collocato a Maggio a causa del prolungarsi della pandemia, ma che dall’edizione 2023 sarà posizionata a ridosso proprio della Giornata Mondiale della Felicità, che si festeggia il 20 Marzo di ogni anno.

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