Vespucci. Il veliero più bello del mondo

Ricorrono novanta anni, dal 1931, quando, nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, fu varato il veliero Vespucci, il giorno 22 di febbraio, esattamente lo stesso della nascita (419 anni prima) del grande navigatore fiorentino Amerigo Vespucci. Novanta anni gloriosi di vita, con qualche travaglio che vedremo più avanti.

Di Marcello Faralli

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Ricorrono novanta anni, dal 1931, quando, nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, fu varato il veliero Vespucci, il giorno 22 di febbraio, esattamente lo stesso della nascita (419 anni prima) del grande navigatore fiorentino Amerigo Vespucci. Novanta anni gloriosi di vita, con qualche travaglio che vedremo più avanti.

Progettato dal Tenente colonnello del Genio Militare, Francesco Rotundi, insieme al gemello Cristoforo Colombo, fu destinato all’addestramento degli ufficiali di Marina e così ha continuato nel decenni successivi.

Entrambi ispirati ai vascelli di fine settecento/ottocento, pur essendo stati costruiti con il medesimo scopo hanno avuto destini diversi. Il Vespucci è ancora “la nave più bella del mondo” e solca i mari con a bordo gli allievi ufficiali della marina. Una sorta di ambasciatore che rappresenta l’eccellenza ingegneristica e artigianale italiana, mentre l’altro è stato messo in disarmo nel 1963, dopo una vita travagliata. L’Italia dovette cederlo all’Unione Sovietica, nel 1948, in base alle clausole del Trattato di Pace di Parigi. I russi gli cambiarono nome in Dunay (Danubio) e destinazione, fin quando, nel 1963, danneggiato da un incendio, fu messo in disarmo.

Ma torniamo alla Amerigo Vespucci, in primis, all’appellativo che si era conquistata in campo, meglio, sul mare.

Nel 1962 in navigazione nel Mediterraneo incrociò la portaerei statunitense USS Indipendence che le chiese di identificarsi, tramite il segnalatore luminoso. Alla risposta: “Nave Scuola Amerigo Vespucci della Marina militare italiana”, dalla portaerei risposero: “Siete la nave più bella del mondo”. Da allora così si definisce.

Proviamo a descriverla nel suo assetto attuale, dopo almeno due radicali manutenzioni straordinarie e ammodernamenti vari.

La nave ha una stazza netta di 1.202 tonnellate, un dislocamento a pieno carico di 4.146 tonnellate, una  lunghezza (compreso il bompresso)  di 101 metri, una larghezza di 15,56 metri e un pescaggio di 7,3 metri.  Può raggiungere la velocità di 10 nodi (18,52 Km/h). è dotata di due motori ausiliari a otto cilindri capaci di sviluppare una potenza di 1.500 cv. Il veliero ha una velatura di 3.000 mq con 24 vele su tre alberi verticali (trinchetto, maestra e mezzana). La struttura è costituita da tre ponti principali continui, da prua a poppa (coperta, batteria e corridoio) e due sovrastrutture principali (castello a prua e cassero a poppa). La polena, che rappresenta il navigatore Amerigo Vespucci, è realizzata in bronzo dorato.

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Ricorrono novanta anni, dal 1931, quando, nei cantieri navali di Castellammare di Stabia, fu varato il veliero Vespucci, il giorno 22 di febbraio, esattamente lo stesso della nascita (419 anni prima) del grande navigatore fiorentino Amerigo Vespucci. Novanta anni gloriosi di vita, con qualche travaglio che vedremo più avanti.

Progettato dal Tenente colonnello del Genio Militare, Francesco Rotundi, insieme al gemello Cristoforo Colombo, fu destinato all’addestramento degli ufficiali di Marina e così ha continuato nel decenni successivi.

Entrambi ispirati ai vascelli di fine settecento/ottocento, pur essendo stati costruiti con il medesimo scopo hanno avuto destini diversi. Il Vespucci è ancora “la nave più bella del mondo” e solca i mari con a bordo gli allievi ufficiali della marina. Una sorta di ambasciatore che rappresenta l’eccellenza ingegneristica e artigianale italiana, mentre l’altro è stato messo in disarmo nel 1963, dopo una vita travagliata. L’Italia dovette cederlo all’Unione Sovietica, nel 1948, in base alle clausole del Trattato di Pace di Parigi. I russi gli cambiarono nome in Dunay (Danubio) e destinazione, fin quando, nel 1963, danneggiato da un incendio, fu messo in disarmo.

Ma torniamo alla Amerigo Vespucci, in primis, all’appellativo che si era conquistata in campo, meglio, sul mare.

Nel 1962 in navigazione nel Mediterraneo incrociò la portaerei statunitense USS Indipendence che le chiese di identificarsi, tramite il segnalatore luminoso. Alla risposta: “Nave Scuola Amerigo Vespucci della Marina militare italiana”, dalla portaerei risposero: “Siete la nave più bella del mondo”. Da allora così si definisce.

Proviamo a descriverla nel suo assetto attuale, dopo almeno due radicali manutenzioni straordinarie e ammodernamenti vari.

La nave ha una stazza netta di 1.202 tonnellate, un dislocamento a pieno carico di 4.146 tonnellate, una  lunghezza (compreso il bompresso)  di 101 metri, una larghezza di 15,56 metri e un pescaggio di 7,3 metri.  Può raggiungere la velocità di 10 nodi (18,52 Km/h). è dotata di due motori ausiliari a otto cilindri capaci di sviluppare una potenza di 1.500 cv. Il veliero ha una velatura di 3.000 mq con 24 vele su tre alberi verticali (trinchetto, maestra e mezzana). La struttura è costituita da tre ponti principali continui, da prua a poppa (coperta, batteria e corridoio) e due sovrastrutture principali (castello a prua e cassero a poppa). La polena, che rappresenta il navigatore Amerigo Vespucci, è realizzata in bronzo dorato.

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