I paesaggi di Voltolino Fontani, tra sogno e realtà 

Quest’anno, il 2020, è stato casualmente denso di anniversari che riguardano l’arte figurativa di Livorno. Fra questi anniversari spicca il centenario della morte di Amedeo Modigliani (ricordato con una mostra  al Museo della Città), e ricorre anche il centenario della nascita del pittore livornese Voltolino Fontani, nato appunto l’11 febbraio 1920.

Maria Grazia Fontani

Quest’anno, il 2020, è stato casualmente denso di anniversari che riguardano l’arte figurativa di Livorno. Fra questi anniversari spicca il centenario della morte di Amedeo Modigliani (ricordato con una mostra  al Museo della Città), e ricorre anche il centenario della nascita del pittore livornese Voltolino Fontani, nato appunto l’11 febbraio 1920.
Forse anche a causa della pandemia che ha ostacolato la normale programmazione degli eventi espositivi, purtroppo non ci sono state iniziative istituzionali volte a celebrare questo centenario per dare un riconoscimento, anche se tardivo, ad un artista livornese, Voltolino Fontani appunto, che tanto ha dato alla cultura della sua città. Fontani, pur costituendo un caso unico nel panorama dei pittori labronici avendo un respiro del tutto internazionale, con una spiccata attitudine alla contemporaneità, alla contaminazione, alla percezione delle problematiche del tempo in cui viveva (spesso adottando uno stile innovativo e talvolta poco rassicurante),  anche in vita non ricevette molto da questa città, dato che, a parte l’amore dei suoi concittadini (che si manifesta tuttora a distanza di tanti anni dalla sua morte), pochi furono per lui i riconoscimenti ufficiali. La sua prematura scomparsa avvenuta nel 1976, pur lasciando un enorme vuoto nel mondo artistico labronico, fu seguita da alcuni decenni di oblio. Questo atteggiamento nei suoi confronti si perpetua ancora, specialmente da parte degli addetti ai lavori, quasi che il suo messaggio poetico sia ancora lontano dall’essere perfettamente decifrato.
Fontani ha fondato un movimento artistico, l’Eaismo, che potrebbe essere considerato il fiore all’occhiello dell’arte figurativa del Novecento non solo livornese, ma addirittura italiano e internazionale, ma non ha mai lasciato la sua amata città, che non ha disdegnato di rappresentare nei suoi aspetti più lirici e più drammatici, spesso descrivendo le orribili conseguenze sulle persone e sulla città stessa provocate dalla tragedia della guerra. Come lui stesso diceva, “… a Livorno ci sto bene: è la mia città e ne sono innamorato.”
Eppure Fontani neanche in questo importante centenario ha avuto il giusto omaggio dagli amministratori della sua città.

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Ma fortunatamente la Banca di Credito Cooperativo di Castagneto Carducci anche in questo difficile anno, grazie alla lungimiranza del suo Direttore Generale dott. Fabrizio Mannari e del Direttore Commerciale dott. Roberto Pullerà, ha proposto a Michele Pierleoni, gallerista di spicco della città e Presidente attuale del Gruppo Labronico, del quale fra l’altro Fontani per anni fu socio cultore, di curare una mostra proprio per celebrare il centenario della sua nascita. Il curatore ha dato alla mostra un taglio molto speciale, focalizzandola sul paesaggio, un “filo rosso” nella quarantennale produzione di Voltolino Fontani, un tema usato a volte per descrivere una realtà, se pur dilatata, a volte invece strumento per esprimere un’emozione, o un ricordo, o un sogno. La mostra, tenutasi nella sede di rappresentanza di Livorno, in Via Rossini, dell’Istituto di Credito nel mese di ottobre scorso, ha avuto per titolo “La visione del paesaggio in Voltolino Fontani tra espressionismo e onirico” e ha visto la presenza di una quarantina di opere scelte, alcune mai esposte prima, che spaziavano dagli anni trenta, il periodo più cupo della produzione di Fontani, attraverso il periodo eaista, per passare ai più rassicuranti paesaggi degli anni ’60, fino a quelli sognanti dell’ultimo periodo. I visitatori sono stati omaggiati di un raffinato catalogo, curato da Pierleoni stesso, che contiene contributi di Adila Fontani, figlia del pittore, e di Riccardo Rossi Menicagli.
Il successo di pubblico è stato importante, sia per l’afflusso, sia per i commenti espressi. Un valore aggiunto è stato quello di aver organizzato visite guidate su prenotazione, tenute dal curatore Michele Pierleoni, nelle quali si sono forniti interessantissimi spunti di riflessione e collegamenti con le correnti artistiche contemporanee al pittore, per permettere al visitatore di comprendere e apprezzare al meglio le opere esposte e il pensiero artistico di Fontani. Un omaggio riuscito e sentito ad un artista dalla produzione troppo grande e variegata per essere esaurita in una sola esposizione, ma che questa mostra ha saputo esprimere al meglio nella sua attitudine figurativa.  

Maria Grazia Fontani
(vice presidente
dell’Associaz. Archivio Fontani)

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