BORGO DEI CAPPUCCINI IERI  E OGGI

Tutto cominciò con l’antica via di Montenero e con il convento dei Padri Cappuccini

Borgo dei Cappuccini è oggi uno dei rioni più coloriti della città, animato da persone toste che nel tempo sono state contadini, pescatori, barchettaioli, calafati, portuali, operai marittimi, ma anche corallaie, cenciaiole, materassaie, lavandaie, sarte ecc. Molti di questi mestieri non esistono più, inoltre tanti bambini, oggi, si chiamano Kevin o Maicol, eppure l’humus operaio e commerciale è rimasto, così come l’amore per il mare, il sole, il salmastro e quel dolce venticello di Livorno che ti accarezza il viso. Un borgo ancora pieno di botteghe con gente vociante e chiassosa, senza mottetti,  che  dice pane al pane e vino al vino. Gente di cuore, sia ben chiaro, con principi ispirati a un profondo senso di umanità da tante generazioni e,  pertanto,  gente che avversa  i dislivelli sociali.    

Ma partiamo dall’inizio. Nel ‘400 il mare ricopriva gran parte dell’attuale Largo Bellavista e piazza Mazzini. L’aria malsana infestava tutto intorno perché le paludi cominciavano a Stagno  espandendosi lungo tutta la costa.  La bonifica passò attraverso due  grandi opere: la costruzione del Lazzaretto di San Rocco, nel 1590, i cui fossi d’intorno asciugarono le paludi, e lo scavo della Nuova Darsena che liberò la zona di acque putride, fango, terra e scogli. Da qui cominciò lo sviluppo urbanistico e quello economico. Oltre l’attuale piazza Mazzini c’erano solo terre deserte, incolte e lungo la strada che portava a Montenero  (dal XIV secolo luogo di culto) sorgevano, in qua e in là, qualche podere e gruppi di case. I Medici,  banchieri che vedevano lontano, per ripopolare il territorio afflitto dalle peggiori malattie concessero vari privilegi per sviluppare i traffici (le Leggi Livornine). Tra l’altro Francesco I, al quale i Padri Cappuccini avevano chiesto di poter dimorare nella Chiesa e romitorio di S. Jacopo in Acquaviva, concesse agli stessi un appezzamento (poi definito nell’estensione da Ferdinando I) in questa località, nella attuale piazza Gavi. Un vasto terreno quadrato destinato alla coltivazione dell’orto con due pozzi da un lato e dall’altro altri metri quadri dove fu piantato un bosco con cipressi e lecci. Era il 1582. Qui passava la antica via di Montenero, poi strada maestra dei Cappuccini ed oggi  cuore pulsante di Borgo. Intorno al convento dei Cappuccini, nel seicento, cominciarono a formarsi raggruppamenti di case, a raggiera, tutta gente con poca disponibilità economica ma il lavoro non mancava. Le abitazioni più grandi erano prerogativa, ovviamente,  dei ricchi commercianti stranieri; gli inglesi  costruirono    un proprio cimitero (attuale via Verdi, dove è sepolto Tobias Smollett) e molto più tardi, nel 1844, di fronte, la Chiesa Anglicana. 

Intorno alla via maestra si intersecavano molte strade che portavano alla campagna. Via Dietro il Bosco dei Cappuccini (via Cecconi), via Dietro i Cappuccini (via S. Carlo), una strada sterrata che era parte di via Crimea, e l’attuale corso Mazzini che era una parte di via delle Spianate (da via S. Andrea a piazza Mazzini). Nel settecento nacquero altre strade di campagna: via Cavalletti dal nome di una famiglia, via dei Carrozzieri, vicolo dei Vetrai cui si accedeva da via degli Archi, che prima si chiamava via Ginesi e prima ancora via del Palandri. Chi erano i proprietari? Ma i Balbiani, i Cavalletti, i Ginesi, i Palandri, i Mirman ecc.  Lando Bortolotti scrive che intorno alla via maestra di Montenero, poco oltre le mura, alla fine del settecento c’erano  già 130 edifici di cui molti rurali e inoltre che la strada per il sacro colle era transitata “da un’infinità di vetture di villeggianti o di devoti che vanno a quel Santuario”. Intanto i contadini delle campagne continuavano a portare al mercato i prodotti della terra e gli animali passando dalla Porta dei Cappuccini che sorgeva alla confluenza degli Scali D’Azeglio con via Cialdini, dove c’è oggi Computer Discount.

Leopoldo II volle allargare la cinta daziaria così Borgo dei Cappuccini fu inglobato, con decisione del 1834, e dentro le mura vennero a far parte le vie di Borgo Cappuccini, Borgo S. Jacopo, Largo Bella Vista, via del Condotto alle Navi, via Ginesi, Orto Palandri, via del Fanale e numerose altre vie che prendevano il nome  dalle famiglie che le abitavano. Con l’abbattimento del Casone e il conseguente ponte di piazza Cavour si creò un collegamento rapido con piazza SS. Pietro e Paolo e quindi con il Borgo. Qui, in via del Convento (oggi via don Giovanni Quilici) nel 1876  nacque Costanzo Ciano.

La Barriera Maremmana delimitava gli spazi nella attuale piazza Matteotti poi nel 1889 fu spostata in avanti  nei pressi dei Cimiteri della Misericordia. Oggi le mura e la barriera non ci sono più, ma è rimasta la Cappella della Visitazione di Maria e di S. Michele Arcangelo, costruita nel 1703, in condizioni miserrime.

Nel 1866 Luigi Orlando ebbe la concessione per creare un cantiere navale per la costruzione di navi in ferro. Appare superfluo dire sull’importanza di questo cantiere per la storia di Borgo, di Livorno e d’Italia. E’ stato un rapporto durato per tante generazioni e i più vecchi borghigiani hanno ancora tanta nostalgia di quella sirena che scandiva i ritmi di lavoro alle tute blu. Di cotanta  storia livornese di eccellenza, oggi  è rimasta la facciata del cantiere con l’orologio e  la statua di Luigi Orlando che campeggia sola soletta, senza i suoi operai. Poco oltre una torretta, anch’essa sola, quasi smarrita. Una volta sul Ponte Novo, che bellezza, si potevano vedere gli operai del Cantiere che lavoravano sullo scalo e quello sferragliare continuo era musica per le orecchie di tutti.  Le navi crescevano giorno dopo giorno dalle mani degli operai e quando scendevano dallo scalo, belle pronte, era veramente un giorno di festa. In realtà quelle navi erano loro creature. Un vincolo che rendeva Borgo dei Cappuccini una sorta di grande famiglia. Durante il famoso sciopero di 42 giorni del ‘56, i bottegai di Borgo fecero a gara nel far credito alle famiglie degli operai impegnati nella lotta. E per Pasqua, a tutti i figli degli operai furono distribuite le uova di cioccolato in un cinema cittadino. Fatti, non parole. E’ sempre qui in Borgo che in via delle Navi  sviluppò la sua attività imprenditoriale la famiglia Neri, che ha legato il proprio nome in modo indissolubile al quartiere dando anche il nome (Costante Neri) al gozzo nelle gare remiere (Palio Marinaro, Coppa Risiatori e Coppa Barontini).

Secondo Rosa Distaso in questo sobborgo già nel ‘700 vi erano due scuole elementari pubbliche, una maschile e una femminile, ma non cita la fonte né indica l’ubicazione. E’ certo che intorno al 1830 nacque il Pio Istituto di Santa Maria Maddalena per le bambine povere, in via della Maddalena, tuttora in vita, poi nel 1888 l’Istituto Sacro Cuore, in via Cecconi, e nel 1903 l’Asilo Santo Spirito, in corso Mazzini, che divenne più tardi scuola elementare ed educandato, quindi scuola media e scuola magistrale.  Una scuola elementare pubblica, la prima a Livorno dopo l’unità d’Italia, fu inaugurata nel 1879 e prese il nome di Carlo Bini nella omonima via che al tempo era una strada di campagna. Fu ingrandita nel 1906 di altre quattro aule e locali accessori al piano terra, accedendo da due ingressi indipendenti da quello centrale.  In tempi più recenti, nel 1923, a palazzo Squilloni si trasferì l’Istituto Tecnico Nautico “A. Cappellini”che poi ebbe sede definitiva in piazza Giovine Italia il 1 ottobre 1964.

In piazza di Marte (odierna piazza Mazzini), nel 1871,  fu allestita una fiera permanente, l’Eden, con il patrocinio di commercianti, illuminata a gas, con botteghe di ogni tipo in mezzo a fiori e boschetti. In questa stessa piazza al numero civico 22, piano 1°, il 19 giugno 1935 nacque Armando Picchi, Armandino per tutti.

La chiesa dei Cappuccini, SS. Trinità, bombardata con la guerra, è stata ricostruita e inaugurata il 24 agosto 1957. Dal ’43 al ’57 le funzioni sono state celebrate in quella piccola, oggi cinema teatro Pio X.

Nel 1966 fu completato in piazza Matteotti, angolo via Montebello,  il grattacielo progettato nientemeno da Giovanni Michelucci, superando tutte le opinioni contrarie alla sua realizzazione, opinioni connesse alla conservazione del tessuto storico-edilizio della nostra città.

In Borgo, nell’800, c’erano tanti caffè e osterie che deliziavano i nostri antenati. Come oggi. Chi non conosce il bar Sirena all’angolo di corso Mazzini e piazza Mazzini? E’ il covo degli sportivi amaranto, non a caso vicino alla casa natale di Armandino. Altri bar sono il Coffee Time, In Borgo Caffè, bar Borgo ecc. Il bar Amaranto, purtroppo, non c’è più. A pochi passi dal Sirena,  davanti alla statua di Orlando, nella piazza, il ristorante La Parmigiana, l’ Hotel Giardino, poi Porca Vacca, Jhonny Paranza, l’Angiolo d’Oro. Scendendo la piazza Mazzini troviamo La Stuzzicheria di Mare , l’Hotel Boston, ma di fronte non ci sono più le navi e le mancine,  bensì costruzioni ultra moderne che accolgono abitazioni, uffici e il centro commerciale “Porta a Mare”. Ai “4 canti” la farmacia Dal Canto,  poi il tortaio da Cecco con il cinque e cinque più bono di Livorno secondo i borghigiani e  come non ricordare  il panificio Burgalassi in via della Navi? E Falleni, il fioraio? Poi il ristorante Il Fanale, sugli Scali Novi Lena, Bonsignori vernici, la Cantina Senese, l’Osteria del Mare, le forniture industriali e navali Enrico Fiorillo, il mobilificio Busoni, la Ferramenta Turchi, l’ottico foto Seghetti, la tintoria Rossi, Lomi, il marmista, in via Bini ecc. Insomma è ancora tutto un pullulare di attività commerciali anche se qualche saracinesca negli ultimi tempi, purtroppo, non si é più alzata. Auguriamoci che il covid 19 non faccia altri danni, tocchiamo ferro. Intanto il sole e il dolce venticello di Livorno continuano ad  accarezzare il viso a tutti.

Fonti: Lando Bortolotti: Livorno dal 1748 al 1958 – profilo storico-urbanistico; Rosa Distaso “Storia di Borgo Cappuccini tra il quattrocento e l’ottocento”; Giovanni Wiquel: “Dizionario di persone e cose livornesi”; L. Canessa “L’Istituto Tecnico Commerciale A. Vespucci e dintorni”.

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