Alberto Sordi

Questa volta non è stata la magica ‘scacchiera’ della Terrazza Mascagni a entrare, via etere, nelle case di milioni di italiani.

Estate 1960, il cinegiornale della Settimana Incom “Occhiate in Versilia” del 17 agosto propone un servizio nel quale viene brevemente presentato il nuovo film con Alberto Sordi, in fase di lavorazione: «Mare proibito per Alberto Sordi, alle armi con il grado di sottotenente. Deve addestrare il plotone, ma poi verrà l’ordine: Tutti a casa. Un film, l’avrete capito, che ci aspetta subito dopo le vacanze». Le immagini sono quelle, arcinote, girate durante le riprese della scena in cui, nel piazzale della colonia dei Postelegrafonici del Calambrone, il sottotenente Alberto Innocenzi (Sordi) fa marciare i soldati al ritmo della canzone “Mamma ritorno ancor nella casetta”.

Una produzione, “Tutti a casa”, che arriva sull’onda del successo del precedente “La grande guerra”. «Age e Comencini si palleggiano l’idea - racconta Tullio Kezich in “Dino - De Laurentiis, la vita e i film”- durante un viaggio in

    treno nell’estate 1959. Dino, che sta seguendo il montaggio di Monicelli, è subito entusiasta. Il film lo riporta all’indimenticabile esperienza della sua fuga in Italia, cosa che gli permetterà di suggerire agli sceneggiatori (Age, Furio Scarpelli e Marcello Fondato) molti spunti di vita vissuta».

Comencini ha raccontato che De Laurentiis, sentendo l’abbozzo della storia, disse: «Bravi, questi due giovanotti in fuga mi ricordano l’avventura mia e di Soldati. Però non ho capito qual è la parte di Gassman».

È difficile fargli accettare che stavolta Vittorio non è previsto (al suo posto ci sarà il soldatino Serge Reggiani): “Tutti a casa” non intende essere “La grande guerra” numero due, qui gli eventi e i sentimenti sono più vicini nel tempo e scottanti. La realizzazione non si presenta facile: Alfredo De Laurentiis fa sedicimila chilometri su e giù per la penisola per trovare le rovine della guerra dove ancora esistono e provvede a rinforzarle con camionate di macerie.

Parallelamente alla lavorazione “Tutti a casa”, però, quell’estate del 1960 va ricordata anche per un episodio destinato ad avere vasta eco sui giornali: sulla stampa italiana erano comparsi numerosi articoli che insinuavano l’esistenza di una tresca fra Silvana Mangano (all’epoca moglie del produttore De Laurentiis) e Sordi, sulla base di alcune foto scattate a maggio durante il Festival di Cannes. L’attrice reagì scrivendo ad Enzo Biagi, direttore di Epoca, che pubblicò la lettera sul numero del 12 giugno, intitolandola “Come si inventa un amore”: «Le notizie erano corredate di fotografie, abilmente ritagliate, che facevano apparire come un tête-à-tête lo scorcio di noi due mentre eravamo, per esempio, a un banchetto con sessanta persone…».

Biagi rispondeva: «Non bisogna fare di un mediocre giochetto di alcuni poveri di spirito un dramma; lei è spiritosa e intelligente e sono sicuro che collocherà questa antipatica esperienza fra le pagine malinconiche, ma direi quasi inevitabili, che accompagnano la vita di un’attrice».

La lunga e faticosa lavorazione, che si svolge mentre l’Italia ospita le XIV Olimpiadi (l’Archivio Luce conserva un fotoservizio sulla visita della tuffatrice tedesco-orientale Ingrid Krämer sul set del film a Gaeta) si sposta da Livorno ad Adria, da Gaeta a Napoli.

Fra Marina di Pisa, Calambrone e Livorno, gran parte del film mostra angoli familiari ai livornesi, anche se in realtà pochi riescono a riconoscerli. L’incontro dei militari sbandati, che avevano appena indossato abiti civili, con una pattuglia di soldati tedeschi a bordo di un semicingolato avviene davanti all’edificio dei Bagnetti della Puzzolente.

Della scena parla Angiolo Volandri, fiduciario dell’ammiraglio Mimbelli, nel suo libro “Memorie di un uomo di campagna” (Editrice Il Quadrifoglio, Livorno, 2011): «Nel 1960 fui avvicinato dall’entourage della Dino De Laurentiis Film che aveva bisogno di girare degli spezzoni di film relativi all’armistizio dell’8 settembre 1943: avevano individuato in una delle case coloniche della fattoria Uliveto quella adatta alla scopo».

Chiesta l’autorizzazione la troupe arriva. Con Sordi. «La solita scena fu ripresa diverse volte perché al tenente nella persona di Sordi ripetutamente gli venne da “sbellicarsi” dal ridere per il modo con cui si esprimevano certe comparse».

C’è anche un altro dettaglio che pochi hanno avuto modo di notare: Age e Scarpelli si autocitarono riproponendo la battuta: «Senza dare impressione… disinvolti» in una scena, girata anch’essa a Livorno, di un altro celebre film del quale scrissero la sceneggiatura: in “Teresa la ladra” Monica Vitti e Isa Danieli, prima con passo felpato poi mettendosi a correre, escono dal cinema Odeon dove avevano appena borseggiato un giovanotto. Fra il Calambrone e la “Puzzolente”, Livorno e dintorni servono come base per le riprese di scene ambientate in mezza Italia: quella dell’assalto al furgoncino carico di farina, collocata in un’imprecisata città del Veneto, viene girata nell’ampio piazzale ricavato dalla demolizione del Teatro degli Avvalorati e dei palazzi circostanti, semidistrutti dai bombardamenti. Riconoscibili alcuni edifici che di lì a poco sarebbero stati anch’essi abbattuti, fra questi anche quello che ospitò la famosa casa di tolleranza degli “Spunzoni”.

L’arrivo al Comando di Divisione dei due camion carichi di soldati sorpresi dall’armistizio mostra il Complesso Della Gherardesca, noto all’epoca come “Rióvero”, in via Galilei.

Il successo di “Tutti a casa” è grandissimo: la maturazione del personaggio di Alberto Sordi, che nel corso del film da sbandato preoccupato solo di salvare la pelle si trasforma in fiero combattente nelle Quattro Giornate di Napoli probabilmente ne è una delle ragioni più importanti. Inserito in una sorta di trilogia dei film storici di Sordi, assieme a “La grande guerra” e “Una vita difficile”, riceve critiche unanimemente favorevoli, valga per tutte quella di Giuseppe Marotta che, in “Visti e perduti” (Bompiani, 1960) scrive tra l’altro: «Per me il sottotenente Innocenzi è uno dei personaggi più schietti e affascinanti nei quali, da anni, mi sia capitato di imbattermi. Age e Scarpelli ti hanno servito efficacemente sulla carta; gli amarissimi fatti del settembre 1943 non mentono, in “Tutti a casa”, è indubbio; ma il punto di forza in ogni sequenza del film è l’eccezionale, meravigliosa interpretazione di Alberto Sordi. Mi sono convertito assai tardi a questo impareggiabile attore ed è un avarizia che ora mi duole. Non vi racconto di proposito il film. Sono peripezie continuamente in bilico fra il comico e il drammatico (risate singhiozzi di eguale timbro, oso dire), che affidate a chiunque altro sarebbero scivolate a

ogni passo nella melma dello sforzato e dell’ovvio di entrambi i generi. Sordi è la verità, la grazia, lo stile, di “Tutti a casa”. Dall’iniziale fatua marzialità della prima scena, come ha saputo esprimere e dosare il progressivo abbrutimento dell’Innocenzi, quanti volti (popolareschi e nobili insieme) ha dato a questo suo memorabile ritratto dell'istinto di conservazione!».

Un vero e proprio romanzo di formazione che ha caratterizzato molte delle sceneggiature firmate Scarpelli, che ha lasciato il suo inconfondibile “marchio” anche in un altro livornesissimo film, “Ovosodo” di Paolo Virzì.

Se Alberto Sordi ha legato il suo nome a uno dei più memorabili film girati nella nostra città, va detto che purtroppo non ci sono state altre occasioni di incontrarlo davanti alla cinepresa nelle nostre vie e piazze, a parte alcune voci che attesterebbero che le scene del film “Lo sceicco bianco” che si svolgono sulla spiaggia sarebbero state girate a Tirrenia.

A Castiglioncello, invece, dopo essercisi recato spesso a partire dal 1955, l’attore comprò nel 1962 Villa Corcos dalla figlia del celebre pittore, la marchesa Memmi Strozzi Corcos, ribattezzata “Solalba” da D’Annunzio e presentatagli da Suso Cecchi D’Amico. «La villa delle vacanze meravigliose», come la definì lui stesso, in via Monti, fu fatta costruire nel 1895 dal barone Fausto Patrone per il pittore livornese Vittorio Corcos.

Sordi ci si recò spesso, pur senza vivere la vita mondana tipica di chi frequentava Castiglioncello quando era il buen retiro del cinema italiano. Le testimonianze, tuttavia, sottolineano come la presenza dell’attore a Castiglioncello fosse più distaccata e meno disinvolta di quella di altri celebri frequentatori del posto, come Marcello Mastroianni e Paolo Panelli.

«Per spiegare la riservatezza di Sordi - si legge nel libro di Massimo Ghirlanda “Castiglioncello e il cinema” - Luigi Filippo d’Amico ricordava come l’attore a Castiglioncello era nominato solitamente con il cognome a differenza dell’amico Mastroianni che era invece chiamato da tutti col nome di Marcello».

Masolino D’Amico, figlio di Fedele e Suso Cecchi D’Amico, raccontava che Sordi fece lentamente ristrutturare e ingrandire la villa con molto buon gusto, ci impiantò una costosissima piscina e non ci venne quasi mai. Era una casa per l’estate, e lui d’estate, tutte le estati, girava. Veniva di solito un paio di giorni, giusto a Ferragosto, apriva la casa e invitava a cena, con somma liberalità, tutto il gruppo (i Mastroianni, i Panelli, le Kessler di passaggio, ecc.).

Il tempo di farla ammirare, e spariva. «Ci verrò più spesso quando lavorerò meno», diceva.

«Un altro curioso aneddoto - ricorda ancora Ghirlanda - racconta che proprio a Castiglioncello alcuni amici tentarono di far prendere moglie all’attore ma questi, vedendola arrivare, tentò la fuga gettandosi in mare».

Nella villa abitò stabilmente il fratello di Sordi, Giuseppe, morto nel 1990 proprio dopo un malore che lo colse mentre si trovava nella dimora.

Nel 1996 l’attore la vendette all’imprenditore Silvano Monti, titolare di una conceria a Santa Croce sull’Arno. Dopo averla fatta restaurare nei minimi dettagli, il nuovo proprietario mantenne così com’era lo studio di Sordi, con il suo ritratto e quello di Corcos.

Adesso la prestigiosa dimora è in vendita. Qualcuno di voi per caso ha una quindicina di milioni di euro?

Il legame di Sordi con Castiglioncello è entrato a far parte della storia della località, in maniera indissolubile. Nel 2003, poco dopo la sua scomparsa, l’amministrazione comunale l’ha omaggiato intitolando un tratto della passeggiata a mare “Lungomare Alberto Sordi”, precisamente la parte che va dalla Pineta Marradi fino a Punta Righini, proprio in prossimità di “Villa Corcos”.

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