Torri e fortini del litorale livornese

Una prima parziale notizia relativa alle torri e posti armati della nostra costa livornese l’abbiamo nel XVI sec.

Tra il 1545 e il 1548 si parla della costruzione delle torri del Romito e di Calafuria (o del Boccale), ma in un documento datato giugno 1606, appaiono anche quelle di Castiglionello, Querciarello, il Salvatore (Romito), il Mattaccino (Calafuria), il Marraccone (Maroccone), Lantignano (Antignano) e Lardenza (Ardenza). Nel 1686 oltre che il Forte di Antignano, viene segnalata anche la Torre di Antignano.

All’epoca svolgevano compiti di avvistamento e di controllo del territorio, sia per la salvaguardia dalle invasioni piratesche ma anche per motivi sanitari.

Vediamo, in breve, la storia di alcune.

Di Enrico del Chicca

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Torre del Marzocco

(o Nuova)

Ubicata nella zona Nord del porto di Livorno, fu costruita in forma ottagonale dai Fiorentini attorno alla metà del XV sec., anche se per alcuni fu edificata a partire dal 1421 sulle rovine di una antica torre pisana. Attualmente chiamata del Marzocco a causa del suo emblema: un leone rampante simbolo della Repubblica di Firenze, raffigurato in una banderuola bronzea posta sulla sommità della cuspide, andato perduto in mare nel 1737, colpita da un fulmine.         La costruzione, alta 54 mt., ha un perimetro del fusto di 12 mt., su ciascuno degli otto spigoli reca impresso il nome del “vento” ad esso corrispondente (Mezzodì, Iscilocho, Levante, Grecho, Tramontana, Maestro, Ponente, Gherbino).

Alla Torre si accedeva mediante un ponte levatoio posto all’altezza del 1° piano e collegato ad una scala esterna. Ai piedi della torre, ci sono due piattaforme, una a pelo d’acqua e l’altra più alta; erano guarnite di artiglieria, recintate da un muro e vi soggiornava sempre una piccola guarnigione.

La Torre del Marzocco, fatta in marmo pisano, su disegno dell’arch. e scultore Lorenzo Ghiberti, era considerata la più bella lungo la costa italiana ed era davanti all’antico Porto Pisano.

Torre del Mulinaccio

La Torre di avvistamento del “Mulinaccio”, era collocata sulla terra ferma, di faccia al Fanale (zona Bellana), demolita intorno al 1850, anche se era in disuso da tempo.

Le prime notizie dell’esistenza della torre risalgono al 1561.

Il nome si riferisce probabilmente alla struttura che ospitava il ridotto di guardia, un vecchio mulino a vento dismesso.

Torre e Forte

dei Cavalleggeri

Le prime indicazioni relative alla presenza di una torre posta sull’ampia scogliera, rimandano al 1595. Il quartiere per la truppa e le stalle dei cavalli risulterebbero ultimate attorno al 1610, sotto il Granduca Cosimo II.

Il Forte dei Cavalleggeri era uno dei posti armati della costa ed aveva un ruolo importante per la difesa poiché sede del comando della cavalleria di pronto intervento.  Il Forte era costituito da un ampio edificio a pianta trapezoidale, i cui lati misuravano circa metri 30x60. L’entrata era dalla parte di terra. All’estremo punto ovest, verso il mare, era ubicata una Torre quadrata elevata a tre piani.

Il distaccamento di cavalleria, serviva per vigilare sulla sicurezza della costa marittima contro i trasgressori della sanità e i contrabbandieri, per vigilare alla sicurezza della piazza di Livorno, e inseguire i disertori del presidio e del Bagno dei Forzati situato in città.

Il Forte aveva anche uno Scalo (Porticciolo) dove in casi eccezionali approdavano bastimenti e barche di pescatori. Per i bastimenti c’era il divieto assoluto di non fare sbarcare né persone né cose.

La demolizione di una prima porzione del Forte avvenne nel 1871 e quella totale nel giugno del 1872.

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Torre di San Jacopo

La costruzione della Torre di San Jacopo, attaccata alla chiesa, è iniziata nel 1568, ed è più antica di quella del Forte dei Cavalleggeri. Il suo basamento era a scarpa ed aveva una funzione “bivalente”, torre di avvistamento e campanile. La “prima pietra” fu posta l’8 novembre 1568.

 

Torre dell’Ardenza (chiamata anche di S. Giovanni Battista)

Di origine medioevale, citata in alcuni documenti già nel 1650, era ubicata in riva al mare, sulla sponda destra del Rio Ardenza, dove le imbarcazioni usavano lo scalo ricavato in una piccola cala.  Questa torre, non armata, era adibita esclusivamente alla sorveglianza, era alta 13 mt., aveva una pianta quadrata con la base a scarpa e si componeva di due piani, coperta con tetto a padiglione munito di abbaino. Vicino alla costruzione c’erano due annessi in muratura e una stalla per i cavalli.

Il complesso fu fatto saltare dai tedeschi alla fine della seconda guerra mondiale.

 

Torre e Forte

di Antignano

Prima della costruzione del Forte, la località era difesa da una torre (Torre di Antignano), posta a Nord della foce del rio Banditella, che continuò ad essere utilizzata almeno fino alla fine del 1600, per poi venire abbandonata e demolita.

Il Forte di Antignano (1562) o “Castello”, su progetto di Raffaello Guerrazzi, comandante della Fortezza Vecchia, fu fatto costruire per volontà di Cosimo I de’ Medici a difesa della proprietà S.A.R. di Antignano, minacciata dai corsari che imperversavano nella zona. Era come una borgata, si trattava di un castello autosufficiente, con all’interno tutto ciò che poteva abbisognare ai suoi occupanti, militari e civili.

Il Forte rappresentava uno dei posti più armati e consistenti della Toscana. Si elevava per circa 13 mt. e distava dal mare 150 mt. Si trattava di una costruzione molto semplice, costituita da un recinto di mura tendente al quadrato (60x65 mt.), aveva ai quattro angoli un bastione assai sporgente; la porta d’accesso era rivolta verso monte. Sul lato che guardava il mare fu aggiunto, in

    seguito, un ulteriore bastione per migliorarne le capacità difensive, con porta rivolta verso il mare. All’interno del recinto, lungo il perimetro furono eretti diversi locali, su due piani, destinati alla casa del prete, stanze per i soldati, o corpo di guardia e case affittate. L’unica struttura all’interno del cortile era la chiesa, intitolata ai SS. Cosma e Damiano, costruita dopo il 1570 e consacrata il 25 ottobre 1575. Nel 1624 la chiesa del Forte di Antignano fu nominata a Santa Lucia di Lantignano e ottenne il titolo di Pieve nel 1799. Il campanile risale al 1880.

Nel 1878 una porzione del Forte, quella prospiciente il mare, fu acquistata dalla famiglia Cremoni, che la trasformò in albergo.

 

Casotto della

Punta al Giardino

Era una piccola postazione che sorgeva fra il Forte di Antignano e la Torre del Marroccone, con un soldato di sentinella la notte. Non è escluso che il suo uso sia sempre stato limitato a momenti di emergenza sanitaria.

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Torre del Boccale

o Castel Boccale

o del Marroccone

La torre dipendeva da quella di Calafuria, ed era chiamata comunemente del Marroccone, in relazione al botro omonimo che sfocia nelle vicinanze.

Per le sue caratteristiche strutturali non ebbe mai un impiego militare che andasse oltre al semplice servizio di guardia e controllo sanitario.

Il manufatto era di dimensioni limitate, perciò non poteva contenere che il castellano e qualche soldato, ed era priva di artiglieria.

La Torre del Boccale, rappresenta l’opera più avanzata del complesso difensivo pisano, realizzato tra il XII e XIII sec. Le torri, poste sulla sommità dei monti o lungo la costa, attraverso segnalazioni di vario tipo (corni, fuochi e fumi), comunicavano sia alle fortificazioni vicine sia alle popolazioni l’approssimarsi di un eventuale pericolo. Questa necessità diventò ancora più forte a partire dal XVI sec., quando numerose imbarcazioni corsare imperversavano lungo la costa della nostra penisola.

Il Castel Boccale è del 1850 ca. ed è addossato all’antica Torre del Marroccone: l’edificio a più piani, presenta un’architettura con torrette circolari.

La Torre del Marroccone, di impianto medioevale, fu ristrutturata durante il governo di Cosimo I (1568), come attestato dalla targa di marmo posta sulla facciata est che porta la scritta “Cosmus Med: Florentie et Senar: dux. II”. Ubicata sulle rocce verso il mare, si eleva su tre piani per 13 mt. Si tratta di una torre medicea edificata sopra i resti di una torre pisana; è a pianta quadrata, con il piede a scarpa di altezza di mt. 4,85, presenta una copertura a tetto a padiglione e non ha coronamento a terrazza sporgente che invece si riscontra nella vicina torre di Calafuria. Vi si accedeva per una scala esterna in pietra di alcuni gradini, a cui faceva seguito una scala di legno che arrivava fino all’ingresso, poco sopra la cordonata. Quest’ultima scala era azionabile dall’interno della Torre e serviva ad impedire l’accesso a chi non era desiderato.                                                                                                              Anticamente, veniva chia-mata anche Torre del Diavolo per l’aspetto inospitale che presentava.

 

Torre di Calafuria

o del Mattaccino

Anche di questa torre, come per le altre non si conosce la data certa della sua edificazione, ma in un documento redatto nel 1554, si fa riferimento al castellano della Torre di Calafuria. Posta sopra una roccia al limitare della scogliera e malsicura, ha avuto questo nome da una piccola cala situata a picco sul mare. La Torre si presenta ancor oggi in discreto stato di conservazione: composta a pianta quadrata (mt. 7,70 di lato), è alta al tetto circa mt. 18,70, con una scarpa di base alta ca. mt. 8.

La parte bassa è costituita da una robusta struttura mu-

     rata e contiene una cisterna di acqua piovana, l’ingresso è al primo piano. In origine la scala era distaccata dalla torre e veniva collegata tramite una semplice passerella che all’occorrenza veniva ritirata (ponte levatoio). I due piani interni, più l’attico, sono composti ciascuno da un unico vano, i primi erano entrambi adibiti ad alloggio per la guarnigione, mentre l’attico era destinato alla vigilanza ed alla batteria.

In prossimità del piede della scarpa vi era un basso edificio a un solo piano destinato ad alloggio del castellano.  Poco distante vi era una piccola cappella, soppressa nel 1782. Un altro edificio, più due piccole capanne, furono costruite in un secondo tempo: verranno distrutti per permettere la costruzione dell’attuale ponte di Calafuria.

 

Torre del Romito

o di San Salvatore (Castel Sonnino)

Torre è quadrata, a tre piani: all’altezza del terzo regna un cordone dove termina la scarpa del suo piede. L’entrata è dalla parte di terra, dov’è una scala di pietra staccata alla sommità della quale vi è un ponte levatoio.

Il Romito più che una torre era un vero e proprio forte ben munito, con un’ampia batteria coperta in cui erano istallati i “pezzi”. Completamente circondato da ampie muraglie lato terra, ed essendo situato al limitare dell’alta scogliera, era pressoché imprendibile.

Una prima attestazione della presenza di una torre armata risale al 1574, mentre l’erezione del fortilizio, secondo il Vivoli, risale al 1709.

La prima proprietà del Fortino del Romito fu di certo Giorgio Gower. Ceduto poi a Sidney Sonnino, ministro del Regno, fu utilizzato come residenza estiva fino al 1922, anno della sua morte. Per suo espresso desiderio, è stato seppellito in un anfratto naturale che si apre al disotto della Torre, sul mare.        Dalla torre si può vedere l’abitato di Quercianella, la punta del Fortullino, quella di Castiglioncello e le rispettive torri, oltre alla fascia collinare interna. Per tale posizione strategica questa torre ha sempre avuto storicamente un ruolo importante nella difesa costiera.

L’edificio ha una pianta poligonale di ca. 400 mq.; dalla fine del XIX secolo la costruzione fu adattata a residenza, con merlature secondo la moda ottocentesca.

Casine per la

guardia di Marina           Queste postazioni servivano a colmare una lacuna difensiva, legata all’eccessiva distanza tra le torri, ed erano punti di appoggio per le pattuglie dei cavalleggeri in servizio di vigilanza.

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