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Livorno nonstop

Reg.Tribunale Livorno n. 451 del 6/3/1987

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Editrice il Quadrifoglio s.a.s.

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Un turista a Livorno

Il treno aveva fatto una fer­mata in una stazione, alcuni passeggeri...

Il treno aveva fatto una fer­mata in una stazione, alcuni passeggeri erano già scesi carichi di bagagli, chissà cosa contenevano le loro valigie, ricordi del passato, souvenir di una recente vacanza, op­pure un regalo per la persona amata. Chissà, ognuno avreb­be potuto avere una storia da raccontare ed invece tutto sarebbe rimasto in una di­mensione intima, familiare, quasi nascosta.

Leggo il cartello della stazio­ne, LIVORNO CENTRALE, lo fisso per un po', penso a come deve essere una città di mare, quali saranno I suoi colori, i suoi odori, la gente che ci abita.

Me la immagino tutta intenta a lavorare vicino al porto, dedita ai commerci, pratica di pesci e buongustaia, mah non so forse è un'idea troppo ro­mantica, probabilmente sarà una delle tante città moderne piena di palazzoni e di gente che corre senza guardarti. Il Capostazione comincia a chiudere le porte e fischia forte per segnalare la parten­za imminente, i passeggeri si mettono comodi cercando un posto al finestrino.

Non so che cosa mi passa per la testa, mi alzo di scatto, con il mio zaino su una spalla co­mincio a correre e urlo al fer­roviere "aspetti aspetti, devo scendere in questa città".

Fuori della stazione un po' di gente che gira, chi legge un

 

giornale, chi ascolta musica, chi gioca con il telefono. Rientro e ammiro l'architet­tura di questa bella costruzio­ne, i soffitti altissimi affresca­ti, le belle decorazioni, le pa­reti in buono stato, pochi graffiti.

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Mi viene fame e vado al bar, la gente sembra socievole, parlano tutti insieme a voce alta.

Il barrista mi vede e dice: "Cosa ti faccio? un macchia­tone va bene?? "

Veramente volevo un caffè e una brioscia.

"Vai Kevin, prepara un mac­chiatone al vetro e un pezzo per il mio amico" .

Boh, aspetto pochi minuti e si presenta il barrista: "Ecco­ci dè, come si fa noi il mac­chiatone un lo fa nessuno" . Esco contento dell'accoglien­za calorosa, mi avvio sotto la pensilina per prendere il bus, salgo sul primo che parte, vo­glio vedere questa città di mare dal finestrino di un au­tobus, come se fosse un sus­seguirsi di quadri.

Un lungo viale alberato, lar­go, ben tenuto, timbro il mio biglietto comprato poco pri­ma all'edicola e mi siedo. Guardo i passeggeri, gente semplice, chissà quanto avrebbero da raccontare sul­la loro città, li vedo molto in­daffarati a inviare messaggi­ni, diversamente dal bar nes­suno o quasi parla, tutti scru­tano il loro dispositivo con interesse, un'altra cosa che noto è che tutti hanno bypas­sato il timbrino del biglietto,

 

probabilmente sono abbona­ti, molto bene, utilizzare i mezzi pubblici è veramente una sana abitudine.

Stranamente si procede con difficoltà e le corsie preferen­ziali sono occupate da auto in sosta con le quattro frecce che lampeggiano; sono incap­pato in una giornata di emer­genze.

Continuo nella mia esplorazio­ne e improvvisamente sulla sinistra mi appare un grande tempio con delle colonne im­ponenti sovrastato da una se­micupola, è un attimo e mi ri­trovo in una enorme piazza con due belle statue, in mez­zo ci sono alcuni gruppi di ragazzi, studenti che hanno saltato le lezioni, questi si tro­vano in tutte le città.

Decido di scendere e fare due passi, mi inoltro in una bella via con i portici, tanti bei ne­gozi di grandi marche, d'im­provviso sulla sinistra molte persone con sacchetti carichi spesa giornaliera, il MERCA­TO.

Sono come calamitato dalla piazzetta nascosta, lì sento veramente il calore e i colori del popolo, cento barroccini gestiti da una umanità varie­gata, Pakistani, Indiani, Ara­bi e Livornesi, è divertente ascoltare le urla che i vendi­tori lanciano per pubblicizza­re le loro merci. Compro un poco di frutta e continuo inol­trandomi nella confusione, entro in un bellissimo merca­to coperto, vendono di tutto anche li trovo molte persone che fanno colazione e chiac­chierano fra loro.

Ormai sono a metà mattina, ma evidentemente l'abitudine del breakfast fuori casa è molto diffusa. Un grande canale navigabile attraversa la città, lo seguo con interesse per un poco e mi trovo in un altra bella piaz-za. Decido di salire nuova-mente sul bus, si viaggia ve-loci, in un attimo vedo scor-rere una chiesa davanti ad una piazza, un passeggero mi guarda, capisce che sono un turista (anche se sui generis) mi da alcune indicazioni, "questo è il Duomo, davanti c'è Piazza Grande - anche se ora è piccina, borbotta - poi ,se prosegui, più avanti sei in Venezia, vai a dare un oc-chiata, mi sembra ci sia an-che un museo nuovo, ma un ciò avuto tempo di andallo a vedè".

Un bel quartiere silenzioso con tanti ponti e canali pieni di piccole barche, sugli scali poche persone, solo alcuni piccoli gruppetti di uomini che lavorano intorno a barchette in secca, entrano ed escono da degli scantinati bui, forse vecchi magazzini, sembrano grandi occhi che scrutano questo quartiere così affascinante. In un attimo sono al Porto, vedo le navi, i pescherecci, la confusione tipica delle città di mare, auto e moto ovunque e una antica fortezza che con imponenza sembra dire ai Livornesi di comportarsi bene.

 

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Piazza della Repubblica fotografata dal turista dall 'autobus.bene con la loro città, è forte ma anche delicata, va conser-vata con cura.

Il bus continua a correre ve-loce, il lungomare infinito, una bianca terrazza si affaccia, quasi si tuffa nel mare. Tanti giovani che fanno sport al-l'aria aperta, nonostante la stagione sia ancora quasi in-vernale in molti corrono e al-cuni sono addirittura in ac-qua. Tutto si svolge con na-turalezza e guardarli è un pia-cere per i passanti.

Scendo per un panino veloce, una delle tante baracchine offre primi piatti e una in-finità di schiacciatine, man-gio camminando e mi godo i raggi di sole che scaldano l'aria con decisione. Poco dopo sono di nuovo a bordo, il viale adesso è incorniciato da deliziose ed eleganti palazzine in stile liberty, sulla destra una lunga cancellata verde, l'Accademia Navale, un attimo e l'abbiamo già su-perata, neanche il tempo di sbirciare qualche angolo all'interno, qualche segreto di questa severa e importante scuola per marinai. Adesso si intravedono mare e colline insieme, non so dove rivolgere lo sguardo, colline verdissime si affacciano tut-to intorno alla zona sud, il bus adesso sta salendo, continua a salire in mezzo al bosco e alle case, arriviamo in una piazzetta, scendo e mi indi-cano il sistema per continua-re, la Funicolare, salgo subi-to e continuo il mio viaggio senza meta, senza un pro-gramma, ma forse è proprio questo che mi affascina, spo-starmi così, un po' a casosenza obblighi e strade segnate.

Il monastero è bello, entro con l'intenzione di un giro veloce, ma gli exvoto mi bloccano, ognuno ha una sua storia, ognuno una sua veri-tà, cene sono risalenti a guer-re del passato e altri più re-centi che raccontano di dram-mi sfiorati, tutti ringraziano la Madonna di Montenero per aver fatto la grazia.

La Madonna in realtà è la patrona della Toscana, ma i Livornesi la sentono come una loro pro-tettrice esclusiva, non metto-no minimamente in conto di doverla condividere con il re-sto della regione, addirittura con i Pisani. L'autobus mi sta riportando verso il centro, la mia gita, la mia giornata da viaggiatore sta per concludersi veloce-mente, devo riavvicinarmi alla Stazione Centrale, ormai sia-mo nel tardo pomeriggio, quasi sera, un sole in fiamme tramonta veloce dando vita ad un tramonto da brividi.

Le luci dei lampioni iniziano ad accendersi in lunghe file tremolanti, i passanti adesso sono più frettolosi e l'insieme sembra quasi autunnale, alcuni scorci della città sono da foto o da quadro, qualcu-no dovrebbe pensarci... Sono nel lungo viale che por-ta alla Stazione, un po' ma-linconico che la mia breve gita sia già giunta al termi-ne, il bus si ferma sotto la pensilina, adesso è imbruni-to completamente, devo av-viarmi ai binari e cercare un treno che mi porti a casa, nord sud dove sarà la mia casa di domani, sarà la stes-sa di quella di ieri, mi giro e guardo Livorno di sera, la mia bella Livorno, è stato bello giocare a fare il turista insieme a te Livorno, ti abbraccio forte mia bella e in-quieta cittadina. Un bacione.