VOLTONE: la piazza-ponte più grande d’Europa

Da più parti si sostiene che il ‘Voltone’ sia  una delle più ampie piazze d’Italia. Sfatiamo però questa leggenda. Solo a Livorno c’è piazza Dante (59 mila metri quadrati, al nono posto in Italia), grande più di tre volte Piazza della Repubblica (al venticinquesimo con circa 18 mila metri quadrati).

Di Marcello Faralli

Da più parti si sostiene che il ‘Voltone’ sia  una delle più ampie piazze d’Italia. Sfatiamo però questa leggenda. Solo a Livorno c’è piazza Dante (59 mila metri quadrati, al nono posto in Italia), grande più di tre volte Piazza della Repubblica (al venticinquesimo con circa 18 mila metri quadrati).

Ma un primato il “Voltone” ce l’ha per davvero: si tratta della piazza-ponte più grande d’Europa, come è ben evidenziato nel cartello turisitico posto su una spalletta dei fossi, lato scali Bettarini. La diversità, oltre alla superficie, è che la prima da epoca immemorabile attende una riqualificazione, mentre la seconda, ben tenuta, nasconde segreti che meritano di essere scoperti.

Più che una piazza, un grande ponte (questo sì, è la piazza-ponte più grande d’Europa, larga 242 metri), costruito nell’ottocento su progetto dell’ingegnere elbano Luigi Bettarini, per decongestionare il “Pentagono del Buontalenti”.

In origine il nome era “Piazza dei Granduchi” (Asburgo-Lorena); al tempo dei Savoia “Piazza Carlo Alberto; “Piazza della Repubblica” dopo la Liberazione. Ma per i vecchi livornesi è sempre stata “Piazza del Voltone”.

Del tutto particolari sono le caratteristiche costruttive:

    la larghezza del tunnel è diversa che si misuri a una estremità o all’altra, come differente era il livello da colmare tra lo specchio d’acqua antistante la Fortezza Nuova e il “Fosso reale”.

Dai bui sotterranei nascono tanti segreti narrati, a metà dell’ottocento, da Cesare Monteverde  nei “Misteri di Livorno” e, in epoca recente, dal giallista livornese Diego Collaveri nel suo “Il commissario Botteghi e il mago: l’ultima illusione di Wetryk”.

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E quante ne ha viste sopra di sé, quel grande ponte.

In epoca fascista, l’11 maggio del 1930, dopo un incontro con gli allievi Accademia navale, Benito Mussolini volle ricordare, lì, la difesa di Livorno del 1849, ma un evento sportivo che stava particolarmente a cuore ai livornesi gli rubò la scena:

    il grande attaccante del Livorno, Mario Magnozzi segnò un dei cinque goal che l’Italia rifilò all’Ungheria.

In tempi più recenti la piazza ha visto alternarsi eventi politici, religiosi, manifestazioni operaie e di protesta civile. Il 12 luglio 1975,  dal balcone del palazzo dove allora aveva sede il PCI, una marea di “compagni”, e non, assistette  al comizio di Enrico Berlinguer, con al suo fianco Santiago Josè Carrillo, segretario del Partito comunista spagnolo.

Una fiumana di gente festosa scendeva dalla via Garibaldi, naturale collegamento dei quartieri popolari (Fiorentina, Corea, Sorgenti) con la piazza, per un evento che, ai più, appariva storico.

Dal profano al sacro. Pochi anni dopo, il 19 marzo del 1982, Papa Karol Wojtyla, Giovanni Paolo II, in una città in cui il Partito comunista aveva il 52% dei voti, dopo aver visitato il santuario della Madonna di Montenero che aveva proclamata patrona della Toscana, concluse la messa papale alle luci dei riflettori messi a disposizione della Compagnia dei lavoratori portuali,  guidata da Italo Piccini grande amico del vescovo monsignor Alberto Ablondi.

Successivamente è stata il luogo di incontro per grandi lotte sociali e di dolore  collettivo: diecimila lavoratori che protestano contro i decreti Prandini (1989) e la deindustrializzazione (1990); flash mob (primavera 2017), con tutte le sedie vuote in memoria delle 140 vittime della Moby Prince, rimaste senza giustizia; una lunga fiaccolata in silenzio per la morte di due operai per infortuni sul lavoro.

A tutti questi eventi - ed altri di minor portata -  hanno assistito, nella loro fissità statuaria, i granduchi di Toscana Leopoldo II e Ferdinando III.

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