“Cacciucco con 5 c” lo ha ribadito più volte Giuseppe Mancini, per tutti Beppino, titolare dello storico ristorante La Barcarola

“Cacciucco con 5 c” lo ha ribadito più volte Giuseppe Mancini, per tutti Beppino, titolare dello storico ristorante La Barcarola, a quasi 5 milioni di italiani che erano incollati alla televisione durante la puntata dei “Soliti ignoti” dello scorso 10 dicembre su Rai1, condotta come sempre da Amadeus (per la precisione, secondo i dati ufficiali dell’Auditel, gli spettatori erano 4 milioni e 907 mila, pari al 20.5% di share).

Di Bruno Damari

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“Cacciucco con 5 c” lo ha ribadito più volte Giuseppe Mancini, per tutti Beppino, titolare dello storico ristorante La Barcarola, a quasi 5 milioni di italiani che erano incollati alla televisione durante la puntata dei “Soliti ignoti” dello scorso 10 dicembre su Rai1, condotta come sempre da Amadeus (per la precisione, secondo i dati ufficiali dell’Auditel, gli spettatori erano 4 milioni e 907 mila, pari al 20.5% di share). Anche perché la trasmissione era iniziata col piede sbagliato: nel tabellone, con le otto identità tra i personaggi della puntata, era scritto “Fa il caciucco”, con sole quattro c, un’“offesa” alla pietanza livornese. Si è poi continuato con l’ospite di turno, quel Giovanni Scifoni, attore, scrittore, drammaturgo e regista, dalla parlantina brillante e facile, romanesca come le sue origini, ma alquanto indecisa e raccapricciante in merito a quel “caciucco”, appunto con le 4 c, una dizione - tanto per dirla alla Vezio Benetti - che “fa ridere le telline”.

Anche Amadeus non è stato un perfetto linguista, seppure decisamente meglio dello strascicato ‘caciucco’ di Scifoni. E quando è stata data l’opportunità di prendere la parola, il buon Beppino (con gilet e cravatta amaranto, tanto per rimarcare i colori della città) ha messo fine a quella fastidiosa, inaccettabile, e anche ridicola, storpiatura delle quattro c.

“Il Cacciucco delle 5 C - La storia di un orgoglio labronico”, tra l’altro, lo avevamo puntualizzato negli scorsi numeri grazie alla raffinata e competente penna dello storico Giorgio Mandalis. Ora è stato il turno di Beppino Mancini che lo ha ribadito - come detto - davanti ad una platea molto più ampia, qualcosa come 5 milioni di italiani. Speriamo che sia la volta buona anche perché è inconcepibile parlare delle tradizioni culinarie livornesi se poi si vandalizza oscenamente la dicitura originale.

Beppino, come era prevedibile, ha riscosso un gran successo anche sui social. I livornesi hanno fatto a gara ad aggiungere qualche loro commento, anche saporito, più dello stesso cacciucco, e i like si sono sprecati.

D’altra parte quando si parla di Beppino, della Barcarola, della compianta e indimenticata Palmira, ai livornesi si apre il cuore. Raffinatezza, eleganza (Beppino accoglie i clienti sempre in giacca e cravatta) e buona cucina hanno reso la Barcarola, che si avvicina a festeggiare il secolo di vita, un’icona di Livorno. E’ datata 1935 la sua data di nascita grazie a Dante Brogi, negoziante di vini, che rilevò una trattoria nelle vicinanze del porto. Affiancato in cucina dalla moglie Virginia e, in seguito, anche dalla figlia Palmira, il successo fu immediato.

Toccò poi alla stessa Palmira fungere da cuoca e a trasmettere la passione e i segreti della cucina, al figlio Beppino che dal 2004, dopo la scomparsa della mamma, ha preso le redini del ristorante, poi affiancato dal figlio Carlo, anche lui - buon sangue non mente - un “mago” della cucina nonché raffinato sommelier.

Nel frattempo il locale si era trasferito nei più ampi spazi di un’elegante palazzina di viale Carducci 39, con possibilità di sale e salette a completa disposizione della clientela, ideali per pranzi e cene riservate, cerimonie ed eventi aziendali e privati. Nel periodo estivo è a disposizione anche un vasto giardino, con piante ed alberi frescheggianti a fare buona cornice.

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Nella recente storia della Barcarola - nome affibbiato all’epoca non solo per richiamare il mare e i suoi prodotti, ma anche da un’aria di Silvano, una delle opere di Pietro Mascagni, di cui la famiglia Mancini è sempre stata un’entusiasta ammiratrice - sono molti i personaggi che hanno gustato le prelibatezze della cucina. Nel 1996, ad esempio, fece tappa il Cardinale Ratzinger, futuro papa Benedetto XVI, ospite a cena del Vescovo Mons. Ablondi. In precedenza, nel 1986, Beppino fu chiamato a servire Papa Giovanni Paolo II durante la sua visita a Firenze. E, poi, l’ospitalità, in forma privata, nel 2001 e nel 2004, al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, accompagnato dalla consorte Donna Franca e da alcuni stretti familiari e parenti, a sancire il prestigio e la riservatezza del locale.

Con Carlo Azeglio Ciampi Beppino ha avuto anche rapporti di amicizia tanto che, dopo la sua scomparsa, è stato il primo a battersi per intitolare un luogo alla sua memoria. Ciò che è stato fatto nel dicembre 2019 alla Rotonda d’Ardenza, seppure con due anni di ritardo a causa del vergognoso “NO” (sic!) della giunta grillina guidata da Filippo Nogarin che si era opposta a tale intitolazione.

Inutile dire che il pesce e il cacciucco sono le specialità del ristorante. Non a caso Beppino e Carlo ogni mattina si occupano della spesa e della selezione del pesce, garantendo ai propri clienti un menù non solo vario, ma sempre fresco e di stagione. Ecco alcune proposte: dagli Antipasti della casa (una selezione di assaggi di pesce fresco del giorno), all’Insalata di mare (seppiette, calamaretti, frutti di mare, scampi e mazzancolle) o alle Crudité (scampi, gamberi rossi, tartare di tonno, ostriche, tartufi di mare, carpaccio di pesce). Per quanto riguarda i primi si passa dagli Spaghetti al sapore di mare con vongole naturali ai Paccheri saporiti (con gallinella e bottarga di muggine) o ai Ravioli di pasta fresca con ripieno di pesce, ovvero rombo e cala-maretti, al profumo di salvia.

La scelta dei secondi può cadere sul Pesce fresco del giorno, sulla Frittura di paranza e, ovviamente, sul Cacciucco. Il tutto accompagnanto da un buon vino, con l’esperto Sommelier Carlo ad aiutare i clienti nella scelta tra le migliori bottiglie, sia italiane che straniere, in modo da valorizzare a pieno l’esperienza gustativa.

Dite la verità: vi abbiamo fatto venire l’acquolina in bocca? D’altra parte quando si parla di buona cucina, di tradizioni ormai assodate nel tempo non può essere diversamente.

Nel sito del Ristorante si legge che “Carlo ha rinnovato e rivisitato i piatti tradizionali del menù de La Barcarola, tra cui anche il famoso cacciucco livornese; un rinnovamento che mai ha voluto stravolgere la ricetta tradizionale, proprio perché la tradizione culinaria è un valore fondamentale per il ristorante e per la famiglia che lo gestisce, valore che si tramanda orgogliosamente di generazione in generazione”. Ed è per questo che il Ristorante è amato non solo dai livornesi, ma anche dai toscani e dalla vasta clientela sparsa un po’ in tutta Italia. E il fatto del “Cacciucco dei 5 c”, gridato, ma con garbati toni, da Beppino a quei 5 milioni di telespettatori, ha ancor più stuzzicato l’appetito di coloro che vorranno assaggiare la prelibatezza  del piatto, e della cucina livornese in generale, tanto che hanno già preventivato nella loro agenda di fare una tappa alla Barcarola.

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