Gioielleria Talarico, un’eccellenza

Italo Talarico nacque a Scigliano, piccolo paese della Calabria a sud di Cosenza il 4 novembre 1914.

La madre, rimasta vedova giovanissima e nobile donna amante della cultura

Italo Talarico nacque a Scigliano, piccolo paese della Calabria a sud di Cosenza il 4 novembre 1914.

La madre, rimasta vedova giovanissima e nobile donna amante della cultura, fece studiare i 3 figli a Cosenza. Italo il primogenito trascorse il suo percorso scolastico in Seminario a Troia, in provincia di Lecce. Destinato a fare il missionario, non avendo ancora preso i voti, fu richiamato alle armi nel CSIR (Corpo di Spedizione Italiano in Russia) e fu inviato in Ucraina, a Nikolaevka.

In seminario Italo oltre al latino e al greco aveva studiato il francese e l’inglese perciò ebbe la fortuna, nonostante fosse un soldato semplice, di essere inquadrato nell’organico dello Stato Maggiore Italiano. Sul fronte russo rimase 18 mesi, ed imparò a destreggiarsi anche nella lingua russa.

Nella ritirata del 17 gennaio del 1943 Italo fuggendo sotto un fuoco di granate, vedendo cadere i suoi commilitoni dilaniati dalle bombe di mortaio e di cannone, dopo ogni scoppio, si toccava il corpo per costatare se era sano o ferito. Nel fuggire scorse per terra un crocifisso che raccolse con fede e se lo strinse al petto. Questo crocefisso, tuttora conservato amorevolmente dalla figlia Mariateresa, fu visto dal Talarico come un segno divino di protezione.

Con mezzi di fortuna e

     in carri bestiame arrivò finalmente al confine italiano con il fedele amico Gino Adamo che aveva condiviso quella terribile esperienza. Entrambi furono ricoverati presso l’ospedale militare di Firenze in via Cavour, (Gino aveva un piede congelato).

Una notte in corsia Italo riconobbe la voce di un suo cugino medico (Giulio Bruni) anch’egli reduce dalla prigionia. Giulio che si era laureato a Pisa propose ad Italo di andare a casa della sua fidanzata a Lari (Pisa). A piedi da Firenze, sfuggendo ai cecchini tedeschi, raggiunsero la cittadina pisana.

Lari, sarà per lui una tappa fondamentale della sua vita. Conobbe Riccardo Galleni orefice livornese che da sfollato aveva aperto un’attività in paese.

Italo, in seminario, aveva avuto un insegnante monaco svizzero riparatore di orologi, perciò quando Riccardo gli propose di lavorare con lui, non gli fu difficile svolgere il lavoro di riparatore di orologi, nella bottega di Lari.

Nel frattempo conobbe Leda Davini, collaboratrice dell’Ing. D’Ascanio alla Piaggio di Pontedera che sposò nel 1944.

Riccardo Galleni, dopo la liberazione, convinse il Talarico a trasferirsi a Livorno, dove già nel 1945 aprì la “Casa dell’orologio” in Via Grande 221, che dette in gestione al suo amico Gino, e la sede in Via Ernesto Rossi N. 23. Nel frattempo ottenne la concessione dell’“Watch Repair store” all’interno della base americana del Camp Darby.

In quegli anni, successivi alla fine della guerra, la casa di Italo e Leda era un’oasi per i reduci di guerra meridionali, che lui rifocillava, vestiva e dava loro il denaro per raggiungere le proprie famiglie.

Gli affari andavano bene e negli anni dal 1946 al 1953 ampliò la sua attività iniziando a vendere gioielli e oro, trasferendosi in Piazza Grande, 27. Fu così che per un periodo fece il pendolare con Valenza Po per apprendere le nozioni della lavorazione dei gioielli presso il laboratorio di Elio Provera.

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A Livorno nacquero i suoi 4 figli: Filippo 1946 e morto a 6 mesi, Mariateresa 1949, Roberta 1954 e Massimo 1956.

Nel 1968 la sede della Gioielleria si sposterà da Piazza Grande in Via Grande 180, con un elegante negozio nel nuovissimo palazzo costruito dalle Assicurazioni Generali.

La figlia maggiore Mariateresa, che era stata cresciuta nel laboratorio di orologeria, era sempre al fianco del padre in tutte le fiere e nei viaggi in Svizzera a comprare orologi.

Il negozio dagli anni ’60 in poi, divenne il punto di riferimento per la vendita dei Gioielli di Valenza Po e di orologi acquisendo i marchi Longines, Bulova, Hamilton, Seiko, Citizen, Sector, Unoaerre, Mirco Visconti, Repossi, Re Carlo, Salvini ed altri.

Mariateresa dopo le scuole superiori si iscrisse alla facoltà di Economia e Commercio di Firenze e successivamente a Pisa. Si sposò con Lionello Chinca, giovane dirigente della Montedison (Incas-Bonna), e andarono ad abitare a Napoli, poi a Milano ed a Roma.

Alla prematura morte di Lionello, Mariateresa e i due figli si trasferirono da Roma a Livorno.

Nella città natale iniziò ad occuparsi del negozio del padre, il quale nel frattempo aveva avuto problemi agli occhi, ed iniziò un percorso formativo relativo alla gemmologia presso l’Istituto Gemmologico Italiano di Milano ed a Losanna seguendo i corsi di orologeria e marketing.

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Il padre morirà di una malattia nel 1995 e la madre nel 2000.

    Negli anni ’90 Mariateresa si occupa di far crescere l’azienda e grazie alla sua professionalità ed al suo dinamismo diventa Presidente Provinciale della Confesercenti nonché membro di Consigli di Amministrazioni di varie Società e Presidente dell’Imprenditoria femminile della Camera di Commercio dal 2003 al 2006.

Dal 2008 all’interno del negozio è aperto un settore specializzato nel “Conto Vendita gioielli da privati”, legato alla professionalità di Mariateresa come Perito della Camera di Commercio e del Tribunale di Livorno, alle valutazioni ereditarie e alle aperture delle cassette di sicurezza.

Tutto questo impegno non ha però impedito a Mariateresa di seguire amorevolmente i suoi figli: Valerio, ingegnere aerospaziale e Claudia, avvocato, e i suoi 5 nipoti Giulia, Cesare, Camilla, Leonardo e Raffaele.

Mariateresa  Talarico, oltre ad essere un’appassionata ascoltatrice di musica sinfonica ed operistica, ha la passione per i coralli antichi. Grazie, alla Soprintendenza di Pisa riuscì ad aprire un piccolo museo del corallo livornese, nella restaurata Fortezza Vecchia di Livorno dal 2006 al 2009.

Nel 2010 collaborò ad una grande mostra a Palazzo Vallelonga a Torre del Greco “Mirabilia coralii” nella quale si evidenziava il rapporto con la manifattura dei coralli livornesi e quelli napoletani. Successivamente organizzò la mostra “ Il corallo dai Medici al Novecento” a Vico Pisano nel Palazzo dei Priori nel 2017.

Questa esperienza è stata ripetuta al Museo della Città di Livorno in occasione della recente esposizione di Modigliani, con una mostra titolata “I Coralli all’epoca di Modigliani” con Ottavio Lazzara, nei mesi di gennaio e febbraio 2020.

La mostra, sponsorizzata dalla Fondazione Livorno, Rotary Club Livorno, Comune di Livorno, Camera di Commercio di Livorno, Diocesi di Livorno, Associazione “La Livornina”, Associazione “Livorno com’era” di Marco Mancini, ha avuto un notevole successo con più di 3000 presenze.

Nella speranza che il lavoro della riscoperta dell’economia del corallo nei 400 anni di storia della città di Livorno non sia stato vana, auspichiamo una evidenza pubblica di tale memoria.

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